Dal carcere di Zurigo

Riceviamo e diffondiamo:

Cari compagni, cari amici,

È ormai passato un mese da quando, il 29 gennaio, sono stato bloccato da alcuni poliziotti in borghese in auto e da altri due in bici che mi sono piombati addosso, mentre pedalavo in bicicletta dalla Langstrasse in direzione della Josefstrasse.

Tra gli agenti in borghese che erano in bici, ricordo una donna che deve avermi seguito fin da quando ho lasciato il mio appartamento. Successivamente, in compagnia di una quindicina di intrusi, hanno fatto un’ultima visita al mio appartamento, alla mia auto e alla biblioteca anarchica Fermento, dove hanno prelevato ogni disco rigido, materiale cartaceo e quant’altro.

Così ora sono atterrato in questa altra dimensione, costituita da spazi angusti, da mobili fatti in serie, da lunghi corridoi, da sbarre e ancora sbarre e porte d’acciaio, a cui il via vai di chiavi nelle serrature detta il ritmo quotidiano. A poche centinaia di metri da luoghi e persone che mi sono familiari ma lontano dalla violenza di un’intera società, che preferisce il regime dei muri e delle leggi al regno della libertà e della coscienza.

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L’incubo dell’internamento ticinese: i nomi e i volti di una persecuzione costante

Nel bunker della protezione civile a Camorino continuano a sopravvivere 50 persone, nulla è cambiato da quando sono state smascherate le situazioni detentive e le pessime condizioni del sotterraneo (acqua sporca, infestazione di cimici da materasso, mancanza d’aria,..). L’unica cosa che la Croce Rossa ha fatto, per confermare il suo chiaro ruolo di aguzzina, di quello che a tutti gli effetti possiamo definire come lager, è dividere le persone tra buoni e cattivi: da una parte promettendo (anche in maniera illusoria) appartamenti a chi non ha contrastato la situazione umiliante del bunker mentre dall’altra, per chi ha fatto sentire la propria voce o ha aderito a proteste esterne si sono intensificati i continui controlli all’uscita e all’entrata, le restrizioni, le punizioni, le minacce e i ricatti, come ad esempio il mancato rilascio di abbonamenti dei trasporti pubblici, la perdita della “paghetta” (3 franchi al giorno!), le minacce di espulsione dal centro. Dal 2019, inoltre, nel periodo più freddo dell’anno, le persone rinchiuse del bunker dovranno uscire al mattino presto e tornare la sera, costrette a vagare senza meta come zombie, senza la possibilità di fare nulla e senza un soldo in tasca, altrimenti dovranno lavorare GRATIS nel bunker. Continue reading L’incubo dell’internamento ticinese: i nomi e i volti di una persecuzione costante

10 spunti per chiudere un bunker

In questo paese esistono bunker sotterranei e altre strutture in cui delle persone sono costrette a vivere. Noi vogliamo eliminarli!

1. Presa di coscienza: Nessuna persona dovrebbe per alcun motivo vivere sottoterra e non avere la possibilità di autodeterminarsi. Avvicinati ai centri, spezza l’isolamento, parla con le persone che ci vivono, conoscile, ascolta le loro storie: Arrabbiati!

2. Fai girare la voce: scrivi, invita, discuti con chiunque possa essere sensibile alla questione, organizza punti d’incontro; più si è più c’è possibilità di aumentare il raggio d’azione!

3. Trasforma la rabbia in azione: La solidarietà è un’arma potentissima! I bunker non si chiuderanno da soli e nessun* li chiuderà finché non ci si mette in gioco. Qualunque azione in solidarietà alle persone che stanno dentro sarà utile alla chiusura.

4. Un bunker vuoto è un bunker chiuso e ci sono già diverse esperienze in Svizzera che ce lo insegnano: trovare alloggi alternativi, rispettando le volontà delle persone recluse, potrebbe essere provvidenziale nella chiusura stessa. Ospitarle a casa propria è una possibilità, occupare alcune delle numerose case vuote in questo cantone è un’altra. Perché non provare?

5. Se c’è un bunker è perché c’è chi lo gestisce. Ci sono diverse aziende che lucrano sulla pelle dei/delle migranti come per esempio Croce Rossa, Caritas, ORS, Securitas. Non supportare, boicottare e mettere sotto pressione sono metodi sicuramente efficaci per scoraggiarle a continuare in questo business. Continue reading 10 spunti per chiudere un bunker

Opuscolo – Migrazione e detenzione delle donne nel CPR di Ponte Galeria

Migrazione e detenzione delle donne nel CPR di Ponte Galeria (Roma) – Alcuni spunti di riflessione

Quanto scritto è frutto di una stesura collettiva, il tentativo di rendere fruibili su carta alcuni dei ragionamenti che hanno costruito il percorso di lotta contro le frontiere che portiamo avanti in città, e che hanno contribuito a decostruire alcuni dei pregiudizi e costrutti sessisti e suprematisti che ognuna di noi ha dentro. Ci auguriamo che apra a ragionamenti più approfonditi e condivisi sulle oppressioni multiple di genere, razza e classe.
Lungi dal voler essere esaustivo, ci auguriamo che quanto qui riportato possa aver fornito qualche strumento di riflessione in più sui meccanismi che operano all’interno dei centri di detenzione per migranti e sugli svariati dispositivi di controllo che vi ruotano intorno; che gli spunti per la discussione proposti siano una parte di una riflessione più ampia che ragioni sulle molteplici facce di un’oppressione che sistematicamente garantisce e nega privilegi per nascita.
Speriamo con ciò di veder allargarsi le fila di quelle solidali che si ritrovano fuori da un CPR o che lottano contro una frontiera, sia essa fatta di filo spinato o di idee stigmatizzanti.

Nemiche e nemici delle frontiere

Stampa e diffondi l’opuscolo migrazione e detenzione PG

Collettivo R-ESISTIAMO

R-esistiamo è un collettivo composto da persone diverse fra loro attive contro ogni forma di razzismo, ogni frontiera e in solidarietà alle persone migranti.

Il collettivo è aperto a tutti e tutte e si contraddistingue per orizzontalità e antiautoritarismo: non è un comitato, non ci sono capi, né responsabili e nonostante ci possano essere dei o delle portavoce, non significa ci siano leader.

Muove critiche contro il sistema migratorio svizzero portando una lotta concreta sul territorio ticinese: intende smascherare il falso volto dell’accoglienza, mostrandone la reale identità caratterizzata da repressione, sfruttamento e segregazione, con l’obiettivo di fermare questa enorme macchina da soldi.

Vuole perciò evidenziarne i principali protagonisti istituzionali e tutti gli ingranaggi che lo fanno funzionare: la SEM (Segretariato della Migrazione), l’apparato repressivo (polizia, guardie di confine e aziende di sicurezza privata), i partiti politici che di fatto lo appoggiano e tutte le aziende e organizzazioni attive nella cosiddetta accoglienza, come la Croce Rossa, la Caritas, l’ORS e fermarli.

Crea alleanze con altre realtà attive nel resto della Svizzera e in Italia perché la solidarietà diventa più forte quando supera ogni frontiera. Continue reading Collettivo R-ESISTIAMO

Croce Rossa complice di razzismo e segregazione! Contro ogni bunker e ogni prigione!

Nascondendosi dietro la sua facciata di organizzazione umanitaria ed assitenziale, la Croce Rossa gestisce “centri di accoglienza” e centri di espulsione per migranti in Svizzera e all’estero. Quello che la Croce Rossa spaccia all’opinione pubblica come “volontariato”, accoglienza ed aiuto umanitario, è in realtà un ricco business fondato sulla segregazione ed il razzismo.

In Ticino, la Croce Rossa, che si è aggiudicata i fruttuosi appalti per la gestione del bunker della Protezione Civile di Camorino e altri centri “di accoglienza”, lucra sulla pelle di centinaia di persone che fuggono da situazioni di repressione, guerra e povertà.

Assieme ad agenti della Securitas, Rainbow e altre aziende di sicurezza, i dipendenti della Croce Rossa controllano ogni aspetto della vita delle persone alloggiate nei centri. Chi vive nel bunker di Camorino ad esempio parla di condizioni simili ad un regime di semi-prigionia: perquisizioni all’ingresso, coprifuoco serale, mancanza di finestre e aria, camerate sovraffollate senza alcuna privacy, obbligo di pernottamento per ricevere l’indennizzo giornaliero (3 franchi), ricatti, umiliazioni e violenze da parte di agenti di sicurezza e polizia sono all’ordine del giorno.

Inoltre la Croce Rossa partecipa attivamente alle espulsioni delle persone che ricevono delle risposte negative alla loro richiesta di asilo in Svizzera, dando una parvenza umanitaria a delle vere e proprie deportazioni. Continue reading Croce Rossa complice di razzismo e segregazione! Contro ogni bunker e ogni prigione!

Spazio Edo – Comunicato in solidarietà con la Biblioteca anarchica Fermento

La bella e perfetta Svizzera, fatta di controllo e pace sociale, cuore della fortezza Europa passaggio chiave nel continente per le merci che passano attraverso l’asse autostradale e ferroviario. Culla di grosse multinazionali che saccheggiano e devastano il resto del mondo come il colosso Glencore o la famigerata Syngenta, solo per fare alcuni esempi.

Casa madre di grosse aziende farmaceutiche, grandi centri finanziari, banche e istituzioni umanitarie. La Svizzera, dove viene lavorato il 60% dell’oro mondiale, è sempre molto attenta e al passo con i tempi a livello tecnologico e militare lavorando a stretto contatto con lo stato di Israele e altre grandi potenze. Si pensi per esempio alla Ruag, importante azienda di armamenti esportatrice di materiale bellico in ogni angolo del pianeta, come in Nigeria, Libia, Arabia Saudita, Siria,..

Quando le idee prendono forma criticando alla radice tutto questo, lo Stato e il potere economico interviene con una sola reazione: repressione!

Così è successo alla biblioteca anarchica “Fermento” di Zurigo, attaccata con l’arresto di un compagno, uno dei suoi bibliotecari.

Questa operazione repressiva fa parte dell’agire quotidiano dello Stato contro chi vuole sovvertire questo sistema. Consapevoli di ciò affermiamo, che tutte e tutti siamo colpite/i, ma le idee non si arrestano e non si possono isolare!

Esprimiamo vicinanza, solidarietà e complicità alle compagne e ai compagni del Fermento in questo modo: continuando con la diffusione di idee e pratiche sovversive e rivoluzionarie che spazi come la biblioteca zurighese promuovono da anni.

Contro l’attacco al “Fermento” e contro l’arresto del compagno,

Per la libertà di tutte e tutti!

SPAZIO EDO – Lugano

L’ avvento della catastrofe

Paura: emozione dominata dall’istinto, che ha come obiettivo la sopravvivenza del soggetto ad una suffragata situazione di pericolo. (cit. wikipedia.org)

Mentre i politici e i governanti del “libero” occidente “democratico” – svizzeri inclusi – ci ripetono ossessivamente che il “terrorismo non vincerà…” e che “il nostro diritto all’aperitivo e al match di football non si discutono…”, tutto intorno a noi sembra dire il contrario. Proclamazione di stati di emergenza e di eccezione diffusi e permanenti, forti limitazioni sul diritto di manifestare pubblicamente, potenziamento dei dispositivi securitari a ogni livello (dall’aumento di effettivi e dotazioni di polizia, esercito e armamenti, alle Continue reading L’ avvento della catastrofe

Cene solidali contro ogni frontiera / Solidarity dinners against every border

Ogni giovedì, presso il CSOA il Molino, verranno organizzate delle cene in solidarietà alla lotta contro il regime migratorio svizzero e le sue frontiere. Queste serate vogliono essere momenti d’incontro in cui conoscersi, in cui le persone costrette a vivere nei centri per richiedenti l’asilo possano passare una serata tranquilla al di fuori di essi, con un pasto caldo e senza il bisogno di dover spendere nulla. Durante queste cene si vuole dare anche la possibilità di discutere delle problematiche legate alla vita nei centri per poi migliorare le lotte in corso.

I razzisti, i fascisti, i sessisti e gli omofobi non sono benvenuti. Per la libertà di tutte e tutti!

Tutti i giovedì dalle 18:00 presso il CSOA il Molino, Viale Cassarate 8, 6900 Lugano

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Le parole di una maggioranza impaurita

(cioè na sctoria longa da ignoranza e sconfüsion)

UELLA! Espressione tipica della prosa leghista ticinese, usata nel senso di “accidenti!”, “hai capito!”. Uso italianizzato e strumentale dei dialettali “uela!”, “ueila!”, usati come forma di saluto tra amici.

FALSI RIFUGIAT: Fö DI BALL SUBIT!

Oltre alle guerre libica e siriana, attualmente sul pianeta si contano 67 conflitti armati dichiarati e oltre 700 milizie non riconosciute. La maggior parte di queste guerre è nel continente africano, con almeno 29 stati riconosciuti coinvolti. Leggendo unicamente il Mattino della Domenica, il 20minuti o i portali online probabilmente vi sarà sfuggito che anche l’Europa è in guerra: almeno 4 nazioni la vivono sul proprio territorio (Ucraina, Azerbaijan, Armenia, Federazione Russa) mentre le altre vi partecipano direttamente (bombardando) o indirettamente (vendendo armi come la Svizzera). Oltre alla disinformazione, si evita di mettere in relazione alle guerre il problema dei profughi, il dissesto ecologico mondiale e la depredazione economico-finanziaria di FMI e multinazionali. Creare l’antitesi tra una migrazione “accettabile” e una no, è parte del gioco del potere. Come far credere che ci invaderanno rubandoci i posti di lavoro. Le persone accampate a Como, come quelle bloccate alle altre frontiere della fortezza-Europa, o quelle che nel passato emigravano dal Ticino, non hanno lasciato la propria terra per il piacere di farlo! In ogni caso a togliersi dalle balle, siete proprio voi e il vostro razzismo quotidiano. Continue reading Le parole di una maggioranza impaurita

Trappole e oscuramenti nel Mediterraneo centrale

Fonte: Radioblackout / Autore: INFO

24 novembre 2018

Stanno giustificando l’operato criminale di istituzioni, guardiamarina, navi commerciali, milizie, esercito libico… e tutto l’apparato propagandistico dei criminali sovranisti gettando fango su ong o perseguendole con trappole anche giuridiche, come quella scattata per opera del procuratore di Catania, il povero Zuccaro.

E sono riusciti in questo modo a mettere la sordina alla tragedia che sta andando in scena nel Mediterraneo centrale; sono giunti al punto di oscurare i segnali che tracciano i percorsi di navi mercantili nelle acque prospicienti le coste libiche perché nessuno possa anche solo tenere il conteggio di morti, schiavi, naufraghi… disperazione e attività di contenzione nelle condizioni più atroci che si possano immaginare: una forma di censura che elimina da ogni schermo e da ogni articolo dati e situazioni inaccettabili in un consesso civile.

Gli uomini della foto a corredo sono stati attaccati dall’esercito perché presi dal mare sono stati deportati nuovamente nel porto di Misurata, dove si sono rifiutati di sbarcare, iniziando uno sciopero della fame interrotto dall’intervento violento dell’esercito libico.

Per fare il punto attraverso un cannocchiale in questo momento calato proprio in quelle acque abbiamo chiamato Riccardo Gatti che ci ha fornito questa testimonianza diretta di ciò che vede sul pelo dell’acqua così tanto censurato da ogni media per ordine superiore. E dalla sua voce abbiamo raccolto informazioni, valutazioni e analisi utili per la consapevolezza degli eventi di cui è spettatore attivo e protagonista

Testimoni scomodi di crimini di mare

Ma dove sta andando il Comitato Internazinale della Croce Rossa?

Fonte: Vocelibertaria N.44 leggi

di Gianpiero Bottinelli

Qui non affronto la grave questione dei centri per i richiedenti d’asilo gestiti dalla Croce Rossa, di cui numerose persone (in particolare gli attivisti del collettivo R-Esistiamo) hanno sollevato e stanno sollevando con varie manifestazioni/presi-di/occupazioni, mettendo in discussione anche la politica di frontiera dei vari governi sulla nuova immigrazione.

Invece voglio informare delle scelte del Comitato internazionale della Croce Rossa (CICR), ed in particolare dell’operato del suo Presidente, del suo Comitato e della sua Assemblea. Notizie che per il momento sono state occultate dai mass media. Eccone una:“Un gran numero dei 1000 membri del Word Economic Forum (WEF) rappresentano forze economiche considerate, a torto o a ragione, come responsabili direttamente o indirettamente delle sofferenze delle vittime dei conflitti che il CICR ha per mandato di proteggere. Non posso immaginare che vi sia una completa conoscenza di causa che i membri dell’Assemblea abbiano accettato che il loro presidente sia nel Consiglio di fondazione di una organizzazione che include tra i suoi membri le principali industrie d’armi del pianeta […] Un presidente del CICR è quin-di [attivo] membro del WEF insieme a tutte le industrie di armamenti, per es. con Tesxtron Defense Systems produttore di bombe a fram-mentazione CBU-105 e BLU-108, proibite dalla convenzione di Dublino […] attualmente utilizzate dall’Arabia Saudita in Yemen”. Continue reading Ma dove sta andando il Comitato Internazinale della Croce Rossa?

Il vano tentativo di spegnere la fiamma che divampa in un cuore ribelle…

Riceviamo e diffondiamo:

Il 21 gennaio una nostra compagna anarchica è stata processata per una serie di accuse tramite cui si tenta di creare “il caso”, il “personaggio violento”, il nemico pubblico numero uno della stagnante pace sociale del contesto regionale. L’intento è sicuramente quello di scoraggiare e bloccare chi si oppone attraverso idee e pratiche all’ordine imposto da questo regime democratico.

Non credendo minimamente in nessuna istituzione, tanto meno nella magistratura, non ci interessa entrare in discorsi tecnici che dividono tra colpevoli e innocenti, bensì riteniamo interessante analizzare i metodi con cui la repressione cerca di colpire ed isolare, nella buia contemporaneità, chiunque non chini la testa e si opponga alla devastante e liberticida società in cui viviamo.

Lugano, molti soldi e benessere, telecamere di videosorveglianza ovunque, droni che volano sopra le nostre teste, un folto, servile, annoiato e ben ammaestrato organico di polizia. Cala la sera, le strade affollate dal traffico pendolare si svuotano completamente, ognuna/o si rinchiude nella propria prigione mentale e fisica cercando di evadere dalla stancante giornata lavorativa godendosi l’ultima puntata della serie preferita nel buco in cui sopravvive. Tutto tace in un assordante silenzio e ogni cosa è al suo posto nell’imbarazzante pulizia urbana.

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Zurigo: imposti 3 mesi di detenzione preventiva al compagno arrestato il 29 gennaio.

Riceviamo e diffondiamo:

Tre mesi di detenzione preventiva stati imposti al nostro compagno, con la seguente spiegazione: rischio di fuga e pericolo di collusione. Ora è nella prigione distrettuale di Zurigo BGZ. Il pericolo di fuga viene impiegato come argomento perché, tra le altre cose, un altro compagno è
ancora in fuga accusato dell’azione incendiaria contro la stazione radio di Waidberg (Zurigo).

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Zurigo: arrestato un compagno della biblioteca anarchica Fermento

Fonte: roundrobin.info

Martedì 29 gennaio 2019, poco dopo mezzogiorno, un nostro compagno è stato arrestato nel suo appartamento. La porta è stata aperta con la forza da un’unità forense.Il suo arresto, le perquisizioni domiciliari a casa sua e – ancora una volta – alla Biblioteca Anarchica Fermento sono state giustificate dalle autorità con le seguenti accuse:

– Attacco incendiario contro diversi veicoli dell’esercito svizzero a Hinwil (Zurigo) il 27 settembre 2015.

– Attacco incendiario contro l’antenna radio per le comunicazioni della polizia a Waidberg (Zurigo) il 10 luglio 2016.

– Inserimento di manifesti (la polizia crede di conoscere una data per questo, il 16 novembre 2017) nella vetrina della Biblioteca Anarchica Fermento (nella precedente sede) che presumibilmente invitavano a causare “danni alla proprietà e violenza contro aziende e persone che fanno parte dello sviluppo del carcere Bässlergut a Basilea e alla costruzione del PJZ a Zurigo“.

Il nostro compagno, che si occupa della biblioteca anarchica, e che era già stato tormentato in precedenza a causa di questa storia dei manifesti, è stato portato via da casa sua ed è stato sottoposto ad un cosiddetto trattamento ED (con l’ottenimento da parte della polizia di DNA, impronte digitali, ecc.), oltre che interrogato.

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Una storia che non viene raccontata, perché troppo scomoda parte 2 (*)

Riceviamo e diffondiamo:

Alcuni giorni fa abbiamo raccontato la storia di un caro amico. H. è dovuto fuggire dal proprio paese e se ci dovesse tornare, verrebbe imprigionato e subirebbe torture e altre vessazioni.
Appena arrivato in Svizzera, attorno al 2005, H. inoltra regolare domanda d’asilo, che viene subito respinta. H. è ritenuto irregolare in quanto non è in possesso di un documento di identità. Ma al contempo, non può neppure in nessun modo recuperare il suo passaporto.

La sua vita diventa un’odissea. Che continua ancora oggi: da oltre 10 anni H. vive tra i cosiddetti centri di accoglienza, tra i bunker e le carceri (tipo quello amministrativo per non possesso di documento). Per oltre 10 anni H. non beneficia di nessun tipo di permesso. Una deportazione forzata non è possibile, poiché non ci sono gli accordi tra la Svizzera e l’Algeria (il paese da cui proviene) . Lo Stato svizzero – rappresentato dalla SEM (Segreteria di Stato della Migrazione), dall’ufficio della migrazione del cantone Ticino e dalla polizia dei rimpatri – tenta a più riprese e con diversi metodi di imporgli un rimpatrio volontario. Detto altrimenti, H. continua a subire pressioni psicologiche affinché ceda alla richiesta di rimpatrio (il cosiddetto “rimpatrio volontario”), in quanto persona indesiderata. Ad esempio, in numerose occasioni, H. viene portato dalle guardie di confine in Italia, per essere allontanato dalla Svizzera. Una di queste viene pure picchiato, subendo un grave danno alla dentatura, ancora oggi non risolto.

Sviluppa molte amicizie e si lega sentimentalmente a una ragazza svizzera con la quale ha un figlio. L’obiettivo di sposarsi e di vivere insieme, gli viene però brutalmente negato. Così come la possibilità di lavorare per poter auto sostenersi. Non potendo lavorare i debiti verso lo Stato aumentano anno dopo anno.

Aver vissuto in prima persona il razzismo lo ha portato ad essere una persona attiva in favore dei diritti dei migranti, della libertà di movimento e per la chiusura del bunker di Camorino. Chi fa sentire la propria voce però, chi lotta e mette in discussione questo sistema migratorio, si sa, non è ben accetto in questo cantone. La risposta non tarda infatti ad arrivare: le autorità, la SEM, l’ufficio della migrazione e la Croce Rossa, si rendono ripetutamente protagoniste di pressioni, ricatti, punizioni e vessazioni. Non solo verso di lui ma anche contro le varie altre persone che vivono nel bunker di Camorino e hanno deciso di non stare più zitte denunciando le condizioni indegne che vivono all’interno del bunker. Continue reading Una storia che non viene raccontata, perché troppo scomoda parte 2 (*)

Rose rosse per te ho comperato questa sera…

Rose rosse per te ho comperato stasera... 1(ovvero alcune forme di razzismo e sopruso quotidiano)

Ciò dimostra, senza dubbio alcuno, che siamo al cospetto di una falsa dichiarazione, esclusivamente finalizzata a danneggiare gli agenti in questione solo poiché l’intento principe, ossia di spillare (estorcere) denaro, si è fortunatamente infranto, al pari del castello di menzogne.”

(Osservazioni del comune di Lugano, rappresentato dal Municipio, 24 marzo 2017)

Era il primo agosto del 2015. Ve lo ricordate? Di primo mattino, attorno alle nove. Un ragazzo pakistano, venditore di rose, viene fermato per un controllo. Portato nel gabbiotto della vecchia stazione è dapprima insultato e poi selvaggiamente pestato da due agenti della polizia comunale di Lugano1. Risultato: un timpano rotto con tanto di referto medico, naso sanguinante2, il furto delle rose e di 140 euri. Subito viene inoltrata denuncia e l’allora procuratore pubblico John Noseda apre il caso, che, dopo alcune “brevi” “indagini”, viene archiviato con un “non luogo a procedere”. Il comune di Lugano, in una lunga presa di posizione firmata dal sindaco Borradori – pratica del tutto inusuale e inammissibile (l’ente pubblico non è parte del procedimento e non é quindi legittimata a intervenire) e con toni sconvenienti e inaccettabili3 – scende in campo a difesa dell’operato degli agenti, infangando la testimonianza, la provenienza culturale (giocando sulle imperfezioni linguistiche – “no capo tu c’é tanti soldi, tu fa bella vacanza, ha bella donna, ha bella macchina, ecc, ecc)4 e il vissuto del ragazzo, in un condensato di luoghi comuni, di supremazia bianca e di razzismo.

Passano alcuni mesi e Continue reading Rose rosse per te ho comperato questa sera…

IL SANGUE DELLE CIMICI di Afroditea

Autodeterminazione, dominio, razza e colonialità

Si sta creando un equivoco pericoloso rispetto a una questione fondamentale: l’autodeterminazione. Da sempre espressione legata alle lotte d’autonomia e d’emancipazione in basso a sinistra, viene ora – in un territorio devastato da leghe e affini – furbescamente riproposto in chiave di sovranità e di superiorità dalle neo-destre fasciste e liberiste. Una chiara visione di classe – quella dirigente, quella al potere, quella dei “padroni a casa nostra” – che si autocelebra consegnandosi pieni poteri per continuare a fare ciò che vuole, impunemente e a scapito delle vite dei più espostx e dei più colpitx. Ma autodeterminazione è invece da sempre concetto legato a popoli e persone che il sistema lo mettono in “discussione”. È legato alle lotte dei popoli (da quella del popolo curdo a quella palestinese), a quelle delle donne (che combattono un sistema sessista e razzista, che si autodifendono dalle aggressioni, dagli abusi e dalla dominazione maschile, che autodeterminano il proprio corpo, che decidono come coprirlo o come scoprirlo); alle lotte di autodefinizione del proprio genere, della propria sessualità, dei propri amori; a quelle callejere di ragazze e ragazzi che si riappropriano del territorio, di spazi e di luoghi, che fomentano e sperimentano conflitti, culture, rabbie; fino a quelle – e di queste tratteremo – di coloro che viaggiano, si spostano, migrano e che ci mettono di fronte ai nostri privilegi e alle nostre contraddizioni. “Le lotte in Catalunya per l’autodeterminazione – riprendendo le parole di una compagna basca femminista-libertaria all’ultimo incontro di Logos a Roma -, al di là di tutte le critiche possibili, segneranno e formeranno in maniera marcata e contundente tutta una nuova generazione di ragazze e ragazzi politici e questo lo si vede marcatamente nella presenza ai cortei antifascisti, nelle mobilitazioni femministe e migranti. È da lì che ripartiamo verso una nuova visione di società.” E rigettando a mare le posizioni sovraniste aggiunge: “al concetto di sovranità toglietegli l’inganno neoliberista e capitalista, despatriarcatelo e riposizionatelo in un senso di autogoverno, d’autodeterminazione e d’autonomia dei popoli e godetevi i risultati…”

Houssan la mattina esce Continue reading IL SANGUE DELLE CIMICI di Afroditea