Una storia che non viene raccontata, perché troppo scomoda parte 2 (*)

Riceviamo e diffondiamo:

Alcuni giorni fa abbiamo raccontato la storia di un caro amico. H. è dovuto fuggire dal proprio paese e se ci dovesse tornare, verrebbe imprigionato e subirebbe torture e altre vessazioni.
Appena arrivato in Svizzera, attorno al 2005, H. inoltra regolare domanda d’asilo, che viene subito respinta. H. è ritenuto irregolare in quanto non è in possesso di un documento di identità. Ma al contempo, non può neppure in nessun modo recuperare il suo passaporto.

La sua vita diventa un’odissea. Che continua ancora oggi: da oltre 10 anni H. vive tra i cosiddetti centri di accoglienza, tra i bunker e le carceri (tipo quello amministrativo per non possesso di documento). Per oltre 10 anni H. non beneficia di nessun tipo di permesso. Una deportazione forzata non è possibile, poiché non ci sono gli accordi tra la Svizzera e l’Algeria (il paese da cui proviene) . Lo Stato svizzero – rappresentato dalla SEM (Segreteria di Stato della Migrazione), dall’ufficio della migrazione del cantone Ticino e dalla polizia dei rimpatri – tenta a più riprese e con diversi metodi di imporgli un rimpatrio volontario. Detto altrimenti, H. continua a subire pressioni psicologiche affinché ceda alla richiesta di rimpatrio (il cosiddetto “rimpatrio volontario”), in quanto persona indesiderata. Ad esempio, in numerose occasioni, H. viene portato dalle guardie di confine in Italia, per essere allontanato dalla Svizzera. Una di queste viene pure picchiato, subendo un grave danno alla dentatura, ancora oggi non risolto.

Sviluppa molte amicizie e si lega sentimentalmente a una ragazza svizzera con la quale ha un figlio. L’obiettivo di sposarsi e di vivere insieme, gli viene però brutalmente negato. Così come la possibilità di lavorare per poter auto sostenersi. Non potendo lavorare i debiti verso lo Stato aumentano anno dopo anno.

Aver vissuto in prima persona il razzismo lo ha portato ad essere una persona attiva in favore dei diritti dei migranti, della libertà di movimento e per la chiusura del bunker di Camorino. Chi fa sentire la propria voce però, chi lotta e mette in discussione questo sistema migratorio, si sa, non è ben accetto in questo cantone. La risposta non tarda infatti ad arrivare: le autorità, la SEM, l’ufficio della migrazione e la Croce Rossa, si rendono ripetutamente protagoniste di pressioni, ricatti, punizioni e vessazioni. Non solo verso di lui ma anche contro le varie altre persone che vivono nel bunker di Camorino e hanno deciso di non stare più zitte denunciando le condizioni indegne che vivono all’interno del bunker. Continue reading Una storia che non viene raccontata, perché troppo scomoda parte 2 (*)

Rose rosse per te ho comperato questa sera…

Rose rosse per te ho comperato stasera... 1(ovvero alcune forme di razzismo e sopruso quotidiano)

Ciò dimostra, senza dubbio alcuno, che siamo al cospetto di una falsa dichiarazione, esclusivamente finalizzata a danneggiare gli agenti in questione solo poiché l’intento principe, ossia di spillare (estorcere) denaro, si è fortunatamente infranto, al pari del castello di menzogne.”

(Osservazioni del comune di Lugano, rappresentato dal Municipio, 24 marzo 2017)

Era il primo agosto del 2015. Ve lo ricordate? Di primo mattino, attorno alle nove. Un ragazzo pakistano, venditore di rose, viene fermato per un controllo. Portato nel gabbiotto della vecchia stazione è dapprima insultato e poi selvaggiamente pestato da due agenti della polizia comunale di Lugano1. Risultato: un timpano rotto con tanto di referto medico, naso sanguinante2, il furto delle rose e di 140 euri. Subito viene inoltrata denuncia e l’allora procuratore pubblico John Noseda apre il caso, che, dopo alcune “brevi” “indagini”, viene archiviato con un “non luogo a procedere”. Il comune di Lugano, in una lunga presa di posizione firmata dal sindaco Borradori – pratica del tutto inusuale e inammissibile (l’ente pubblico non è parte del procedimento e non é quindi legittimata a intervenire) e con toni sconvenienti e inaccettabili3 – scende in campo a difesa dell’operato degli agenti, infangando la testimonianza, la provenienza culturale (giocando sulle imperfezioni linguistiche – “no capo tu c’é tanti soldi, tu fa bella vacanza, ha bella donna, ha bella macchina, ecc, ecc)4 e il vissuto del ragazzo, in un condensato di luoghi comuni, di supremazia bianca e di razzismo.

Passano alcuni mesi e Continue reading Rose rosse per te ho comperato questa sera…

IL SANGUE DELLE CIMICI di Afroditea

Autodeterminazione, dominio, razza e colonialità

Si sta creando un equivoco pericoloso rispetto a una questione fondamentale: l’autodeterminazione. Da sempre espressione legata alle lotte d’autonomia e d’emancipazione in basso a sinistra, viene ora – in un territorio devastato da leghe e affini – furbescamente riproposto in chiave di sovranità e di superiorità dalle neo-destre fasciste e liberiste. Una chiara visione di classe – quella dirigente, quella al potere, quella dei “padroni a casa nostra” – che si autocelebra consegnandosi pieni poteri per continuare a fare ciò che vuole, impunemente e a scapito delle vite dei più espostx e dei più colpitx. Ma autodeterminazione è invece da sempre concetto legato a popoli e persone che il sistema lo mettono in “discussione”. È legato alle lotte dei popoli (da quella del popolo curdo a quella palestinese), a quelle delle donne (che combattono un sistema sessista e razzista, che si autodifendono dalle aggressioni, dagli abusi e dalla dominazione maschile, che autodeterminano il proprio corpo, che decidono come coprirlo o come scoprirlo); alle lotte di autodefinizione del proprio genere, della propria sessualità, dei propri amori; a quelle callejere di ragazze e ragazzi che si riappropriano del territorio, di spazi e di luoghi, che fomentano e sperimentano conflitti, culture, rabbie; fino a quelle – e di queste tratteremo – di coloro che viaggiano, si spostano, migrano e che ci mettono di fronte ai nostri privilegi e alle nostre contraddizioni. “Le lotte in Catalunya per l’autodeterminazione – riprendendo le parole di una compagna basca femminista-libertaria all’ultimo incontro di Logos a Roma -, al di là di tutte le critiche possibili, segneranno e formeranno in maniera marcata e contundente tutta una nuova generazione di ragazze e ragazzi politici e questo lo si vede marcatamente nella presenza ai cortei antifascisti, nelle mobilitazioni femministe e migranti. È da lì che ripartiamo verso una nuova visione di società.” E rigettando a mare le posizioni sovraniste aggiunge: “al concetto di sovranità toglietegli l’inganno neoliberista e capitalista, despatriarcatelo e riposizionatelo in un senso di autogoverno, d’autodeterminazione e d’autonomia dei popoli e godetevi i risultati…”

Houssan la mattina esce Continue reading IL SANGUE DELLE CIMICI di Afroditea

Italia – Note sul Decreto: parte “immigrazione”

Fonte: roundrobin.info

Conoscere il nemico per contrastarlo.

Il 4 dicembre è entrata in vigore la legge n.132, attuazione del meglio conosciuto Decreto-Legge Salvini (D.L.113/2018), prodotto finale dell’intesa governativa tra Lega e M5S sul tema della sicurezza.

Con questo opuscolo “Note sul decreto. Parte “immigrazione”. Conoscere il nemico per contrastarlo” abbiamo pensato di approfondire soprattutto la questione migratoria, che ormai da anni nell’immaginario comune, costruito ad arte da tecnici, politici e media, è strettamente connessa alla questione sicurezza. Proprio perché il fenomeno migratorio è stato securitarizzato, gli strumenti, le pratiche e i metodi per gestirla e amministrarla provengono direttamente dall’armamentario repressivo e militare. Il contenimento, la deterrenza, la selezione, la messa a valore appartengono di fatto ad un linguaggio bellicoamministrativo.

Abbiamo voluto, però, fare un’analisi che non si arenasse nella levata di scudi che testate rosse e bianche del giornalismo nostrano, voci della sinistra legate ad ambienti parlamentari, associativi e movimentisti hanno iniziato da tempo contro decreto e governo, rimodellando a loro piacere la realtà dei fatti e contrapponendo al modello salviniano il modello dell’integrazione. Continuando Continue reading Italia – Note sul Decreto: parte “immigrazione”

Prossime iniziative del Circolo Carlo Vanza

Per saperne di più vai al sito del CCV clicca qui

 

Sabato 26 gennaio: Tentativi di vivere altrimenti (1820-1920), con Edy Zarro

Sabato 9 febbraio: Pasi presenta “Antifascisti senza patria” (anarchici rinchiusi nel campo di concentramento di Renicci d’Anghiari). Al Circolo è già disponibile una copia del volume per una lettura preventiva.

sabato 9 marzo: Franco Schirone presenta “I provos, beatniks e l’anarchia”

sabato 16 marzo:  Gianandrea Ferrari presenta le Cucine del Popolo

Mini ciclo “operaista”

sabato 6 aprile: Rainer Thomann presenta il suo libro “Ascesa e caduta del potere operaio in Russia”

sabato 27 aprile : Daniele Ratti parla delle lotte operaie negli anni ’60 – ‘70

Pranzo solidale davanti al Centro della Croce Rossa di Cadro

Domenica 20 gennaio dalle 11.00

L’INCUBO DELL’INTERNAMENTO TICINESE: I NOMI E I VOLTI DI UNA PERSECUZIONE COSTANTE

Nel bunker della protezione civile a Camorino continuano a sopravvivere 50 persone, nulla è cambiato da quando sono state smascherate le situazioni detentive e le pessime condizioni del sotterraneo (acqua sporca, infestazione di cimici da materasso, mancanza d’aria,..). L’unica cosa che la Croce Rossa ha fatto, per confermare il suo chiaro ruolo di aguzzina, di quello che a tutti gli effetti possiamo definire come lager, è dividere le persone tra buoni e cattivi: da una parte promettendo (anche in maniera illusoria) appartamenti a chi non ha contrastato la situazione umiliante del bunker mentre dall’altra, per chi ha fatto sentire la propria voce o ha aderito a proteste esterne si sono intensificati i continui controlli all’uscita e all’entrata, le restrizioni, le punizioni, le minacce e i ricatti, come ad esempio il mancato rilascio di abbonamenti dei trasporti pubblici, la perdita della “paghetta” (3 franchi al giorno!), le minacce di espulsione dal centro. Dal 2019, inoltre, nel periodo più freddo dell’anno, le persone rinchiuse del bunker dovranno uscire al mattino presto e tornare la sera, costrette a vagare senza meta come zombie, senza la possibilità di fare nulla e senza un soldo in tasca, altrimenti dovranno lavorare GRATIS nel bunker.

Negli altri centri per persone migranti del Ticino la situazione non è molto diversa, anche se potrebbe sembrare migliore dal punto di vista delle infrastrutture. Nel centro di “accoglienza” di Cadro ad esempio vivono persone migranti con differenti situazioni: famiglie in attesa di permesso di asilo, famiglie con permesso B, persone con decisione di non entrata in materia (NEM), persone con permesso F o con permesso N e persone vulnerabili (minori e donne sole) dublinate. Continue reading Pranzo solidale davanti al Centro della Croce Rossa di Cadro

Venerdi 18.1 alle 15.00 in Via Bossi a Lugano

Presidio davanti all’ufficio del giudice dei provvedimenti coercitivi e all’ufficio del servizio rimpatri della polizia cantonale.

“Quando vennero per gli ebrei e i neri, distolsi gli occhi; Quando vennero per gli scrittori e i pensatori e i radicali e i dimostranti, distolsi gli occhi; Quando vennero per gli omosessuali, per le minoranze, gli ut opisti, i ballerini, distolsi gli occhi; E poi quando vennero per me mi voltai e mi guardai intorno, non era rimasto più nessuno …”.

Oggi ci troviamo davanti agli uffici del Giudice delle misure coercitive e del Servizio Rimpatri della Polizia Cantonale perché responsabili di politiche razziste e disumane che colpiscono le persone migranti e/o richiedenti l’asilo in Svizzera. In questi uffici viene decisa la sorte di persone che se espulse verso i propri paesi di origine rischiano persecuzioni, miseria, torture e morte. Le leggi che regolamentano il sistema dell’asilo in Svizzera sono un vero e proprio labirinto burocratico ideato dalla Segreteria di Stato della Migrazione (SEM) per rendere la vita impossibile a chi richiede asilo in questo paese e spingerle ad andarsene, con le buone o con le cattive. Le persone che migrano in Europa con la speranza di essersi lasciati/e alle spalle le persecuzioni e la repressione, una volta arrivati/e in questo paese si trovano a dover affrontare delle leggi che le costringono a vivere in condizioni agghiaccianti, messe di fronte alla scelta di dover (soprav-)vivere in centri o bunker controllati 24 ore su 24 da agenti della sicurezza privata e telecamere oppure essere arrestate per “soggiorno illegale”, con la minaccia costante della deportazione. Spesso l’unica via di uscita è la clandestinità. Le uniche sicurezze che lo Stato svizzero offre a queste persone sono le schedature, i continui fermi, perquisizioni e pestaggi da parte della polizia e delle guardie di confine, le umiliazioni dei funzionari dei vari uffici della migrazione o delle organizzazioni che operano nel settore (Croce Rossa, ORS ecc). Continue reading Venerdi 18.1 alle 15.00 in Via Bossi a Lugano

Una storia che non viene raccontata, perché troppo scomoda.

Riceviamo e diffondiamo:

In questi giorni in Ticino sono stati fatti vari fermi a persone di origine magrebina per costringerli al rimpatrio. Tra questi un caro amico, che da anni vive in situazioni aberranti, perché considerato illegale. X è ritenuto irregolare in quanto non possiede un documento d’identità, e perché all’epoca, anni 2000, quando fece domanda d’asilo gli fu negata.
Eppure, se dovesse ritornare nel suo paese rischia di essere imprigionato per anni, subendo trattamenti di tortura. Di fatto X vive da almeno 10 anni sul territorio Ticinese tra alberghi/pensioni riciclati come case di accoglienza, controllate da sbirri, tra bunker e carceri, con l’unica colpa di essere “clandestino”.

Questa condizione di vita, senza documenti senza un lavoro e senza un luogo in cui vivere dignitosamente, lo ha portato in tutti questi anni ad essere a carico dello stato, accumulando un debito, che non può saldare perché non autorizzato a lavorare.
Ironia della sorte, questo limbo in cui è stato costretto a sopravvivere in questi anni, lo ha portato ad essere considerato non collaborante e ad essere imprigionato più volte.

Nemmeno il legame con la compagna conosciuta in Svizzera, da cui ha avuto anche un figlio, è stato considerato come possibilità per avere un permesso.

Ora il sistema migratorio autoritario e disumano della Svizzera, vuole costringere il nostro amico a tornare nel suo paese e per far questo lo ha imprigionato. Non ci sono, infatti, accordi tra la Svizzera e il suo stato d’origine in base ai quali potrebbe essere rimpatriato forzatamente.

Il fermo che sta subendo è finalizzato unicamente a costringerlo ad accettare il rimpatrio in forma “volontaria”.

Come il nostro compagno in questi anni ha lottato per salvaguardare i diritti delle persone che si trovano nella sua stessa condizione, i diritti delle donne e degli emarginati, così noi ora vogliamo sostenere con la stessa sensibilità, solidarietà e umanità, lui e la sua causa.

Dopo due giorni in cui non avevamo più notizie, come scritto nel sito del DI, l’unica struttura dove poteva essere stato incarcerato è la Farera e perciò oggi siamo andati sotto il carcere a manifestargli la nostra solidarietà, come avrebbe fatto lui per noi.

Libertà per tutti e tutte!

Alcunx solidali

Presentazione del libro “Dell’incompatibilità tra nucleare e violenza”

SABATO 12 GENNAIO 2019 – 17:30 – SPAZIO EDO

Presentazione e discussione a partire dal libro di Gunther Anders  DELL’INCOMPATIBILITA’ TRA NUCLEARE E VIOLENZA, S-edizioni, 2018

CSOA IL MOLINO Viale Cassarate 8, 6900 Lugano

Non solo per quest’ultima tesi, ma per tutte quelle qui formulate, bisogna aggiungere che sono state scritte perché non risultino vere. Poiché esse potranno non avverarsi solo se terremo continuamente presente la loro alta probabilità, e se agiremo in conseguenza. Nulla di più terribile che aver ragione. Ma a quelli che, paralizzati dalla fosca probabilità della catastrofe, si perdono di coraggio, non resta altro che seguire, per amore degli uomini, la massima cinica: «Se siamo disperati, che ce ne importa? Continuiamo come se non lo fossimo!».

Dalla postfazione: Continue reading Presentazione del libro “Dell’incompatibilità tra nucleare e violenza”

La vera storia della Croce Rossa

I SETTE PRINCIPI FONDAMENTALI DELLA CROCE ROSSA
Enunciati ufficialmente nella XX Conferenza Internazionale della Croce Rossa svoltasi nel 1965 a Vienna. Cosa rimane oggi, a oltre 50 anni di distanza, di queste belle parole?

Umanità: Nata per soccorrere i feriti dei campi di battaglia, la Croce Rossa opera per far rispettare la persona umana e per alleviare le sofferenze degli uomini. In Ticino, la Croce Rossa (CR) gestisce diverse strutture per persone richiedenti l’asilo.A Camorino decine di persone sopravvivono e resistono nei bunker della protezione civile. In questi luoghi sotterranei mancano le finestre, l’aerazione è deficitaria, l’acqua “potabile” è contaminata e i materassi sono infestati di cimici. L’accesso all’assistenza sanitaria non è sempre garantito, la privacy inesistente e le condizioni igieniche sono pessime. Le persone migranti rinchiuse nei bunker e negli altri centri (Cadro, Paradiso) subiscono quotidianamente violenze psicologiche, ricatti e controlli da parte degli agenti di sicurezza privata e della polizia. In queste strutture Continue reading La vera storia della Croce Rossa

Iniziative: giovedi 20.12 e sabato 22.12

RICEVIAMO E DIFFONDIAMO:

PRESIDIO GIOVEDI 20 DICEMBRE 2018 – DALLE 17:00 – STAZIONE DI CHIASSO

In occasione dell’aperitivo natalizio della Segreteria di Stato della Migrazione, a cui parteciperanno Croce Rossa, Securitas e tutte le altre istituzioni e organizzazioni che lucrano sulla pelle delle persone migranti, invitiamo tutt* a partecipare ad un presidio rumoroso contro il regime migratorio e contro ogni forma di razzismo e segregazione.

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Il sangue delle cimici – Racconti dal confine italosvizzero

Autoproduzioni ribelli dal basso a sinistra

Il sangue delle cimici – copertina e retro

Il sangue delle cimici testo

Comincio a comprendere che il luogo del vero incontro non possa che darsi all’incrocio dei nostri interessi comuni – la paura della guerra civile e del caos – là dove si possano annullare le razze e dove sia prevista la nostra uguale dignità. Quando mi capita di cedere al sentimentalismo, mi domando se questo non sia lo spazio dell’amore. L’amore rivoluzionario. Le anime romantiche diranno che l’amore è sempre disinteressato. Ma appunto. Come considerare l’amore tra noi, se i privilegi degli uni riposano sull’oppressione degli altri?

Houria Bouteldja – I bianchi, gli ebrei e noi. Verso una politica dell’amore rivoluzionario

23.11.2018: Tutt* fuori dal bunker, sotto terra non si vive!

Riceviamo e diffondiamo:

Venerdì 23 novembre, Piazzale della Foca, dalle ore 17.30:

Aperitivo solidale: tutt* fuori dal bunker, sotto terra non si vive!

a seguire aperitivo, musica, interventi e proiezioni sulla lotta contro il regime migratorio.

La solidarietà è un’arma, quando diventa azione, quando non si limita alle frasi di circostanza, oltrepassa i recinti morali dell’obbedienza e diventa complicità nelle lotte.

Testo distributo durante il presidio:

MEGLIO IN STRADA CHE SOTTOTERRA

Meglio antifasciste e antirazzisti oggi che cittadini sentinelle domani!

Quella in cui vi trovate non è più la piazza governo di Bellinzona, ma uno spazio reso temporaneamente autonomo grazie un accampamento meticcio autogestito, antiomofobo e antirazzista. Un presidio momentaneamente permanente (uno, due, tre giorni, chissà…), che intende darsi spazio, tempo e visibilità, al fine di ottenere la chiusura definitiva del bunker di Camorino. Continue reading 23.11.2018: Tutt* fuori dal bunker, sotto terra non si vive!

Presentazione sulle lotte contro il regime migratorio a Basilea

Riceviamo e diffondiamo:

Giovedì 15 novembre allo Spazio Edo al CSOA Il Molino, viale Cassarate 8, Lugano (Svizzera).

Un contributo su diverse metodologie di lotta contro il regime migratorio negli ultimi tre anni a Basilea, città svizzera al confine con Francia e Germania. Tutte queste metodologie di lotta condividono una critica radicale del regime migratorio, si fondano sull’auto-organizzazione e dopo poco tempo hanno dovuto far fronte alla repressione.

Nel 2016 un gruppo di persone che erano minacciate di deportazione a causa del Sistema Dublino ha occupato una chiesa assieme ad un gruppo di persone solidali. Da questa esperienza sono nati diversi gruppi e progetti quali l’organizzazione di colloqui in carcere, un giornale e una struttura di supporto economico auto-organizzata.

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Bellinzona: scritte e vetri rotti alla Croce Rossa

Dai media ticinesi apprendiamo che nel primo weekend di novembre la sede della Croce Rossa in via Franscini a Bellinzona ha subito dei danneggiamenti. Tutti i vetri del negozio della Croce Rossa sono stati rotti ed è stata lasciata la scritta “Stop bunker!”.

Ricordiamo che la Croce Rossa gestisce diversi “centri di accoglienza” per persone migranti e richiedenti l’asilo in Ticino, tra cui il bunker di Camorino.

Claviere: sullo sgombero di Chez Jesus e i suoi responsabili

Fonte: passamontagna.info

Hanno sgomberato Chez Jesus.
14 camionette, verie macchine di polizia e carabinieri, il solito gregge numeroso di digossini impettiti. Sono arrivati per le 7.40 di mercoledì mattina (10.10.2018). Hanno sfondato la porta con un ariete e un martello, e sono entrati.

Il prete che ci ha denunciato, Don Angelo Bettoni, non si è fatto vedere. Il sindaco si, invece. Era con la polizia a ispezionare i locali mentre buttavano fuori vestiti, tavoli, coperte, i materassi restanti. Mentre arrivava la ruspa per prendersi le cose e mettevano le griglie alle finestre.

Ma si conosceva la posizione del sindaco, che da sempre voleva lo sgombero, in quanto Chez Jesus “minacciava le attività economiche del paese e faceva aumentare il flusso di migranti (rendendolo più visibile) dato che si dava cibo e posto per dormire.”

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Sabato 27 ottobre: corteo contro le frontiere a Bellinzona

Riceviamo e diffondiamo:

Il collettivo R-Esistiamo vi invita a partecipare numerose e numerosi alla manifestazione in solidarietà con tutte le persone migranti che si terrà a Bellinzona SABATO 27 OTTOBRE dalle ore 14.00.

Care amiche e cari amici,

R-esistiamo è un collettivo composto da persone diverse fra loro attive contro ogni forma di razzismo, ogni frontiera e in solidarietà con le persone migranti, come ben sa chi ha avuto modo di partecipare finora alle attività organizzate.

Il Collettivo è aperto a tutti e tutte e si contraddistingue per orizzontalità e anti-autoritarismo: non è un comitato, non ci sono capi, né responsabili e nonostante ci possano essere dei o delle portavoce, non significa ci siano leader.

Muove critiche contro il sistema migratorio svizzero portando una lotta concreta sul territorio ticinese: intende smascherare il falso volto dell’accoglienza, mostrandone la reale identità caratterizzata da repressione, sfruttamento e segregazione, con l’obiettivo di fermare questa enorme macchina da soldi. Vuole perciò evidenziarne i principali protagonisti istituzionali e tutti gli ingranaggi che lo fanno funzionare: la SEM (Segretariato della Migrazione), l’apparato repressivo (polizia, guardie di confine e aziende di sicurezza privata), i partiti politici che di fatto lo appoggiano e tutte le aziende e organizzazioni attive nella cosiddetta accoglienza, come la Croce Rossa, la Caritas, l’ORS e fermarli.

Crea alleanze con altre realtà attive nel resto della Svizzera e in Italia perché la solidarietà diventa più forte quando supera ogni frontiera.

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Antifarally 2018

Fonte: barrikade.info

Dall’appello del primo Antifarally 2017 sono successe molte cose.

Nonostante la resistenza impressionante da parte del movimento di liberazione curdo, la città di Afrin è caduta. Allo stesso tempo il presidente Erdoğan cerca di consolidare il potere in Turchia usando metodi fascisti.

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Basilea: processo per la manifestazione del 26 giugno 2016

Fonte: barrikade.info

25/09/2018

A Basilea, il 24 giugno 2016 si era svolta una piccola manifestazione spontanea e combattiva contro il razzismo, la repressione e la gentrificazione. Lungo il percorso erano stati attaccati vari edifici ed erano scoppiati degli scontri con gli sbirri.

L’accusa sostiene che quel giorno sarebbero stati feriti due sbirri. La stessa sera del corteo, erano state arrestate 14 persone e nei giorni seguenti erano state perquisite delle abitazioni. 7 persone erano state rilasciate due giorni dopo l’arresto, mentre 6 erano rimaste in carcere per periodi di 1 mese e mezzo fino a 2 mesi. L’ultima persona, che non ha la cittadinanza svizzera, aveva scontato in carcere quasi 6 mesi.

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Nuovo numero di Rizoma, bollettino anarchico contro l’ingegneria genetica

Fonte: rhizome.noblogs.org
“Mi piazzo dalla parte giusta per identificare il nemico” Kabal, Hostile
La questione “contro chi lottiamo” può sembrare semplice, ma quando si tratta di definire i nostri obiettivi, ci si rende conto che le risposte sono più complesse di quanto immaginassimo in partenza. Padroni, multinazionali, governi e forze dell’ordine sono chiaramente nostri avversari, ma che ne è di tutti gli attori ambigui e di tutti coloro che approfittano delle strutture del dominio?
Quando ci si pone la questione «con chi lottiamo», questa problematica diventa in effetti cruciale. Non si tratta di distinguersi ad ogni costo o di stilare dei certificati di radicalità, ma piuttosto di rendersi conto che, finché delle componenti coinvolte nelle lotte parziali difendono gli interessi della loro classe sociale o altri privilegi a discapito di altre persone implicate, come si è potuto vedere a più riprese, queste lotte perdono il loro senso. Aldilà delle esclusioni che possono generare, questi interessi e privilegi danno spazio a tutti i fenomeni che disarmano la contestazione e in cambio la integrano nel sistema.

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