No a una vita sottoterra

Fonte: areaonline.ch / giovedi 21 marzo 2019

Di Francesco Bonsaver

«Chiudere i bunker! Rompere l’isolamento! Liberi/e tutti/e!». Con queste parole d’ordine, il Collettivo R-esistiamo ha fatto irruzione nel pacificato scenario cantonale sul tema della migrazione, portando un punto di vista radicalmente diverso alla visione dominante sulla questione dei richiedenti l’asilo in Svizzera. Nato nella primavera dello scorso anno, il Collettivo si è fatto conoscere attraverso numerose iniziative sul territorio, riuscendo in particolare a tematizzare la questione degli alloggi dei richiedenti nei bunker, chiedendone la chiusura perché inadatti a ospitare esseri umani, soprattutto per lunghi periodi.

Chi pensa sia un’idea estremista, si sbaglia. Alla medesima conclusione è arrivata la Commissione nazionale per la prevenzione della tortura (Cnpt), organo indipendente che, su mandato della Confederazione, verifica la conformità con i diritti fondamentali delle misure privative della libertà negli istituti di esecuzione delle persone recluse, richiedenti compresi. Nel suo ultimo rapporto, la Cnpt ha raccomandato la chiusura dei bunker quale alloggio dei richiedenti. La Segreteria di Stato della migrazione (Sem), «condivide l’opinione della Commissione», ha spiegato la portavoce Katrin Schmitter alla Rsi «e per il futuro l’obiettivo è di non dover più aprire alloggi sotterranei per il funzionamento ordinario». Il bunker di Biasca, dove alloggiano numerose famiglie con bambini per lunghi periodi, e quello di Stabio, entrambi di competenza della Sem, saranno dunque chiusi quando l’edificio a Novazzano sarà pronto (si stima nel 2022-2023). Anche del bunker di Camorino, di competenza invece cantonale, è prevista la chiusura, sostituito da un Centro polivalente che oltre ad ospitare i richiedenti, sarà utilizzato da esercito, protezione civile e polizia cantonale. Le autorità indicano quale possibile data di apertura il 2020-2021. Continue reading No a una vita sottoterra

Collettivo R-esistiamo – Consegna firme dei medici

GIOVEDÌ 21 MARZO, il Collettivo R-esistiamo recapiterà alla cancelleria dello stato del cantone Ticino, le firme dei medici che hanno sostenuto la nostra denuncia sulle condizioni di segregazione che le persone migranti subiscono ogni giorno, dal 2014 a questa parte, nel bunker di Camorino.

Oltre alle condizioni disumanizzanti e dannose per la salute psico-fisica, questo appello vuole denunciare e smascherare in ogni forma, e con ogni mezzo possibile, l’intero dispositivo del regime migratorio svizzero.

Un regime razzista che si basa su “fattoidi” pseudoscientifici, come il test osseo per definire l’età delle giovani persone richiedenti l’asilo; che dispone la rottura del segreto professionale medico per “motivi di sicurezza”; che nega l’accesso tempestivo alle cure mediche e infermieristiche per le persone recluse; che seppellisce, segrega, espelle e reprime.

La consegna pubblica di queste firme è un atto simbolico, per questo è necessaria la partecipazione più ampia possibile di tutte le persone solidali con questa lotta.

GIOVEDÌ 21 MARZO, ore 10, Piazzale Stazione – Bellinzona

Primavera di resistenza e azione contro i nuovi campi federali

Fonte: renverse.co

Per questa primavera, lanciamo un appello all’azione contro le frontiere, il regime migratorio svizzero e i suoi nuovi campi federali.

Il 1° marzo 2019 entra in vigore la nuova legge sull’asilo.

Con la ristrutturazione delle procedure d’asilo, le persone interessate saranno collocate nei cosiddetti “centri federali”. In realtà, sono lager! Le persone saranno isolate dal resto della società, sotto costante controllo. L’esistenza di questi campi rafforzerà la separazione tra persone con uno status considerato “legale” e “illegale”.

Possiamo lottare contro la creazione di nuovi lager in Svizzera e il regime migratorio che li richiede, e possiamo costruire la solidarietà con le persone interessate. Non permettiamo che questa politica, che blocca, classifica ed espelle, sia attuata.

Chiediamo il maggior numero possibile di azioni contro le frontiere, il regime migratorio svizzero e i suoi nuovi campi federali!

La Segreteria di Stato per la migrazione (SEM) e gli altri attori coinvolti pagheranno il prezzo delle loro responsabilità. La nostra solidarietà e la nostra passione per la libertà sono più forti dei loro campi e delle prigioni di deportazione!

Le possibilità sono infinite quanto la nostra creatività. Continue reading Primavera di resistenza e azione contro i nuovi campi federali

Geo-Energie Suisse, fuori dalle nostre vite! Sul progetto pilota di geotermia nel Jura

Fonte: renverse.co

“Bisogna essere completamente fuori di testa per fare dei buchi di 5km nel suolo per riscaldare dell’acqua e fare dei soldi mettendo in pericolo la popolazione e l’ambiente”. Un abitante

La stampa recentemente ha annunciato che la possibile riuscita della geotermia in Svizzera dipenderà da un “progetto pioneristico” nel canton Jura, a Glovelier, un paesino della valle di Delèmont1.

L’azienda che è responsabile del progetto si chiama Geo-Energie Suisse SA , creata nel 2010 da sette aziende attive nel settore dell’energia svizzero ed europeo.

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Dal carcere di Zurigo

Riceviamo e diffondiamo:

Cari compagni, cari amici,

È ormai passato un mese da quando, il 29 gennaio, sono stato bloccato da alcuni poliziotti in borghese in auto e da altri due in bici che mi sono piombati addosso, mentre pedalavo in bicicletta dalla Langstrasse in direzione della Josefstrasse.

Tra gli agenti in borghese che erano in bici, ricordo una donna che deve avermi seguito fin da quando ho lasciato il mio appartamento. Successivamente, in compagnia di una quindicina di intrusi, hanno fatto un’ultima visita al mio appartamento, alla mia auto e alla biblioteca anarchica Fermento, dove hanno prelevato ogni disco rigido, materiale cartaceo e quant’altro.

Così ora sono atterrato in questa altra dimensione, costituita da spazi angusti, da mobili fatti in serie, da lunghi corridoi, da sbarre e ancora sbarre e porte d’acciaio, a cui il via vai di chiavi nelle serrature detta il ritmo quotidiano. A poche centinaia di metri da luoghi e persone che mi sono familiari ma lontano dalla violenza di un’intera società, che preferisce il regime dei muri e delle leggi al regno della libertà e della coscienza.

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L’incubo dell’internamento ticinese: i nomi e i volti di una persecuzione costante

Nel bunker della protezione civile a Camorino continuano a sopravvivere 50 persone, nulla è cambiato da quando sono state smascherate le situazioni detentive e le pessime condizioni del sotterraneo (acqua sporca, infestazione di cimici da materasso, mancanza d’aria,..). L’unica cosa che la Croce Rossa ha fatto, per confermare il suo chiaro ruolo di aguzzina, di quello che a tutti gli effetti possiamo definire come lager, è dividere le persone tra buoni e cattivi: da una parte promettendo (anche in maniera illusoria) appartamenti a chi non ha contrastato la situazione umiliante del bunker mentre dall’altra, per chi ha fatto sentire la propria voce o ha aderito a proteste esterne si sono intensificati i continui controlli all’uscita e all’entrata, le restrizioni, le punizioni, le minacce e i ricatti, come ad esempio il mancato rilascio di abbonamenti dei trasporti pubblici, la perdita della “paghetta” (3 franchi al giorno!), le minacce di espulsione dal centro. Dal 2019, inoltre, nel periodo più freddo dell’anno, le persone rinchiuse del bunker dovranno uscire al mattino presto e tornare la sera, costrette a vagare senza meta come zombie, senza la possibilità di fare nulla e senza un soldo in tasca, altrimenti dovranno lavorare GRATIS nel bunker. Continue reading L’incubo dell’internamento ticinese: i nomi e i volti di una persecuzione costante

10 spunti per chiudere un bunker

In questo paese esistono bunker sotterranei e altre strutture in cui delle persone sono costrette a vivere. Noi vogliamo eliminarli!

1. Presa di coscienza: Nessuna persona dovrebbe per alcun motivo vivere sottoterra e non avere la possibilità di autodeterminarsi. Avvicinati ai centri, spezza l’isolamento, parla con le persone che ci vivono, conoscile, ascolta le loro storie: Arrabbiati!

2. Fai girare la voce: scrivi, invita, discuti con chiunque possa essere sensibile alla questione, organizza punti d’incontro; più si è più c’è possibilità di aumentare il raggio d’azione!

3. Trasforma la rabbia in azione: La solidarietà è un’arma potentissima! I bunker non si chiuderanno da soli e nessun* li chiuderà finché non ci si mette in gioco. Qualunque azione in solidarietà alle persone che stanno dentro sarà utile alla chiusura.

4. Un bunker vuoto è un bunker chiuso e ci sono già diverse esperienze in Svizzera che ce lo insegnano: trovare alloggi alternativi, rispettando le volontà delle persone recluse, potrebbe essere provvidenziale nella chiusura stessa. Ospitarle a casa propria è una possibilità, occupare alcune delle numerose case vuote in questo cantone è un’altra. Perché non provare?

5. Se c’è un bunker è perché c’è chi lo gestisce. Ci sono diverse aziende che lucrano sulla pelle dei/delle migranti come per esempio Croce Rossa, Caritas, ORS, Securitas. Non supportare, boicottare e mettere sotto pressione sono metodi sicuramente efficaci per scoraggiarle a continuare in questo business. Continue reading 10 spunti per chiudere un bunker

Opuscolo – Migrazione e detenzione delle donne nel CPR di Ponte Galeria

Migrazione e detenzione delle donne nel CPR di Ponte Galeria (Roma) – Alcuni spunti di riflessione

Quanto scritto è frutto di una stesura collettiva, il tentativo di rendere fruibili su carta alcuni dei ragionamenti che hanno costruito il percorso di lotta contro le frontiere che portiamo avanti in città, e che hanno contribuito a decostruire alcuni dei pregiudizi e costrutti sessisti e suprematisti che ognuna di noi ha dentro. Ci auguriamo che apra a ragionamenti più approfonditi e condivisi sulle oppressioni multiple di genere, razza e classe.
Lungi dal voler essere esaustivo, ci auguriamo che quanto qui riportato possa aver fornito qualche strumento di riflessione in più sui meccanismi che operano all’interno dei centri di detenzione per migranti e sugli svariati dispositivi di controllo che vi ruotano intorno; che gli spunti per la discussione proposti siano una parte di una riflessione più ampia che ragioni sulle molteplici facce di un’oppressione che sistematicamente garantisce e nega privilegi per nascita.
Speriamo con ciò di veder allargarsi le fila di quelle solidali che si ritrovano fuori da un CPR o che lottano contro una frontiera, sia essa fatta di filo spinato o di idee stigmatizzanti.

Nemiche e nemici delle frontiere

Stampa e diffondi l’opuscolo migrazione e detenzione PG

Collettivo R-ESISTIAMO

R-esistiamo è un collettivo composto da persone diverse fra loro attive contro ogni forma di razzismo, ogni frontiera e in solidarietà alle persone migranti.

Il collettivo è aperto a tutti e tutte e si contraddistingue per orizzontalità e antiautoritarismo: non è un comitato, non ci sono capi, né responsabili e nonostante ci possano essere dei o delle portavoce, non significa ci siano leader.

Muove critiche contro il sistema migratorio svizzero portando una lotta concreta sul territorio ticinese: intende smascherare il falso volto dell’accoglienza, mostrandone la reale identità caratterizzata da repressione, sfruttamento e segregazione, con l’obiettivo di fermare questa enorme macchina da soldi.

Vuole perciò evidenziarne i principali protagonisti istituzionali e tutti gli ingranaggi che lo fanno funzionare: la SEM (Segretariato della Migrazione), l’apparato repressivo (polizia, guardie di confine e aziende di sicurezza privata), i partiti politici che di fatto lo appoggiano e tutte le aziende e organizzazioni attive nella cosiddetta accoglienza, come la Croce Rossa, la Caritas, l’ORS e fermarli.

Crea alleanze con altre realtà attive nel resto della Svizzera e in Italia perché la solidarietà diventa più forte quando supera ogni frontiera. Continue reading Collettivo R-ESISTIAMO

Croce Rossa complice di razzismo e segregazione! Contro ogni bunker e ogni prigione!

Nascondendosi dietro la sua facciata di organizzazione umanitaria ed assitenziale, la Croce Rossa gestisce “centri di accoglienza” e centri di espulsione per migranti in Svizzera e all’estero. Quello che la Croce Rossa spaccia all’opinione pubblica come “volontariato”, accoglienza ed aiuto umanitario, è in realtà un ricco business fondato sulla segregazione ed il razzismo.

In Ticino, la Croce Rossa, che si è aggiudicata i fruttuosi appalti per la gestione del bunker della Protezione Civile di Camorino e altri centri “di accoglienza”, lucra sulla pelle di centinaia di persone che fuggono da situazioni di repressione, guerra e povertà.

Assieme ad agenti della Securitas, Rainbow e altre aziende di sicurezza, i dipendenti della Croce Rossa controllano ogni aspetto della vita delle persone alloggiate nei centri. Chi vive nel bunker di Camorino ad esempio parla di condizioni simili ad un regime di semi-prigionia: perquisizioni all’ingresso, coprifuoco serale, mancanza di finestre e aria, camerate sovraffollate senza alcuna privacy, obbligo di pernottamento per ricevere l’indennizzo giornaliero (3 franchi), ricatti, umiliazioni e violenze da parte di agenti di sicurezza e polizia sono all’ordine del giorno.

Inoltre la Croce Rossa partecipa attivamente alle espulsioni delle persone che ricevono delle risposte negative alla loro richiesta di asilo in Svizzera, dando una parvenza umanitaria a delle vere e proprie deportazioni. Continue reading Croce Rossa complice di razzismo e segregazione! Contro ogni bunker e ogni prigione!

Spazio Edo – Comunicato in solidarietà con la Biblioteca anarchica Fermento

La bella e perfetta Svizzera, fatta di controllo e pace sociale, cuore della fortezza Europa passaggio chiave nel continente per le merci che passano attraverso l’asse autostradale e ferroviario. Culla di grosse multinazionali che saccheggiano e devastano il resto del mondo come il colosso Glencore o la famigerata Syngenta, solo per fare alcuni esempi.

Casa madre di grosse aziende farmaceutiche, grandi centri finanziari, banche e istituzioni umanitarie. La Svizzera, dove viene lavorato il 60% dell’oro mondiale, è sempre molto attenta e al passo con i tempi a livello tecnologico e militare lavorando a stretto contatto con lo stato di Israele e altre grandi potenze. Si pensi per esempio alla Ruag, importante azienda di armamenti esportatrice di materiale bellico in ogni angolo del pianeta, come in Nigeria, Libia, Arabia Saudita, Siria,..

Quando le idee prendono forma criticando alla radice tutto questo, lo Stato e il potere economico interviene con una sola reazione: repressione!

Così è successo alla biblioteca anarchica “Fermento” di Zurigo, attaccata con l’arresto di un compagno, uno dei suoi bibliotecari.

Questa operazione repressiva fa parte dell’agire quotidiano dello Stato contro chi vuole sovvertire questo sistema. Consapevoli di ciò affermiamo, che tutte e tutti siamo colpite/i, ma le idee non si arrestano e non si possono isolare!

Esprimiamo vicinanza, solidarietà e complicità alle compagne e ai compagni del Fermento in questo modo: continuando con la diffusione di idee e pratiche sovversive e rivoluzionarie che spazi come la biblioteca zurighese promuovono da anni.

Contro l’attacco al “Fermento” e contro l’arresto del compagno,

Per la libertà di tutte e tutti!

SPAZIO EDO – Lugano

L’ avvento della catastrofe

Paura: emozione dominata dall’istinto, che ha come obiettivo la sopravvivenza del soggetto ad una suffragata situazione di pericolo. (cit. wikipedia.org)

Mentre i politici e i governanti del “libero” occidente “democratico” – svizzeri inclusi – ci ripetono ossessivamente che il “terrorismo non vincerà…” e che “il nostro diritto all’aperitivo e al match di football non si discutono…”, tutto intorno a noi sembra dire il contrario. Proclamazione di stati di emergenza e di eccezione diffusi e permanenti, forti limitazioni sul diritto di manifestare pubblicamente, potenziamento dei dispositivi securitari a ogni livello (dall’aumento di effettivi e dotazioni di polizia, esercito e armamenti, alle Continue reading L’ avvento della catastrofe

Cene solidali contro ogni frontiera / Solidarity dinners against every border

Ogni giovedì, presso il CSOA il Molino, verranno organizzate delle cene in solidarietà alla lotta contro il regime migratorio svizzero e le sue frontiere. Queste serate vogliono essere momenti d’incontro in cui conoscersi, in cui le persone costrette a vivere nei centri per richiedenti l’asilo possano passare una serata tranquilla al di fuori di essi, con un pasto caldo e senza il bisogno di dover spendere nulla. Durante queste cene si vuole dare anche la possibilità di discutere delle problematiche legate alla vita nei centri per poi migliorare le lotte in corso.

I razzisti, i fascisti, i sessisti e gli omofobi non sono benvenuti. Per la libertà di tutte e tutti!

Tutti i giovedì dalle 18:00 presso il CSOA il Molino, Viale Cassarate 8, 6900 Lugano

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Le parole di una maggioranza impaurita

(cioè na sctoria longa da ignoranza e sconfüsion)

UELLA! Espressione tipica della prosa leghista ticinese, usata nel senso di “accidenti!”, “hai capito!”. Uso italianizzato e strumentale dei dialettali “uela!”, “ueila!”, usati come forma di saluto tra amici.

FALSI RIFUGIAT: Fö DI BALL SUBIT!

Oltre alle guerre libica e siriana, attualmente sul pianeta si contano 67 conflitti armati dichiarati e oltre 700 milizie non riconosciute. La maggior parte di queste guerre è nel continente africano, con almeno 29 stati riconosciuti coinvolti. Leggendo unicamente il Mattino della Domenica, il 20minuti o i portali online probabilmente vi sarà sfuggito che anche l’Europa è in guerra: almeno 4 nazioni la vivono sul proprio territorio (Ucraina, Azerbaijan, Armenia, Federazione Russa) mentre le altre vi partecipano direttamente (bombardando) o indirettamente (vendendo armi come la Svizzera). Oltre alla disinformazione, si evita di mettere in relazione alle guerre il problema dei profughi, il dissesto ecologico mondiale e la depredazione economico-finanziaria di FMI e multinazionali. Creare l’antitesi tra una migrazione “accettabile” e una no, è parte del gioco del potere. Come far credere che ci invaderanno rubandoci i posti di lavoro. Le persone accampate a Como, come quelle bloccate alle altre frontiere della fortezza-Europa, o quelle che nel passato emigravano dal Ticino, non hanno lasciato la propria terra per il piacere di farlo! In ogni caso a togliersi dalle balle, siete proprio voi e il vostro razzismo quotidiano. Continue reading Le parole di una maggioranza impaurita

Trappole e oscuramenti nel Mediterraneo centrale

Fonte: Radioblackout / Autore: INFO

24 novembre 2018

Stanno giustificando l’operato criminale di istituzioni, guardiamarina, navi commerciali, milizie, esercito libico… e tutto l’apparato propagandistico dei criminali sovranisti gettando fango su ong o perseguendole con trappole anche giuridiche, come quella scattata per opera del procuratore di Catania, il povero Zuccaro.

E sono riusciti in questo modo a mettere la sordina alla tragedia che sta andando in scena nel Mediterraneo centrale; sono giunti al punto di oscurare i segnali che tracciano i percorsi di navi mercantili nelle acque prospicienti le coste libiche perché nessuno possa anche solo tenere il conteggio di morti, schiavi, naufraghi… disperazione e attività di contenzione nelle condizioni più atroci che si possano immaginare: una forma di censura che elimina da ogni schermo e da ogni articolo dati e situazioni inaccettabili in un consesso civile.

Gli uomini della foto a corredo sono stati attaccati dall’esercito perché presi dal mare sono stati deportati nuovamente nel porto di Misurata, dove si sono rifiutati di sbarcare, iniziando uno sciopero della fame interrotto dall’intervento violento dell’esercito libico.

Per fare il punto attraverso un cannocchiale in questo momento calato proprio in quelle acque abbiamo chiamato Riccardo Gatti che ci ha fornito questa testimonianza diretta di ciò che vede sul pelo dell’acqua così tanto censurato da ogni media per ordine superiore. E dalla sua voce abbiamo raccolto informazioni, valutazioni e analisi utili per la consapevolezza degli eventi di cui è spettatore attivo e protagonista

Testimoni scomodi di crimini di mare

Ma dove sta andando il Comitato Internazinale della Croce Rossa?

Fonte: Vocelibertaria N.44 leggi

di Gianpiero Bottinelli

Qui non affronto la grave questione dei centri per i richiedenti d’asilo gestiti dalla Croce Rossa, di cui numerose persone (in particolare gli attivisti del collettivo R-Esistiamo) hanno sollevato e stanno sollevando con varie manifestazioni/presi-di/occupazioni, mettendo in discussione anche la politica di frontiera dei vari governi sulla nuova immigrazione.

Invece voglio informare delle scelte del Comitato internazionale della Croce Rossa (CICR), ed in particolare dell’operato del suo Presidente, del suo Comitato e della sua Assemblea. Notizie che per il momento sono state occultate dai mass media. Eccone una:“Un gran numero dei 1000 membri del Word Economic Forum (WEF) rappresentano forze economiche considerate, a torto o a ragione, come responsabili direttamente o indirettamente delle sofferenze delle vittime dei conflitti che il CICR ha per mandato di proteggere. Non posso immaginare che vi sia una completa conoscenza di causa che i membri dell’Assemblea abbiano accettato che il loro presidente sia nel Consiglio di fondazione di una organizzazione che include tra i suoi membri le principali industrie d’armi del pianeta […] Un presidente del CICR è quin-di [attivo] membro del WEF insieme a tutte le industrie di armamenti, per es. con Tesxtron Defense Systems produttore di bombe a fram-mentazione CBU-105 e BLU-108, proibite dalla convenzione di Dublino […] attualmente utilizzate dall’Arabia Saudita in Yemen”. Continue reading Ma dove sta andando il Comitato Internazinale della Croce Rossa?

Il vano tentativo di spegnere la fiamma che divampa in un cuore ribelle…

Riceviamo e diffondiamo:

Il 21 gennaio una nostra compagna anarchica è stata processata per una serie di accuse tramite cui si tenta di creare “il caso”, il “personaggio violento”, il nemico pubblico numero uno della stagnante pace sociale del contesto regionale. L’intento è sicuramente quello di scoraggiare e bloccare chi si oppone attraverso idee e pratiche all’ordine imposto da questo regime democratico.

Non credendo minimamente in nessuna istituzione, tanto meno nella magistratura, non ci interessa entrare in discorsi tecnici che dividono tra colpevoli e innocenti, bensì riteniamo interessante analizzare i metodi con cui la repressione cerca di colpire ed isolare, nella buia contemporaneità, chiunque non chini la testa e si opponga alla devastante e liberticida società in cui viviamo.

Lugano, molti soldi e benessere, telecamere di videosorveglianza ovunque, droni che volano sopra le nostre teste, un folto, servile, annoiato e ben ammaestrato organico di polizia. Cala la sera, le strade affollate dal traffico pendolare si svuotano completamente, ognuna/o si rinchiude nella propria prigione mentale e fisica cercando di evadere dalla stancante giornata lavorativa godendosi l’ultima puntata della serie preferita nel buco in cui sopravvive. Tutto tace in un assordante silenzio e ogni cosa è al suo posto nell’imbarazzante pulizia urbana.

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Zurigo: imposti 3 mesi di detenzione preventiva al compagno arrestato il 29 gennaio.

Riceviamo e diffondiamo:

Tre mesi di detenzione preventiva stati imposti al nostro compagno, con la seguente spiegazione: rischio di fuga e pericolo di collusione. Ora è nella prigione distrettuale di Zurigo BGZ. Il pericolo di fuga viene impiegato come argomento perché, tra le altre cose, un altro compagno è
ancora in fuga accusato dell’azione incendiaria contro la stazione radio di Waidberg (Zurigo).

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