Italia – Basta lager di Stato: 25 aprile contro il razzismo e i fascisti

Se lo Stato avanza la libertà recede.
Lo Stato avanza chiudendo i porti, respingendo alla frontiera chi emigra e finanziando i lager libici, aumentando la ricattabilità degli sfruttati (stranieri o italiani che siano), inasprendo la repressione verso marginali e ribelli, rafforzando i poteri di polizia, allargando e diffondendo sul territorio galere e zone detentive d’eccezione. Lo Stato costruisce consenso intorno a un clima di rancore e paura, garantendo lauti profitti a chi finanzia e gestisce le strutture di controllo.
I CPR (Centri di Permanenza per il Rimpatrio), campi detentivi per emigranti, sono l’espressione più brutale di questo avanzamento: migliaia di persone considerate irregolari saranno internate nei lager di Stato in attesa della deportazione nei presunti luoghi d’origine. L’Europa li ha chiesti, il PD li ha creati e la Lega li riempirà: non c’è governo che si salvi. Il CPR così come le deportazioni rimangono gli strumenti centrali di deterrenza per le persone emigranti. È l’ultimo anello di un sistema di controllo, sfruttamento e messa a valore degli individui che passa attraverso il costante ricatto dei documenti, le forme di disciplinamento del sistema d’accoglienza e le forme di lavoro gratuito, propagandato dietro false promesse. Continue reading Italia – Basta lager di Stato: 25 aprile contro il razzismo e i fascisti

Due appuntamenti sulla liberazione animale

Segnaliamo due incontri sulla liberazione animale. Il primo si terrà a Roma dal 26 al 28 luglio, il secondo a Ginevra dal 4 al 6 ottobre. Di seguito i testi di presentazione dei due incontri.

Incontro Internazionale di Liberazione Animale 2019

Roma, 26-28 luglio 2019

Un momento in cui incontrarci, condividere analisi e conoscenze, discutere di pratiche e strategie per la lotta contro l’oppressione degli animali e la distruzione dei loro habitat. Una lotta che per noi è parte di una tensione più ampia contro ogni forma di sfruttamento, oppressione e autorità, per la liberazione totale.

Questo incontro ha l’intento di connettere individui e piccoli gruppi di affinità che lottano per la liberazione animale in una direzione che è differente da quella intrapresa dalla maggior parte dei gruppi animalisti odierni. I gruppi di attivisti animalisti che non hanno sviluppato un’analisi politica più ampia, a volte per semplice qualunquismo a volte per scelte ben ragionate, stanno attraendo sempre più persone che sostengono o semplicemente accettano politiche razziste, sessiste, nazionaliste e patriarcali. Dall’altro lato, in parte del movimento di liberazione si è diffuso l’approccio riformista che fa affidamento sui mass media, su pratiche capitaliste di marketing e sul dialogo con lo Stato. Parleremo della situazione nei nostri paesi e di come ricostruire un movimento radicale.

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Cosa vogliono gli anarchici?

Fonte: finimondo.org

Quello che segue è un contributo inviato da un compagno detenuto nel carcere di Zurigo (Svizzera) alla discussione pubblica Cosa vogliono gli anarchici?, tenutasi presso la biblioteca anarchica Fermento il 9 febbraio. Il compagno in questione è stato arrestato il 29 gennaio scorso, accusato dell’incendio di una decina di veicoli dell’esercito nella base militare di Hinwil avvenuto nel settembre 2015, e di quello di una antenna-radio della polizia a Zurigo nel luglio 2016, oltre ad essere accusato di istigazione a delinquere – tramite l’affissione di un manifesto all’interno della biblioteca – ai danni del centro per immigrati di Bässlergut attualmente in costruzione a Basilea e del centro di Polizia e Giustizia a Zurigo.
In Svizzera, la carcerazione preventiva viene prorogata di tre mesi in tre mesi… e può durare diversi anni nell’attesa di un processo.

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Capitalismo globale, impero, supremazia bianca: la strage delle moschee in prospettiva

Di Piper Tompkins

Tradotto da:

https://rageagainstcapital.blogspot.com/2019/03/global-capitalism-empire-white.html

Fonte: lapiega.noblogs.org

Durante la scrittura di questo articolo, la notte scorsa, due moschee neozelandesi sono state attaccate da un commando nazionalista bianco formato da quattro persone equipaggiate con armi da fuoco e ordigni esplosivi. L’attacco è stato brutale, 49 persone sono state uccise e altre ferite [il bilancio delle vittime è salito a 50, NdR], un uomo che è stato intervistato da ABC News si era sporcato con schizzi di sangue mentre si nascondeva. Gli uomini armati hanno trasmesso in streaming su internet il loro attacco. Anche i media mainstream stanno inserendo questo attacco nel contesto più ampio delle azioni dei suprematisti bianchi, ABC riferisce che l’FBI (la stessa agenzia che partecipava alle campagne negli Stati Continue reading Capitalismo globale, impero, supremazia bianca: la strage delle moschee in prospettiva

Opuscolo – Hanno anche un cuore

Novembre 2016, da qualche parte nel mondo.

Pensieri contro l’indifferenza, la banalità e il razzismo

Leggi l’opuscolo

Si ringraziano le autrici e gli autori dei testi. Non abbiamo chiesto il permesso di utilizzarli perché, in quanto materiale pubblico, riteniamo importante poterli diffondere e riprodurli – citando comunque sempre autori/trici e fonti – al di là delle leggi su copyright e diritti. La citazione sul retro è tratta dal Discorso sul colonialismo pronunciato nel 1955 dallo scrittore martinicano Aimé Césaire. L’immagine è invece opera di Emory Douglas, artista afroamericano e già Ministro della Cultura del

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Iniziativa SPAZIO EDO – Giovedi 28 marzo

GIOVEDI 28 marzo
INIZIATIVA SPAZIO EDO – CSOA IL MOLINO

Da musulmano ad anarchico

Esperienze di un compagno proveniente da un percorso migratorio che ha abbracciato il pensiero anarchico

Come sicuramente noto affrontare la questione religiosa nei contesti di lotta contro le frontiere è spesso delicato. Riteniamo importante sviscerare certi argomenti, partendo da esperienze vissute e sviluppando discussioni senza preconcetti e pregiudizi. Ogni spunto è benvenuto e dopo la presentazione seguirà una chiacchierata aperta.

ORE 19.30 CENA AUTOFINANZIAMENTO LOTTE CONTRO LE FRONTIERE

ORE 20.30 INIZIO PRESENTAZIONE

No a una vita sottoterra

Fonte: areaonline.ch / giovedi 21 marzo 2019

Di Francesco Bonsaver

«Chiudere i bunker! Rompere l’isolamento! Liberi/e tutti/e!». Con queste parole d’ordine, il Collettivo R-esistiamo ha fatto irruzione nel pacificato scenario cantonale sul tema della migrazione, portando un punto di vista radicalmente diverso alla visione dominante sulla questione dei richiedenti l’asilo in Svizzera. Nato nella primavera dello scorso anno, il Collettivo si è fatto conoscere attraverso numerose iniziative sul territorio, riuscendo in particolare a tematizzare la questione degli alloggi dei richiedenti nei bunker, chiedendone la chiusura perché inadatti a ospitare esseri umani, soprattutto per lunghi periodi.

Chi pensa sia un’idea estremista, si sbaglia. Alla medesima conclusione è arrivata la Commissione nazionale per la prevenzione della tortura (Cnpt), organo indipendente che, su mandato della Confederazione, verifica la conformità con i diritti fondamentali delle misure privative della libertà negli istituti di esecuzione delle persone recluse, richiedenti compresi. Nel suo ultimo rapporto, la Cnpt ha raccomandato la chiusura dei bunker quale alloggio dei richiedenti. La Segreteria di Stato della migrazione (Sem), «condivide l’opinione della Commissione», ha spiegato la portavoce Katrin Schmitter alla Rsi «e per il futuro l’obiettivo è di non dover più aprire alloggi sotterranei per il funzionamento ordinario». Il bunker di Biasca, dove alloggiano numerose famiglie con bambini per lunghi periodi, e quello di Stabio, entrambi di competenza della Sem, saranno dunque chiusi quando l’edificio a Novazzano sarà pronto (si stima nel 2022-2023). Anche del bunker di Camorino, di competenza invece cantonale, è prevista la chiusura, sostituito da un Centro polivalente che oltre ad ospitare i richiedenti, sarà utilizzato da esercito, protezione civile e polizia cantonale. Le autorità indicano quale possibile data di apertura il 2020-2021. Continue reading No a una vita sottoterra

Collettivo R-esistiamo – Consegna firme dei medici

GIOVEDÌ 21 MARZO, il Collettivo R-esistiamo recapiterà alla cancelleria dello stato del cantone Ticino, le firme dei medici che hanno sostenuto la nostra denuncia sulle condizioni di segregazione che le persone migranti subiscono ogni giorno, dal 2014 a questa parte, nel bunker di Camorino.

Oltre alle condizioni disumanizzanti e dannose per la salute psico-fisica, questo appello vuole denunciare e smascherare in ogni forma, e con ogni mezzo possibile, l’intero dispositivo del regime migratorio svizzero.

Un regime razzista che si basa su “fattoidi” pseudoscientifici, come il test osseo per definire l’età delle giovani persone richiedenti l’asilo; che dispone la rottura del segreto professionale medico per “motivi di sicurezza”; che nega l’accesso tempestivo alle cure mediche e infermieristiche per le persone recluse; che seppellisce, segrega, espelle e reprime.

La consegna pubblica di queste firme è un atto simbolico, per questo è necessaria la partecipazione più ampia possibile di tutte le persone solidali con questa lotta.

GIOVEDÌ 21 MARZO, ore 10, Piazzale Stazione – Bellinzona

Primavera di resistenza e azione contro i nuovi campi federali

Fonte: renverse.co

Per questa primavera, lanciamo un appello all’azione contro le frontiere, il regime migratorio svizzero e i suoi nuovi campi federali.

Il 1° marzo 2019 entra in vigore la nuova legge sull’asilo.

Con la ristrutturazione delle procedure d’asilo, le persone interessate saranno collocate nei cosiddetti “centri federali”. In realtà, sono lager! Le persone saranno isolate dal resto della società, sotto costante controllo. L’esistenza di questi campi rafforzerà la separazione tra persone con uno status considerato “legale” e “illegale”.

Possiamo lottare contro la creazione di nuovi lager in Svizzera e il regime migratorio che li richiede, e possiamo costruire la solidarietà con le persone interessate. Non permettiamo che questa politica, che blocca, classifica ed espelle, sia attuata.

Chiediamo il maggior numero possibile di azioni contro le frontiere, il regime migratorio svizzero e i suoi nuovi campi federali!

La Segreteria di Stato per la migrazione (SEM) e gli altri attori coinvolti pagheranno il prezzo delle loro responsabilità. La nostra solidarietà e la nostra passione per la libertà sono più forti dei loro campi e delle prigioni di deportazione!

Le possibilità sono infinite quanto la nostra creatività. Continue reading Primavera di resistenza e azione contro i nuovi campi federali

Geo-Energie Suisse, fuori dalle nostre vite! Sul progetto pilota di geotermia nel Jura

Fonte: renverse.co

“Bisogna essere completamente fuori di testa per fare dei buchi di 5km nel suolo per riscaldare dell’acqua e fare dei soldi mettendo in pericolo la popolazione e l’ambiente”. Un abitante

La stampa recentemente ha annunciato che la possibile riuscita della geotermia in Svizzera dipenderà da un “progetto pioneristico” nel canton Jura, a Glovelier, un paesino della valle di Delèmont1.

L’azienda che è responsabile del progetto si chiama Geo-Energie Suisse SA , creata nel 2010 da sette aziende attive nel settore dell’energia svizzero ed europeo.

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Dal carcere di Zurigo

Riceviamo e diffondiamo:

Cari compagni, cari amici,

È ormai passato un mese da quando, il 29 gennaio, sono stato bloccato da alcuni poliziotti in borghese in auto e da altri due in bici che mi sono piombati addosso, mentre pedalavo in bicicletta dalla Langstrasse in direzione della Josefstrasse.

Tra gli agenti in borghese che erano in bici, ricordo una donna che deve avermi seguito fin da quando ho lasciato il mio appartamento. Successivamente, in compagnia di una quindicina di intrusi, hanno fatto un’ultima visita al mio appartamento, alla mia auto e alla biblioteca anarchica Fermento, dove hanno prelevato ogni disco rigido, materiale cartaceo e quant’altro.

Così ora sono atterrato in questa altra dimensione, costituita da spazi angusti, da mobili fatti in serie, da lunghi corridoi, da sbarre e ancora sbarre e porte d’acciaio, a cui il via vai di chiavi nelle serrature detta il ritmo quotidiano. A poche centinaia di metri da luoghi e persone che mi sono familiari ma lontano dalla violenza di un’intera società, che preferisce il regime dei muri e delle leggi al regno della libertà e della coscienza.

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L’incubo dell’internamento ticinese: i nomi e i volti di una persecuzione costante

Nel bunker della protezione civile a Camorino continuano a sopravvivere 50 persone, nulla è cambiato da quando sono state smascherate le situazioni detentive e le pessime condizioni del sotterraneo (acqua sporca, infestazione di cimici da materasso, mancanza d’aria,..). L’unica cosa che la Croce Rossa ha fatto, per confermare il suo chiaro ruolo di aguzzina, di quello che a tutti gli effetti possiamo definire come lager, è dividere le persone tra buoni e cattivi: da una parte promettendo (anche in maniera illusoria) appartamenti a chi non ha contrastato la situazione umiliante del bunker mentre dall’altra, per chi ha fatto sentire la propria voce o ha aderito a proteste esterne si sono intensificati i continui controlli all’uscita e all’entrata, le restrizioni, le punizioni, le minacce e i ricatti, come ad esempio il mancato rilascio di abbonamenti dei trasporti pubblici, la perdita della “paghetta” (3 franchi al giorno!), le minacce di espulsione dal centro. Dal 2019, inoltre, nel periodo più freddo dell’anno, le persone rinchiuse del bunker dovranno uscire al mattino presto e tornare la sera, costrette a vagare senza meta come zombie, senza la possibilità di fare nulla e senza un soldo in tasca, altrimenti dovranno lavorare GRATIS nel bunker. Continue reading L’incubo dell’internamento ticinese: i nomi e i volti di una persecuzione costante

10 spunti per chiudere un bunker

In questo paese esistono bunker sotterranei e altre strutture in cui delle persone sono costrette a vivere. Noi vogliamo eliminarli!

1. Presa di coscienza: Nessuna persona dovrebbe per alcun motivo vivere sottoterra e non avere la possibilità di autodeterminarsi. Avvicinati ai centri, spezza l’isolamento, parla con le persone che ci vivono, conoscile, ascolta le loro storie: Arrabbiati!

2. Fai girare la voce: scrivi, invita, discuti con chiunque possa essere sensibile alla questione, organizza punti d’incontro; più si è più c’è possibilità di aumentare il raggio d’azione!

3. Trasforma la rabbia in azione: La solidarietà è un’arma potentissima! I bunker non si chiuderanno da soli e nessun* li chiuderà finché non ci si mette in gioco. Qualunque azione in solidarietà alle persone che stanno dentro sarà utile alla chiusura.

4. Un bunker vuoto è un bunker chiuso e ci sono già diverse esperienze in Svizzera che ce lo insegnano: trovare alloggi alternativi, rispettando le volontà delle persone recluse, potrebbe essere provvidenziale nella chiusura stessa. Ospitarle a casa propria è una possibilità, occupare alcune delle numerose case vuote in questo cantone è un’altra. Perché non provare?

5. Se c’è un bunker è perché c’è chi lo gestisce. Ci sono diverse aziende che lucrano sulla pelle dei/delle migranti come per esempio Croce Rossa, Caritas, ORS, Securitas. Non supportare, boicottare e mettere sotto pressione sono metodi sicuramente efficaci per scoraggiarle a continuare in questo business. Continue reading 10 spunti per chiudere un bunker

Opuscolo – Migrazione e detenzione delle donne nel CPR di Ponte Galeria

Migrazione e detenzione delle donne nel CPR di Ponte Galeria (Roma) – Alcuni spunti di riflessione

Quanto scritto è frutto di una stesura collettiva, il tentativo di rendere fruibili su carta alcuni dei ragionamenti che hanno costruito il percorso di lotta contro le frontiere che portiamo avanti in città, e che hanno contribuito a decostruire alcuni dei pregiudizi e costrutti sessisti e suprematisti che ognuna di noi ha dentro. Ci auguriamo che apra a ragionamenti più approfonditi e condivisi sulle oppressioni multiple di genere, razza e classe.
Lungi dal voler essere esaustivo, ci auguriamo che quanto qui riportato possa aver fornito qualche strumento di riflessione in più sui meccanismi che operano all’interno dei centri di detenzione per migranti e sugli svariati dispositivi di controllo che vi ruotano intorno; che gli spunti per la discussione proposti siano una parte di una riflessione più ampia che ragioni sulle molteplici facce di un’oppressione che sistematicamente garantisce e nega privilegi per nascita.
Speriamo con ciò di veder allargarsi le fila di quelle solidali che si ritrovano fuori da un CPR o che lottano contro una frontiera, sia essa fatta di filo spinato o di idee stigmatizzanti.

Nemiche e nemici delle frontiere

Stampa e diffondi l’opuscolo migrazione e detenzione PG

Collettivo R-ESISTIAMO

R-esistiamo è un collettivo composto da persone diverse fra loro attive contro ogni forma di razzismo, ogni frontiera e in solidarietà alle persone migranti.

Il collettivo è aperto a tutti e tutte e si contraddistingue per orizzontalità e antiautoritarismo: non è un comitato, non ci sono capi, né responsabili e nonostante ci possano essere dei o delle portavoce, non significa ci siano leader.

Muove critiche contro il sistema migratorio svizzero portando una lotta concreta sul territorio ticinese: intende smascherare il falso volto dell’accoglienza, mostrandone la reale identità caratterizzata da repressione, sfruttamento e segregazione, con l’obiettivo di fermare questa enorme macchina da soldi.

Vuole perciò evidenziarne i principali protagonisti istituzionali e tutti gli ingranaggi che lo fanno funzionare: la SEM (Segretariato della Migrazione), l’apparato repressivo (polizia, guardie di confine e aziende di sicurezza privata), i partiti politici che di fatto lo appoggiano e tutte le aziende e organizzazioni attive nella cosiddetta accoglienza, come la Croce Rossa, la Caritas, l’ORS e fermarli.

Crea alleanze con altre realtà attive nel resto della Svizzera e in Italia perché la solidarietà diventa più forte quando supera ogni frontiera. Continue reading Collettivo R-ESISTIAMO

Croce Rossa complice di razzismo e segregazione! Contro ogni bunker e ogni prigione!

Nascondendosi dietro la sua facciata di organizzazione umanitaria ed assitenziale, la Croce Rossa gestisce “centri di accoglienza” e centri di espulsione per migranti in Svizzera e all’estero. Quello che la Croce Rossa spaccia all’opinione pubblica come “volontariato”, accoglienza ed aiuto umanitario, è in realtà un ricco business fondato sulla segregazione ed il razzismo.

In Ticino, la Croce Rossa, che si è aggiudicata i fruttuosi appalti per la gestione del bunker della Protezione Civile di Camorino e altri centri “di accoglienza”, lucra sulla pelle di centinaia di persone che fuggono da situazioni di repressione, guerra e povertà.

Assieme ad agenti della Securitas, Rainbow e altre aziende di sicurezza, i dipendenti della Croce Rossa controllano ogni aspetto della vita delle persone alloggiate nei centri. Chi vive nel bunker di Camorino ad esempio parla di condizioni simili ad un regime di semi-prigionia: perquisizioni all’ingresso, coprifuoco serale, mancanza di finestre e aria, camerate sovraffollate senza alcuna privacy, obbligo di pernottamento per ricevere l’indennizzo giornaliero (3 franchi), ricatti, umiliazioni e violenze da parte di agenti di sicurezza e polizia sono all’ordine del giorno.

Inoltre la Croce Rossa partecipa attivamente alle espulsioni delle persone che ricevono delle risposte negative alla loro richiesta di asilo in Svizzera, dando una parvenza umanitaria a delle vere e proprie deportazioni. Continue reading Croce Rossa complice di razzismo e segregazione! Contro ogni bunker e ogni prigione!