A proposito del pass sanitario e della sua probabile estensione

Fonte: renverse.co

Comunicato diffuso l’8 settembre 2021 da diversi spazi culturali ginevrini per esprimere la loro opposizione alla generalizzazione del pass sanitario e quello che comporta.

La ragion d’essere delle nostre strutture è di accogliere un pubblico senza discriminazione, senza distinzione di sesso, di razza, di classe; che siano “buoni cittadini” o no; che vengano dall’Europa o da altrove; che abbiano documenti d’identità o no; assicurazione sanitaria o no.

Ginevra | 8 settembre

Siamo luoghi di apertura. Non è il nostro ruolo escludere le persone perché la loro situazione non permette loro di accedere alla tessera sanitaria, o per qualsiasi altro motivo amministrativo. Non aspiriamo a diventare organismi di controllo e di smistamento, non vogliamo essere gli attori/trici di uno spostamento verso una società in cui la sorveglianza è sempre più generalizzata.

Temiamo che queste misure eccezionali durino nel tempo e che ci abituiamo a una forma di sorveglianza latente. Temiamo che gli strumenti stabiliti oggi in nome della salute pubblica possano essere più facilmente rimessi in funzione domani a fini di sicurezza, che la dichiarazione della propria identità e la registrazione dei propri movimenti vengano standardizzate, che le maglie del controllo sociale si stringano pericolosamente durante la gestione di questa pandemia.

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Dalle ruspe alle schedature. Lo stato di polizia in Ticino non è una deriva, ma la tendenza.

Fonte: inventati.org/molino

Domanda: ma se la politica non sapeva niente della demolizione,
significa che viviamo in uno Stato di polizia?
Risposta: no, spero proprio di no, assolutamente no.
(Marco Borradori intervistato dalla RSI mercoledì 9 giugno 2021)

Da leghista, il molino l’avrei sbaraccato anni fa
(Norman Gobbi, liberatv, 5.5.2021)

Prima che le inchieste della procura sulle responsabilità politiche e operative dello sgombero del Molino lasciassero il posto ai silenzi di tomba del municipio e alla funzionale e ipocrita costernazione espressa da più parti per la scomparsa del «sindaco di tutti», c’era ancora un minimo dibattito sull’effettivo potere assunto dalla polizia di Gobbi in questo Cantone.

Dal nostro punto di vista, responsabilità e vertici della catena di comando sono sempre apparsi evidenti. Un’operazione di sgombero di quel tipo – una chiara punizione e vendetta di Stato per ripristinare “decoro, ordine, disciplina e legalità” – con forze congiunte di altri cantoni, poteva solo provenire da chi le ruspe le aveva evocate a più riprese nei propri discorsi e nei propri referenti ideologici. Così come è apparso sintomatico del clima politico in cui viviamo il silenzio assordante sull’innominabile e innominato capo del dipartimento delle istituzioni, rispetto al volume di inchiostro versato sui fatti del 29 maggio. Dal sindaco ai municipali, passando per gli alti vertici di polizia cantonale e comunale, fino alle ditte edili coinvolte nella demolizione, lo scarica barile, come i ripetuti silenzi, sono stati grotteschi quanto efficaci, nell’insabbiare e nel depistare la responsabilità del consigliere di stato leghista.

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Morges: ennesimo omicidio razzista della polizia vodese.

Fonte: renverse.co / Introduzione e traduzione a cura di frecciaspezzata.

Lunedì 30 agosto, un uomo nero, cittadino svizzero di 37 anni, è stato ucciso dalla polizia alla stazione di Morges, nel canton Vaud. Un’altra persona nera uccisa dalla polizia vodese, un’altro essere umano ucciso dal razzismo di Stato rossocrociato. Dopo le morti per mano di agenti di polizia di Hervé (2016), Lamine (2017), Mike (2018), per l’ennesima volta una persona nera viene uccisa dalle armi delle forze dell’ordine di un paese che nel resto del mondo ama spacciarsi come esempio di democrazia e di rispetto dei diritti umani, ma nel quale nella realtà dei fatti il razzismo è sistemico.

Verso le 18.00 del 30 agosto 2021, la polizia sembra sia intervenuta alla stazione di Morges a seguito di una segnalazione di un uomo in stato di agitazione. Un agente ha poi sparato a più riprese uccidendolo.

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Vallese: il membro dei giovani UDC Léo Rouviez ha un tatuaggio nazi

Léo Rouviez sfoggia apertamente il suo neonazismo sui social

Fonte: renverse.co

Riportiamo un articolo su un caso specifico di legame tra partiti di destra come l’UDC (o la Lega nel contesto ticinese) e individui neonazisti o neofascisti, sintomatico di come il fascismo di strada e quello in doppiopetto istituzionale siano le due facce della stessa medaglia…

Léo Rouvinez, membro dei Giovani UDC vallesani romandi e “redattore permanente” del giornale dei Giovani UDC Vallese “L’Idée”, ha un “1488” tatuato sul petto. È una combinazione di due numeri usati come simboli dai neonazisti: 14 si riferisce alle “14 parole”, uno slogan della supremazia bianca (“Dobbiamo assicurare l’esistenza del nostro popolo e un futuro ai bambini bianchi”), mentre 88 sta per “Heil Hitler” (essendo la H l’ottava lettera dell’alfabeto) [1].

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Quando la lotta per la libertà è viva, la repressione attacca.

Riceviamo e diffondiamo:

Da qualche mese autogestione, solidarietà, iniziative politiche/culturali/musicali e proteste hanno preso forma nelle vie e nelle piazze della città vetrina, Lugano. Ecco che piovono denunce, citazioni in polizia per interrogatori e multe a 30 o più persone.

Lo Stato di polizia attacca chi esprime il proprio pensiero antiautoritario e contro le ingiustizie. Le modalità repressive assunte dalla polizia non sono solamente convocare le persone attraverso raccomandate via posta, ma anche chiamare su telefoni privati o cercare la gente a casa o a casa dei gentori per la consegna della lettera.

Questo è un chiaro tentativo di spaventare e mettere sotto pressione le/gli indagat*. Le citazioni per gli interrogatori devono arrivare via raccomandata e basta, tutto il resto sono pressioni psicologiche.

Il collettivo ANTIREP Ticino è disponibile a domande e o supporto.

Invitiamo chi abbia ricevuto qualsiasi citazione da parte della polizia a scrivere una mail al seguente indirizzo: antirepticino@riseup.net

così da poterci confrontare e organizzare!

CHI LOTTA NON È MAI SOL*!
Collettivo ANTIREP Ticino


Leggi informazioni utili per far fronte ad interrogatori, fermi ecc…:

Piccolo manuale di autodifesa legale

 

Brucia il telefono: opuscolo su cellulari e sicurezza

Condividiamo questo opuscolo scaricabile e l’indirizzo di un blog ricco di informazioni utili su come tutelarsi di fronte alla repressione per quanto riguarda l’uso dei telefonini. Anche se scritto alcuni anni fa, è ancora pieno di informazioni essenziali per chiunque sia attiv* nelle lotte.

Dall’introduzione:

“L’idea di studiare le tematiche di questo opuscolo è nata in un momento femminista tra donne, lesbiche, froci e trans+ di scambio e condivisione sulla lotta contro le frontiere ed i dispositivi repressivi costruiti attorno ed a partire da esse. Nel cercare approfondimenti su cellulari e telefonia ci siamo imbattutx in questo lavoro che per i suoi anni era fatto molto bene.

Qualche tempo dopo abbiamo deciso di tradurlo ed aggiornarlo, già che ci stavamo lavorando sopra abbiamo tolto le parti che non ci convincevano del testo. Quindi quanto leggerete non è la traduzione del testo, ma quello che ci sembrava interessante estrapolare con varie parti ampliate o eliminate.”

Clicca qui per scaricare l’opuscolo

Clicca qui per visitare il blog

 

 

Anarcoqueer: distribuzione di testi a tematica queer, trans, femminista e antisessista

Fonte: anarcoqueer.noblogs.org

Questo sito vuole essere un luogo dove scaricare liberamente opuscoli/zines/approfondimenti sulle tematiche di genere, queer, LGBTQI, antisessismo e femminismo da un punto di vista anarchico, radicale, libertario, antigerarchico e non riformista. Molti di questi saranno traduzioni, dal momento che in Italia è arrivato ben poco della gran quantità di zines presenti soprattutto in lingua spagnola, inglese e francese che all’estero girano da anni. Altri saranno contributi originali.

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Comunicato contro il 1º Agosto del SOA il Molino

Fonte: inventati.org/molino

Se tutto ciò che tocchiamo viene demolito,
la prossima volta prenderemo il municipio!

Oggi, 1 agosto, qualcuno festeggia la Svizzera. O meglio, si festeggiano i confini e le leggi. Si festeggia una nazione che del saccheggio e la devastazione di altri territori e popoli ha fatto la sua base di ricchezza e potere. Potere politico, economico e sociale.

La Svizzera, lo stato che sostiene e collabora con le nazioni che hanno messo a ferro fuoco la Siria e il Medio Oriente negli ultimi 9 anni. Che direttamente o indirettamente ha saccheggiato e colonizzato. Che, tramite le sue industrie, ad esempio la RUAG Holding SA, fornisce armamenti e sofisticati software a paesi in cui la coercizione e la repressione sono la base. Come la fornitura di armamenti per l’aviazione militare allo stato fascista turco di Erdogan, la cui convivenza con l’ISIS è provata, che ha portato avanti la persecuzione e il tentato genocidio del popolo curdo.

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Considerazioni sul campeggio Passamontagna contro le frontiere

Fonte: passamontagna.info

Dopo due giorni di incontri e discussioni a Claviere (It), sabato c’è stata una lunga marcia che ha visto più di 400 persone camminare su quegli stessi sentieri frontalieri che ogni giorno e ogni notte vengono percorsi da molte persone ritenute illegali dagli stati europei per attraversare il confine.

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Ginevra: azione di solidarietà dopo la morte di un detenuto

Fonte: renverse.co

Sabato 17 luglio, un uomo di 36 anni è stato trovato morto dalle guardie della prigione di Brenaz (Ginevra).

Un prigioniero a La Brenaz (Ginevra) è stato trovato morto nella sua cella sabato mattina, 17 luglio. Aveva 36 anni secondo i media. Per il momento non abbiamo altre informazioni, ma non aspetteremo la versione ufficiale “censurata” per denunciare quello che succede nelle prigioni di Ginevra.

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Dal bunker di Camorino: Ci è rimasto solo il respiro, non abbiamo nient’altro.

Dal bunker di Camorino: Ci è rimasto solo il respiro, non abbiamo nient’altro.
Una delle persone recluse nel bunker di Camorino.
Riceviamo e diffondiamo:
Nelle ultime settimane, in seguito allo sgombero e demolizione di parte del centro sociale il Molino, da più parti si sono alzate voci di sdegno e denuncia della svolta sempre più autoritaria delle forze di polizia e delle autorità cantonali a cui fanno capo.
Sull’onda sovranista e razzista che sta travolgendo diversi paesi d’Europa e non solo, anche in Ticino sembra che il potere si sia tolto la maschera democratica e agisca con la mano di ferro quando lo ritiene necessario.
In realtà, lo sdegno suscitato dall’agire dello Stato la notte di sabato 29 maggio a Lugano, non deve farci dimenticare che in questo paese c’è chi la violenza della polizia e delle istituzioni rossocrociate la vive sulla propria pelle ogni giorno, da quando ha varcato il confine entrando nel limbo dei cosiddetti centri di asilo federali e cantonali.

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Raccolta di testimonianze: interrogatori e sistema penale

Raccolta di testimonianze di interrogatori ed esperienze con il sistema penale per la pubblicazione di un libro.

Fonte: renverse.co

Svizzera | 29 giugno

Attualmente stiamo lavorando alla pubblicazione di un libro sulle strategie e le tecniche di interrogatorio usate dalla polizia e su come proteggersi da esse. Il libro si situa in una prospettiva di emancipazione radicale e porta una critica globale delle istituzioni di polizia così come del sistema penale e della giustizia istituzionale. Le persone che ci lavorano condividono posizioni anarchiche e femministe, ma la nostra ambizione è di creare uno strumento accessibile a tutt*.

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Il Molino, pratiche di lotta e autodifesa: qualche parola sul corteo del 5 giugno

Riceviamo e diffondiamo:

Lo sgombero del CSOA Molino e la demolizione di parte degli stabili dell’ex macello, hanno scatenato un’ondata di solidarietà in Ticino, in Svizzera e altre parti del mondo. Solidarietà che ci ha scaldato il cuore dimostrandoci che il fazzoletto di terra che abitiamo è ancora capace di grandi cose.

In questi giorni, nelle strade si sono (re)incontrate migliaia di persone diverse che in questi decenni hanno frequentato lo spazio, che sia stato per una serata o un pezzo più o meno lungo della propria vita. Il Molino è stato un luogo in cui si sono intrecciati e hanno coabitato, anche con momenti di difficoltà, divergenze e confronto, progetti artistici e culturali, politici, di sport popolare, di autoproduzione e di vita in collettività.

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Con rabbia e con amore: gioie e dolori dell’eterogeneità in piazza

Riceviamo e diffondiamo:

“Dal Corriere del Ticinolandia dell’8 giugno 2021

Con RABBIA e con AMORE

Gioie e dolori dell’eterogeneità in piazza

È partito dalla ribattezzata piazza Rivolta il corteo di sabato 5 giugno per l’autogestione. Momento di piazza organizzato e autodifeso. Pensato collettivamente per essere rispettoso delle diverse pratiche di manifestazione e lotta. Una massa eterogenea di persone accorse dopo lo sgombero dello scorso 29 marzo del CSOA Molino. Diversi i messaggi solidali lanciati da vari spezzoni con cori, musica e parole urlate e scritte.

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Conosci i tuoi diritti

Riceviamo e diffondiamo in vista del corteo di sabato 5 giugno contro lo sgombero del CSOA Molino:

CONOSCI I TUOI DIRITTI

1. Posso mascherarmi il volto per esprimere un’opinione – la polizia non può fermarmi solo perché porto una maschera di un politico o una maschera antigas.

2. La polizia può chiedere di identificarmi se mi trovo su suolo pubblico – sono tenut* a comunicare agli agenti solo: nome, cognome e indirizzo. Non sono tenut* a riferire in merito al mio lavoro, al motivo della mia presenza in città, ai miei programmi durante giornata, alla mia famiglia.

3. Posso esigere da un agente in borghese che si identifichi mostrando il distintivo, l’uniforme è invece sufficiente per identificarlo – solo agenti di polizia possono chiedermi il documento, devo quindi potermi assicurare che si tratti di un agente.

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Consigli utili per il corteo/Useful tips for the demo (italiano-english)

Riceviamo e diffondiamo in vista del corteo di sabato 5 giugno contro lo sgombero del CSOA Molino:

Some tips for the demo, english version below:

Versione da stampare

CONSIGLI UTILI PER IL CORTEO

Condividiamo alcuni spunti per mettere in pratica l’autogestione durante i momenti di piazza e nelle manifestazioni. Sii consapevole e responsabile di te stess* e di chi ti sta attorno.

– Portati acqua e cibo a sufficienza per tutta la durata della manifestazione e qualcosa con cui coprirti in caso di sole o pioggia.

– Non portare bandiere di partiti. Usa la fantasia per creare striscioni, cartelli ecc. a difesa dell’autogestione.

– Se prendi parola pubblicamente con i media non farlo a nome del CSOA Molino ma in quanto individu*. Non farlo all’interno del corteo.

– I/le giornalist* non sono benvenut*all’interno del corteo.

– Il Molino e chi solidarizza con l’autogestione sono realtà eterogenee, rispetta le pratiche di ognun* durante la manifestazione.

– Rispetta il consenso e lo spazio delle persone che ti trovi accanto nella manifestazione: non dare per scontato che una persona voglia essere abbracciata, toccata, filmata o fotografata senza chiedere prima. Ricordiamoci che i filmati e le fotografie di solito vengono utilizzati contro di te/noi dalla polizia.

– Se sai che il consumo di alcol o altre sostanze puo alterare il tuo comportamento, mettendo a repentanglio la tua sicurezza e quella di chi ti sta intorno, evita di farlo in corteo.

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5 giugno tutt* in strada: il Molino non si tocca!

Riceviamo e diffondiamo chiamata in varie lingue per il corteo di sabato 5 giugno a Lugano. Di seguito versione in italiano, francese, tedesco, castigliano, inglese. 

LE NOSTRE IDEE NON SI SGOMBERANO

Sabato 29 maggio con lo sgombero del CSOA Molino le autorità cantonali e comunali hanno mostrato il loro vero volto: militarizzazione della città con polizia antisommossa, droni, spray al pepe, manganellate (e
gruppetti di neo-fascisti evidentemente tollerate dall’alto). E poi ruspe e demolizione di una parte degli spazi del centro sociale con immagini che ricordano scenari di guerra.

La volontà è quella di mettere a tacere e spaventare ogni forma di auto-organizzazione dal basso impedendo ogni forma di espressione artistica, culturale e politica che non rientri nei rigidi schemi di chi vuole una città in cui regni una sola legge: quella del profitto capitalistico sopra ogni cosa.

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LMPT – Legge di sorveglianza globale

Fonte: renverse.co

Il 29 maggio 2021, incontriamoci alla manifestazione di Losanna per formare un fronte comune contro la LMPT e il suo mondo!
Losanna | 13 maggio

Il 13 giugno 2021 si voterà il nuovo progetto di legge sulle misure di polizia per combattere il terrorismo (LMT) portato dalla SVP, dalla destra e dal centro. Oltre a limitare le nostre libertà fondamentali, questa legge è deliberatamente razzista e islamofoba. Formiamo un fronte comune contro la LMPT!

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LMPT: Tutt* sorvegliat*

Fonte: renverse.co

Testo d’approfondimento sulla legge per le nuove misure di polizia contro in terrorismo in Svizzera

Il 13 giugno 2021, l’elettorato svizzero (almeno una parte di esso) voterà se adottare o meno la legge per le nuove “misure di polizia contro il terrorismo”, la LMPT. Questa legge, inizialmente adottata dal Consiglio federale nel maggio 2019, è stata da allora oggetto di un intenso dibattito sia a livello parlamentare che nella società civile, e il referendum contro di essa ha avuto un grande successo (in parte perché sostenuto da alcune componenti della destra). Tuttavia, nulla è certo, e mentre la sinistra sembra più o meno unanime sulla questione, il Consiglio federale, il Parlamento e tutta la destra e il centro chiedono di votare a favore delle nuove misure.

Per quanto ne sappiamo, la sinistra radicale extraparlamentare non ha ancora commentato molto il testo della legge. Questo perché la politica istituzionale non è il campo in cui preferiamo intervenire, ma anche, e forse soprattutto, perché non è facile immaginare come mobilitarsi oggi sul tema della sorveglianza e dei diritti politici, per quanto fondamentali essi siano. Ci è sembrato, tuttavia, che guardare da lontano l’adozione di questa legge fosse piuttosto irresponsabile e che alcune cose cruciali non fossero ancora state dette sull’argomento. Il testo che segue propone una lettura di questo progetto di legge come una continuazione delle misure islamofobiche, razziste e xenofobe prese in Svizzera e in Europa durante gli ultimi 20 anni e come un’estensione delle pratiche di sicurezza che minacciano sempre più il diritto di esprimersi politicamente al di fuori delle urne.

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Opuscolo: Brucia il telefono!

Fonte: bruciailtelefono.noblogs.org

L’idea di studiare le tematiche di questo opuscolo è nata in un momento femminista tra donne, lesbiche, froci e trans+ di scambio e condivisione sulla lotta contro le frontiere ed i dispositivi repressivi costruiti attorno ed a partire da esse. Nel cercare approfondimenti su cellulari e telefonia ci siamo imbattutx in questo lavoro che per i suoi anni era fatto molto bene.   Qualche tempo dopo abbiamo deciso di tradurlo ed aggiornarlo, già che ci stavamo lavorando sopra abbiamo tolto le parti che non ci convincevano del testo. Quindi quanto leggerete non è la traduzione del testo, ma quello che ci sembrava interessante estrapolare con varie parti ampliate o eliminate. Ci piace pensare che questo testo è un po’ di tuttx, quindi pure un po’ di nessunx. Dunque, se sai chi l’ha scritto, tienilo per te.

Qui potete scaricare l’opuscolo stampabile.

 

La violenza nei centri federali d’asilo – un problema strutturale

Fonte: barrikade.info – 17 maggio 2021

Per la prima volta, la Segreteria di Stato per la Migrazione (SEM) ammette che nei campi d’asilo della Confederazione si verificano violenze da parte del personale di sicurezza. Per un anno, il SEM non si è stancato di assicurare al pubblico che non c’erano indicazioni note di “coercizione sproporzionata”. Ora l’onere delle prove pesa troppo.

Il mantra che non c’è violenza, e se c’è, solo in casi individuali, non può più essere mantenuto. La SEM sostiene ora che sta già lavorando agli abusi che ieri ha costantemente negato. Questa inversione di tendenza è dovuta alla ricerca persistente e all’ampio lavoro di pubbliche relazioni di molti gruppi e individui che si battono per porre fine alla violenza contro i richiedenti asilo. Ultimo ma non meno importante, è un successo di tutte quelle persone coraggiose che hanno osato rendere pubbliche le loro esperienze violente.  

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Ginevra – Solidarietà con la resistenza del popolo palestinese

Fonte: renverse.co – Ginevra, 19 maggio

Corteo 22 maggio 2021 – Gli eventi delle ultime settimane sono direttamente legati al regime coloniale di Israele e alle pratiche di apartheid, denunciate ancora di recente da Human Rights Watch. I vari stati che sono complici o silenziosi di fronte ai crimini israeliani, guidati dagli Stati Uniti, sono anche responsabili della situazione del popolo palestinese e dei crimini di guerra che sono stati commessi dal 10 maggio con i bombardamenti israeliani sulla popolazione civile palestinese a Gaza. È anche responsabilità dell’ONU imporre la protezione della popolazione civile.

In Cisgiordania, la popolazione palestinese è anche vittima della brutalità dell’occupante che non esita a uccidere i bambini con una pallottola nella schiena. A Gerusalemme Est, gli abitanti del quartiere palestinese di Sheikh Jarrah resistono ancora all’esproprio delle loro case da parte dei coloni.

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Ambizioni sul fondo del mare. Internet e l’Africa

Tratto da https://radiocane.info/ambizioni-sul-fondo-del-mare-internet-e-lafrica/

Ambizioni sul fondo del mare. Internet e l’Africa

Se siamo abituati a sentir parlare degli oleodotti e dei gasdotti che trasportano i combustibili fossili – e per questo dettano l’agenda geopolitica internazionale – meno noti sono i cavi attraverso i quali transitano i dati che permettono l’esistenza di Internet: una rete fisica che si snoda per mari e terre connettendo macchine ed esseri umani nel Grande gioco dell’informazione (che presuppone la produzione di altrettanto grandi flussi intercontinentali di energia elettrica). Continua a leggere Ambizioni sul fondo del mare. Internet e l’Africa

Alta Val di Susa – Sulla camminata resistente in frontiera

Fonte: Passamontagna

Oggi pomeriggio, dal campeggio “Sconfiniamo la frontiera”, è partita una passeggiata resistente. Il corteo ha preso i sentieri dirigendosi verso Monginevro. La Gendarmerie in antisommossa si è quasi subito schierata a protezione dei campi da golf, impedendo il passaggio. I campi da golf (di proprietà di Lavazza e del comune di Monginevro) sono ogni notte teatro di una caccia all’uomo da parte della polizia di frontiera e di giorno sfruttati dall’economia devastatrice del turismo golfistico e sciistico.

Il corteo quindi è salito sulla statale, bloccandola, sottolineando ancora una volta come questa strada sia inaccessibile ad alcune persone selezionate dagli stati ma sia attraversata tutti i giorni da centinaia di camion merci.

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La legge che crea i terroristi

Fonte: Area7.ch – di Avvocato Costantino Castelli

La nuova legge federale sulle misure di polizia per la lotta al terrorismo (Mpt) in votazione il 13 giugno si fonda sull’illusione di scongiurare azioni terroristiche imponendo a delle persone di doversi presentare regolarmente in polizia per dei colloqui, vietandogli di accedere a determinate aree, di recarsi all’estero o astringendole a una residenza coatta al domicilio per un certo periodo. Sono propositi velleitari.

Ammesso che le nostre autorità di polizia riescano, sulla base di criteri che restano perlopiù imperscrutabili, a individuare una persona effettivamente propensa a mettere in atto azioni terroristiche, è molto difficile credere che misure del genere possano efficacemente vanificarne gli intenti. Chi ha in mente di far saltare in aria un supermercato o di accoltellare i passanti per strada, non credo si faccia un cruccio a violare un obbligo di firma o a infrangere il divieto di uscire di casa.

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Le morti invisibili delle persone immigrate in Italia

29 aprile 2021 – Fonte: hurriya.noblogs.org

Le morti e le violenze sistematiche subite dalle persone immigrate in Italia spesso rimangono ignote. Un esempio emblematico è quanto successo negli ultimi giorni.

Il 25 aprile 2021 i media senegalesi  diffondono la notizia della morte di Mame Dikone Samb, avvenuta in Italia. Secondo quanto riportato da questi articoli, pubblicati a caratteri cubitali sulle prime pagine dei quotidiani locali, Mame Dikone Samb, 56 anni, nata a Ngor in Senegal e residente da diversi anni in Italia con i suoi figli a Castelli Calepio in provincia di Bergamo, sarebbe morta in seguito all’intervento dei Carabinieri, dopo un diverbio avvenuto negli uffici di una banca di Grumello del Monte (BG).

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