Ma dove sta andando il Comitato Internazinale della Croce Rossa?

Fonte: Vocelibertaria N.44 leggi

di Gianpiero Bottinelli

Qui non affronto la grave questione dei centri per i richiedenti d’asilo gestiti dalla Croce Rossa, di cui numerose persone (in particolare gli attivisti del collettivo R-Esistiamo) hanno sollevato e stanno sollevando con varie manifestazioni/presi-di/occupazioni, mettendo in discussione anche la politica di frontiera dei vari governi sulla nuova immigrazione.

Invece voglio informare delle scelte del Comitato internazionale della Croce Rossa (CICR), ed in particolare dell’operato del suo Presidente, del suo Comitato e della sua Assemblea. Notizie che per il momento sono state occultate dai mass media. Eccone una:“Un gran numero dei 1000 membri del Word Economic Forum (WEF) rappresentano forze economiche considerate, a torto o a ragione, come responsabili direttamente o indirettamente delle sofferenze delle vittime dei conflitti che il CICR ha per mandato di proteggere. Non posso immaginare che vi sia una completa conoscenza di causa che i membri dell’Assemblea abbiano accettato che il loro presidente sia nel Consiglio di fondazione di una organizzazione che include tra i suoi membri le principali industrie d’armi del pianeta […] Un presidente del CICR è quin-di [attivo] membro del WEF insieme a tutte le industrie di armamenti, per es. con Tesxtron Defense Systems produttore di bombe a fram-mentazione CBU-105 e BLU-108, proibite dalla convenzione di Dublino […] attualmente utilizzate dall’Arabia Saudita in Yemen”. Continue reading Ma dove sta andando il Comitato Internazinale della Croce Rossa?

Il vano tentativo di spegnere la fiamma che divampa in un cuore ribelle…

Riceviamo e diffondiamo:

Il 21 gennaio una nostra compagna anarchica è stata processata per una serie di accuse tramite cui si tenta di creare “il caso”, il “personaggio violento”, il nemico pubblico numero uno della stagnante pace sociale del contesto regionale. L’intento è sicuramente quello di scoraggiare e bloccare chi si oppone attraverso idee e pratiche all’ordine imposto da questo regime democratico.

Non credendo minimamente in nessuna istituzione, tanto meno nella magistratura, non ci interessa entrare in discorsi tecnici che dividono tra colpevoli e innocenti, bensì riteniamo interessante analizzare i metodi con cui la repressione cerca di colpire ed isolare, nella buia contemporaneità, chiunque non chini la testa e si opponga alla devastante e liberticida società in cui viviamo.

Lugano, molti soldi e benessere, telecamere di videosorveglianza ovunque, droni che volano sopra le nostre teste, un folto, servile, annoiato e ben ammaestrato organico di polizia. Cala la sera, le strade affollate dal traffico pendolare si svuotano completamente, ognuna/o si rinchiude nella propria prigione mentale e fisica cercando di evadere dalla stancante giornata lavorativa godendosi l’ultima puntata della serie preferita nel buco in cui sopravvive. Tutto tace in un assordante silenzio e ogni cosa è al suo posto nell’imbarazzante pulizia urbana.

Continue reading Il vano tentativo di spegnere la fiamma che divampa in un cuore ribelle…

Zurigo: imposti 3 mesi di detenzione preventiva al compagno arrestato il 29 gennaio.

Riceviamo e diffondiamo:

Tre mesi di detenzione preventiva stati imposti al nostro compagno, con la seguente spiegazione: rischio di fuga e pericolo di collusione. Ora è nella prigione distrettuale di Zurigo BGZ. Il pericolo di fuga viene impiegato come argomento perché, tra le altre cose, un altro compagno è
ancora in fuga accusato dell’azione incendiaria contro la stazione radio di Waidberg (Zurigo).

Continue reading Zurigo: imposti 3 mesi di detenzione preventiva al compagno arrestato il 29 gennaio.

Zurigo: arrestato un compagno della biblioteca anarchica Fermento

Fonte: roundrobin.info

Martedì 29 gennaio 2019, poco dopo mezzogiorno, un nostro compagno è stato arrestato nel suo appartamento. La porta è stata aperta con la forza da un’unità forense.Il suo arresto, le perquisizioni domiciliari a casa sua e – ancora una volta – alla Biblioteca Anarchica Fermento sono state giustificate dalle autorità con le seguenti accuse:

– Attacco incendiario contro diversi veicoli dell’esercito svizzero a Hinwil (Zurigo) il 27 settembre 2015.

– Attacco incendiario contro l’antenna radio per le comunicazioni della polizia a Waidberg (Zurigo) il 10 luglio 2016.

– Inserimento di manifesti (la polizia crede di conoscere una data per questo, il 16 novembre 2017) nella vetrina della Biblioteca Anarchica Fermento (nella precedente sede) che presumibilmente invitavano a causare “danni alla proprietà e violenza contro aziende e persone che fanno parte dello sviluppo del carcere Bässlergut a Basilea e alla costruzione del PJZ a Zurigo“.

Il nostro compagno, che si occupa della biblioteca anarchica, e che era già stato tormentato in precedenza a causa di questa storia dei manifesti, è stato portato via da casa sua ed è stato sottoposto ad un cosiddetto trattamento ED (con l’ottenimento da parte della polizia di DNA, impronte digitali, ecc.), oltre che interrogato.

Continue reading Zurigo: arrestato un compagno della biblioteca anarchica Fermento

Una storia che non viene raccontata, perché troppo scomoda parte 2 (*)

Riceviamo e diffondiamo:

Alcuni giorni fa abbiamo raccontato la storia di un caro amico. H. è dovuto fuggire dal proprio paese e se ci dovesse tornare, verrebbe imprigionato e subirebbe torture e altre vessazioni.
Appena arrivato in Svizzera, attorno al 2005, H. inoltra regolare domanda d’asilo, che viene subito respinta. H. è ritenuto irregolare in quanto non è in possesso di un documento di identità. Ma al contempo, non può neppure in nessun modo recuperare il suo passaporto.

La sua vita diventa un’odissea. Che continua ancora oggi: da oltre 10 anni H. vive tra i cosiddetti centri di accoglienza, tra i bunker e le carceri (tipo quello amministrativo per non possesso di documento). Per oltre 10 anni H. non beneficia di nessun tipo di permesso. Una deportazione forzata non è possibile, poiché non ci sono gli accordi tra la Svizzera e l’Algeria (il paese da cui proviene) . Lo Stato svizzero – rappresentato dalla SEM (Segreteria di Stato della Migrazione), dall’ufficio della migrazione del cantone Ticino e dalla polizia dei rimpatri – tenta a più riprese e con diversi metodi di imporgli un rimpatrio volontario. Detto altrimenti, H. continua a subire pressioni psicologiche affinché ceda alla richiesta di rimpatrio (il cosiddetto “rimpatrio volontario”), in quanto persona indesiderata. Ad esempio, in numerose occasioni, H. viene portato dalle guardie di confine in Italia, per essere allontanato dalla Svizzera. Una di queste viene pure picchiato, subendo un grave danno alla dentatura, ancora oggi non risolto.

Sviluppa molte amicizie e si lega sentimentalmente a una ragazza svizzera con la quale ha un figlio. L’obiettivo di sposarsi e di vivere insieme, gli viene però brutalmente negato. Così come la possibilità di lavorare per poter auto sostenersi. Non potendo lavorare i debiti verso lo Stato aumentano anno dopo anno.

Aver vissuto in prima persona il razzismo lo ha portato ad essere una persona attiva in favore dei diritti dei migranti, della libertà di movimento e per la chiusura del bunker di Camorino. Chi fa sentire la propria voce però, chi lotta e mette in discussione questo sistema migratorio, si sa, non è ben accetto in questo cantone. La risposta non tarda infatti ad arrivare: le autorità, la SEM, l’ufficio della migrazione e la Croce Rossa, si rendono ripetutamente protagoniste di pressioni, ricatti, punizioni e vessazioni. Non solo verso di lui ma anche contro le varie altre persone che vivono nel bunker di Camorino e hanno deciso di non stare più zitte denunciando le condizioni indegne che vivono all’interno del bunker. Continue reading Una storia che non viene raccontata, perché troppo scomoda parte 2 (*)

Rose rosse per te ho comperato questa sera…

Rose rosse per te ho comperato stasera... 1(ovvero alcune forme di razzismo e sopruso quotidiano)

Ciò dimostra, senza dubbio alcuno, che siamo al cospetto di una falsa dichiarazione, esclusivamente finalizzata a danneggiare gli agenti in questione solo poiché l’intento principe, ossia di spillare (estorcere) denaro, si è fortunatamente infranto, al pari del castello di menzogne.”

(Osservazioni del comune di Lugano, rappresentato dal Municipio, 24 marzo 2017)

Era il primo agosto del 2015. Ve lo ricordate? Di primo mattino, attorno alle nove. Un ragazzo pakistano, venditore di rose, viene fermato per un controllo. Portato nel gabbiotto della vecchia stazione è dapprima insultato e poi selvaggiamente pestato da due agenti della polizia comunale di Lugano1. Risultato: un timpano rotto con tanto di referto medico, naso sanguinante2, il furto delle rose e di 140 euri. Subito viene inoltrata denuncia e l’allora procuratore pubblico John Noseda apre il caso, che, dopo alcune “brevi” “indagini”, viene archiviato con un “non luogo a procedere”. Il comune di Lugano, in una lunga presa di posizione firmata dal sindaco Borradori – pratica del tutto inusuale e inammissibile (l’ente pubblico non è parte del procedimento e non é quindi legittimata a intervenire) e con toni sconvenienti e inaccettabili3 – scende in campo a difesa dell’operato degli agenti, infangando la testimonianza, la provenienza culturale (giocando sulle imperfezioni linguistiche – “no capo tu c’é tanti soldi, tu fa bella vacanza, ha bella donna, ha bella macchina, ecc, ecc)4 e il vissuto del ragazzo, in un condensato di luoghi comuni, di supremazia bianca e di razzismo.

Passano alcuni mesi e Continue reading Rose rosse per te ho comperato questa sera…

IL SANGUE DELLE CIMICI di Afroditea

Autodeterminazione, dominio, razza e colonialità

Si sta creando un equivoco pericoloso rispetto a una questione fondamentale: l’autodeterminazione. Da sempre espressione legata alle lotte d’autonomia e d’emancipazione in basso a sinistra, viene ora – in un territorio devastato da leghe e affini – furbescamente riproposto in chiave di sovranità e di superiorità dalle neo-destre fasciste e liberiste. Una chiara visione di classe – quella dirigente, quella al potere, quella dei “padroni a casa nostra” – che si autocelebra consegnandosi pieni poteri per continuare a fare ciò che vuole, impunemente e a scapito delle vite dei più espostx e dei più colpitx. Ma autodeterminazione è invece da sempre concetto legato a popoli e persone che il sistema lo mettono in “discussione”. È legato alle lotte dei popoli (da quella del popolo curdo a quella palestinese), a quelle delle donne (che combattono un sistema sessista e razzista, che si autodifendono dalle aggressioni, dagli abusi e dalla dominazione maschile, che autodeterminano il proprio corpo, che decidono come coprirlo o come scoprirlo); alle lotte di autodefinizione del proprio genere, della propria sessualità, dei propri amori; a quelle callejere di ragazze e ragazzi che si riappropriano del territorio, di spazi e di luoghi, che fomentano e sperimentano conflitti, culture, rabbie; fino a quelle – e di queste tratteremo – di coloro che viaggiano, si spostano, migrano e che ci mettono di fronte ai nostri privilegi e alle nostre contraddizioni. “Le lotte in Catalunya per l’autodeterminazione – riprendendo le parole di una compagna basca femminista-libertaria all’ultimo incontro di Logos a Roma -, al di là di tutte le critiche possibili, segneranno e formeranno in maniera marcata e contundente tutta una nuova generazione di ragazze e ragazzi politici e questo lo si vede marcatamente nella presenza ai cortei antifascisti, nelle mobilitazioni femministe e migranti. È da lì che ripartiamo verso una nuova visione di società.” E rigettando a mare le posizioni sovraniste aggiunge: “al concetto di sovranità toglietegli l’inganno neoliberista e capitalista, despatriarcatelo e riposizionatelo in un senso di autogoverno, d’autodeterminazione e d’autonomia dei popoli e godetevi i risultati…”

Houssan la mattina esce Continue reading IL SANGUE DELLE CIMICI di Afroditea

Italia – Note sul Decreto: parte “immigrazione”

Fonte: roundrobin.info

Conoscere il nemico per contrastarlo.

Il 4 dicembre è entrata in vigore la legge n.132, attuazione del meglio conosciuto Decreto-Legge Salvini (D.L.113/2018), prodotto finale dell’intesa governativa tra Lega e M5S sul tema della sicurezza.

Con questo opuscolo “Note sul decreto. Parte “immigrazione”. Conoscere il nemico per contrastarlo” abbiamo pensato di approfondire soprattutto la questione migratoria, che ormai da anni nell’immaginario comune, costruito ad arte da tecnici, politici e media, è strettamente connessa alla questione sicurezza. Proprio perché il fenomeno migratorio è stato securitarizzato, gli strumenti, le pratiche e i metodi per gestirla e amministrarla provengono direttamente dall’armamentario repressivo e militare. Il contenimento, la deterrenza, la selezione, la messa a valore appartengono di fatto ad un linguaggio bellicoamministrativo.

Abbiamo voluto, però, fare un’analisi che non si arenasse nella levata di scudi che testate rosse e bianche del giornalismo nostrano, voci della sinistra legate ad ambienti parlamentari, associativi e movimentisti hanno iniziato da tempo contro decreto e governo, rimodellando a loro piacere la realtà dei fatti e contrapponendo al modello salviniano il modello dell’integrazione. Continuando Continue reading Italia – Note sul Decreto: parte “immigrazione”

Prossime iniziative del Circolo Carlo Vanza

Per saperne di più vai al sito del CCV clicca qui

 

Sabato 26 gennaio: Tentativi di vivere altrimenti (1820-1920), con Edy Zarro

Sabato 9 febbraio: Pasi presenta “Antifascisti senza patria” (anarchici rinchiusi nel campo di concentramento di Renicci d’Anghiari). Al Circolo è già disponibile una copia del volume per una lettura preventiva.

sabato 9 marzo: Franco Schirone presenta “I provos, beatniks e l’anarchia”

sabato 16 marzo:  Gianandrea Ferrari presenta le Cucine del Popolo

Mini ciclo “operaista”

sabato 6 aprile: Rainer Thomann presenta il suo libro “Ascesa e caduta del potere operaio in Russia”

sabato 27 aprile : Daniele Ratti parla delle lotte operaie negli anni ’60 – ‘70

Pranzo solidale davanti al Centro della Croce Rossa di Cadro

Domenica 20 gennaio dalle 11.00

L’INCUBO DELL’INTERNAMENTO TICINESE: I NOMI E I VOLTI DI UNA PERSECUZIONE COSTANTE

Nel bunker della protezione civile a Camorino continuano a sopravvivere 50 persone, nulla è cambiato da quando sono state smascherate le situazioni detentive e le pessime condizioni del sotterraneo (acqua sporca, infestazione di cimici da materasso, mancanza d’aria,..). L’unica cosa che la Croce Rossa ha fatto, per confermare il suo chiaro ruolo di aguzzina, di quello che a tutti gli effetti possiamo definire come lager, è dividere le persone tra buoni e cattivi: da una parte promettendo (anche in maniera illusoria) appartamenti a chi non ha contrastato la situazione umiliante del bunker mentre dall’altra, per chi ha fatto sentire la propria voce o ha aderito a proteste esterne si sono intensificati i continui controlli all’uscita e all’entrata, le restrizioni, le punizioni, le minacce e i ricatti, come ad esempio il mancato rilascio di abbonamenti dei trasporti pubblici, la perdita della “paghetta” (3 franchi al giorno!), le minacce di espulsione dal centro. Dal 2019, inoltre, nel periodo più freddo dell’anno, le persone rinchiuse del bunker dovranno uscire al mattino presto e tornare la sera, costrette a vagare senza meta come zombie, senza la possibilità di fare nulla e senza un soldo in tasca, altrimenti dovranno lavorare GRATIS nel bunker.

Negli altri centri per persone migranti del Ticino la situazione non è molto diversa, anche se potrebbe sembrare migliore dal punto di vista delle infrastrutture. Nel centro di “accoglienza” di Cadro ad esempio vivono persone migranti con differenti situazioni: famiglie in attesa di permesso di asilo, famiglie con permesso B, persone con decisione di non entrata in materia (NEM), persone con permesso F o con permesso N e persone vulnerabili (minori e donne sole) dublinate. Continue reading Pranzo solidale davanti al Centro della Croce Rossa di Cadro