Sabato 14 settembre 2019 – RIPRENDIAMOCI LE CITTÀ // Corteo a Lugano

 Le città che vogliamo

Per la libera diffusione di pratiche e culture autogestite, l’autodeterminazione dei copri, dei generi, degli ecosistemi, dei popoli in resistenza.

Per la libertà di movimento: di poter attraversare e di poter restare, per ognuno e ognuna!

Contro la città che sta in alto

dei padroni, degli speculatori, dei razzisti, degli imprenditori della paura, dei securitari e dello stato di polizia, dei sessisti e degli omofobi!

IL MOLINO NON SI TOCCA!

 

UN’ESTATE AL MALE – una mattinata in frontiera

(Ventimiglia, 9 agosto 2019)

“Il suddito ideale del regime totalitario non è il nazista convinto o il comunista convinto, ma le persone per le quali non c’è più differenza tra realtà e finzione, tra il vero e il falso.”
[Hannah Arendt, La banalità del male]

Questo scritto è frutto di tre sguardi che hanno esperienze e conoscenze differenti rispetto alla frontiera fra Ventimiglia e Mentone. Per qualcuna è luogo quotidiano di presenza e resistenza, qualcun’altra ha potuto attraversare più volte a distanza di tempo gli spazi segnati dal dispositivo di controllo del confine, per qualcuna altra ancora questo è stato invece il primo incontro diretto con la frontiera alta di ponte S.Luigi e con ill meccanismo di respingimento delle persone indesiderate dalla Francia.

Il pullman che ci porta in frontiera è dell’RT (Compagnia Riviera Trasporti) la stessa che portava le persone negli aereoporti per essere deportate, e che continua a portarle negli hotspot del Meridione. Ma questa è una piccola navetta carica di “onestx cittadinx” che sale nella ridente località di Grimaldi, ultimo paesino prima della frontiera alta, a cui siamo dirette.
Neanche il tempo di attraversare il lato francese che veniamo fermate per un “ordinario controllo di documenti”. Probabilmente ci stavamo guardando intorno in modo stra-ordinario.
Ci ritroviamo nell’ufficio di polizia della P.A.F.(Police Aux Frontiéres), vediamo il desk dove ci sono un sacco di guardie, da quella minacciosa, all’ultimo arrivato, passando per l’umorista, il poliglotta,il graduato ecc. Un clima da gita, grandi battute, saluti e scherzi.Dietro di loro una lavagna sulla quale sono scritte tre categorie: internatx, uscitx e trattenutx. Le persone in questa tabella sono numeri fluttuanti, cancellati e aggiornati continuamente man mano che le persone vengono respinte al confine italiano, lasciando il posto a quelle che nel frattempo vengono trattenute quotidianamente nelle retate sui treni. Ad un certo punto arriva uno sbirro che ci da un caloroso Bonjour. Si risente del fatto che non rispondiamo al saluto. Ci dice di sorridere, mostrare i denti. Ci dicono di sorridere perchè siamo carine, noi non veniamo gasate con gli spray, non ci sequestrano e rompono i cellulari, non ci rubano i documenti ne ci tagliano le suole delle scarpe. Solo una molestia da bar, niente di diverso da quello a cui anche compagni di scuola, autobus e squat ci hanno abituate a reagire. Nulla in confronto alle molestie e violenze che chi detiene l’autorità e tutela l'”ordine” mette in atto continuamente con chi viaggia o comunque con qualsiasi persona abbia la possibilità di soverchiare. Continue reading UN’ESTATE AL MALE – una mattinata in frontiera

Giorno X: nessuna guerra in Siria del Nord

Fonte: riseup4rojava.org

Come Comune internazionalista di Rojava e campagna internazionale RISEUP4ROJAVA chiediamo una mobilitazione mondiale contro l’invasione turca nella Siria settentrionale:

NO WAR ON NORTHERN SYRIA!

Nel giorno X in piazza!

Sette anni fa in Rojava ebbe inizio una rivoluzione che avrebbe cambiato radicalmente la vita di milioni di persone. Le curde e i curdi si liberarono della dittatura del regime di Assad e iniziarono a organizzarsi in modo autonomo in consigli, comuni e cooperative. Soprattutto l’organizzazione autonoma delle donne è diventata forza motrice della rivoluzione sociale. Nell’ambito della lotta contro Stato Islamico è cresciuto un progetto multi-etnico e multireligioso di carattere unico, che oggi garantisce la convivenza pacifica di milioni di curde e curdi, arabe e arabi, cristiane e cristiani. La Federazione Democratica Siria del Nord e dell’Est è un modello per la visione di un Medio Oriente pacifico e democratico e per questo è sempre stata una spina nel fianco sia per le potenze regionali sia per gli Stati imperialisti.

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Ginevra: altri due mesi di carcere per l’attivista antispecista Matthias

Fonte: renverse.co

Matthias* (nome fittizio) è un attivista antispecista accusato di danneggiamenti che si trova in detenzione preventiva dalla fine di novembre 2018 a Champ-Dollon, Canton Ginevra. Avrebbe potuto essere rilasciato il 5 agosto, ma in data 29 luglio, il Ministero pubblico ha decretato un prolungamento di due mesi della carcerazione preventiva, invocando un rischio di recidiva.

Prolungamento della detenzione

La decisione del Tribunale delle misure coercitive è stata emessa il 5 agosto: prolungamento confermato, sotto pretesto che l’indagato faccia parte del movimento antispecista. Diversi collettivi di solidarietà hanno indetto una mobilitazione di sostegno il 7 agosto davanti al Palazzo di Giustizia di Ginevra.

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Silenzi imbarazzanti

Riceviamo e pubblichiamo

di  Collettivo R-esistiamo

Quello preoccupante di Norman Gobbi che dopo le pesanti accuse lanciate al Collettivo R-esistiamo e ai così definiti «immigrazionisti», si è ben guardato – stranamente, vista la sua martellante presenza sui social – di rispondere al comunicato in cui viene smontato il suo farneticante intervento e gli vengono attribuiti legami vicini agli ambienti di estrema destra. Quello vago di Raffaele De Rosa che alla nostra richiesta d’incontro, non ha mai risposto, rimbalzando tutta la questione sui propri funzionari, probabilmente impossibilitati/e a trovare una risposta «politica» alla questione.

Quello imbarazzato e agitato dei funzionari del DSS che, per la seconda volta nel giro di pochi giorni, hanno annullato un incontro con il Collettivo in quanto, tra le varie scuse balbettate (nomi non forniti e mancanza delle tematiche, poi puntualmente inoltrate), «non si dicono in grado di rispondere alle nostre domande», in quanto la chiusura del bunker sarebbe una questione «politica»
e non «tecnica».

Quello sorprendente di Filippo Lombardi, che, dicendosi d’accordo con le politiche migratorie di Gobbi, si dimentica di chinarsi sulle condizioni in cui giacciono delle persone in un bunker, tralasciando gli alti silenzi imbarazzanti di tutta una classe politica. Silenzi che mascherano una pesante e vergognosa situazione di omissioni, mancanze, vendette e persecuzioni che dimostrano un vuoto istituzionale, una pochezza d’idee e una banalità disarmanti e il timore nell’assumersi delle responsabilità concrete di fronte a quella che sempre più, volenti o nolenti, sarà la situazione con la quale ci dovremo confrontare nei prossimi anni. Continue reading Silenzi imbarazzanti

Libera traduzione dell’articolo di Nora Strassmann apparso su la WOZ

Data pubbicazione: 11.7.2019

Articolo originale in tedesco

“Sotto terra si fa fatica a respirare”
Aria soffocante, nessuna luce naturale, non un centesimo, libertà di movimento molto limitata: chi è alloggiato nel bunker di Camorino si ribella a condizioni insostenibili.

A lato di un piccolo prato tra l’entrata autostradale e la centrale di Polizia, c’è una ringhiera di metallo che a mala pena si vede. Quello è il punto da cui, percorrendo uno stretto passaggio, si scende sottoterra. L’entrata del bunker non potrebbe essere più nascosta di così. Due agenti della Securitas pattugliano l’area desolata che è attorno e ci osservano da lontano. Non c’è nulla che possa far sentire benvenuti. L’alloggio per migranti, gestito dal Canton Ticino e fino a poco tempo fa anche dalla Croce Rossa, si trova sul territorio di Camorino, non lontano da Giubiasco e nel Comune di Bellinzona. Piano piano appaiono 4 uomini da sottoterra. Sono disposti a parlare. “Siamo esseri umani che sono stati portati in questo posto affinché ci si dimentichi di noi. Vorremmo vivere, ma mi sento come morto” dice Behranu Bikila*. Il 28-enne etiope è da quasi 4 anni in Svizzera.

I respinti
Lunedì 24 giugno più di 30 richiedenti l’asilo alloggiati a Camorino, praticamente tutti quelli che erano presenti a quel momento, hanno iniziato uno sciopero della fame in segno di protesta per le condizioni di vita. Una foto di 12 di loro ha destato scalpore nei media ticinesi e nell’edizione svizzero-tedesca di “20 minuti”. Il giorno dopo il Cantone, in accordo con la Croce Rossa, ha trasferito tutte le persone in procedura d’asilo presso altri centri o in un appartamento in Ticino. Nel bunker sono rimasti 7 uomini, tutti respinti dalla Svizzera – i cui Paesi d’origine non hanno sottoscritto accordi di riammissione.
Youssef Farès vive da un anno a Camorino. Il 24-enne marocchino dice: “A causa dell’aria stantia, nel bunker si fa fatica a respirare”. L’acqua è giallastra e non bevibile. Da un anno è la società di sicurezza Securitas che sorveglia il bunker per conto del Cantone. Da circa 2 anni era la sezione ticinese della Croce Rossa che gestiva il centro e fino al 24 giugno era presente per garantire un minimo di assistenza, dice Farès. Dal primo giorno dello sciopero questo supporto è stato tolto, dato confermato anche dalla portavoce della Croce Rossa Ursula Luder. La Croce Rossa si occuperebbe dei richiedenti che sono in procedura d’asilo. Per i respinti a Camorino è il Cantone il solo responsabile.

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UDC e neofascismo: influenza delle tesi fasciste in Yvan Perrin e Pierre Hainard

Fonte: renverse.co

Riportiamo un breve articolo che documenta i legami e le simpatie neofasciste di due politici di spicco dell’ UDC del Canton Neuchâtel. Come sempre più spesso accade, dietro la figura istituzionale e democratica di questi personaggi in giacca e cravatta si nasconde la stessa ideologia fascista dei gruppi considerati più “radicali”, garantendo a questi ultimi maggiore agibilità e banalizzando a livello pubblico il loro linguaggio ed il loro “pensiero”. A questo proposito a livello ticinese, è quasi banale citare la Lega dei Ticinesi ed il suo “giornale”, come pure le ultime uscite di Norman Gobbi sull’ “immigrazionismo”…


I due politici del Canton Neuchatel, molto presenti nel panorama politico locale, sono candidati per le elezioni federali del prossimo 20 ottobre. Cogliamo l’occasione per mettere in evidenza l’influenza delle tesi fasciste su questi due personaggi.

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Torino – Sulla morte di Sahid nel CPR di corso Brunelleschi

fonte macerie

Morte naturale.

Piu che un’osservazione medica, questa valutazione iniziale del medico legale ha il sapore acre ed artefatto della sentenza.

Sahid da quello che raccontano i detenuti del Cpr torinese era dello Sri Lanka, cingalese, con problemi psichici che rendevano la sua detenzione ancora più insopportabile. Se ne lamentava, ma nessuno riusciva a capire cosa dicesse di preciso perché non parlava nessuna lingua che gli altri conoscessero; vedevano che veniva spostato dall’amministrazione del centro da un’area all’altra con continui sfottò: “occupatevene voi di questo qui!”.

Alla mercé.

Tutti dentro sapevano che le sue condizioni fisiche non erano adatte alla detenzione, non perché vi sia qualcuno più idoneo, ma perché formalmente anche in questi gironi d’inferno sono stabilite delle soglie di sopportabilità rispetto alle quali alcuni individui non dovrebbero finirci dentro, o al massimo essere liberati. Questo è avvenuto pochissime volte negli ultimi anni e persone allo stremo sono state tenute dentro, come Tomi qualche mese fa. Continue reading Torino – Sulla morte di Sahid nel CPR di corso Brunelleschi

Carola e Francesca nel mare in tempesta

Fonte: parolesulconfine.com

Riceviamo e pubblichiamo un contributo scritto da compagne e compagni che hanno seguito, in questi anni, la lotta alle frontiere da Ventimilgia a Calais. Il testo affronta il fenomeno dell’eroizzazione della solidarietà bianca, che nelle ultime settimane ha investito la comandante della Sea Watch Carola Rackete. La costruzione dell’eroe/eroina, in questo come altri casi di sovraesposizione mediatica delle azioni intraprese da persone solidali, si accompagna immediatamente alla produzione di narrative diffamatorie, che distorcono la realtà restituendo un’interpretazione dei fatti piegata agli interessi della propaganda sovranista. Nel caso di Carola Rackete, per alimentare il polverone mediatico, la stampa italiana è riuscita a costruire un forzoso e inappropriato paragone con il caso di un’altra donna che, nel 2016, è finita a processo in Francia per favoreggiamento all’immigrazione clandestina.  Ma Carola e Francesca non sono pupazzi a consumo delle testate giornalistiche, che, senza domandarne il consenso e diffondendo false informazioni, vorrebbero usarle per l’aumento di audience morbosa e click compulsivi. Mentre il circo massmediatico costruisce le sue favole, la nostra attenzione è rapita e portata altrove, lontano dalla scomoda verità di quello che succede alle persone lungo le rotte migratorie. Continue reading Carola e Francesca nel mare in tempesta

Comunicato del Collettivo R-esistiamo

Riceviamo e pubblichiamo:

5 luglio 2019

Alcune precisioni in merito alle ultime accuse rivolte in questi giorni al Collettivo R-Esistiamo.

1. Ma… di quale violenza stiamo parlando?

Una breve ricostruzione dei fatti davanti al bunker di Camorino, di martedì 2 luglio.

Chiediamo: la dipendente del DSS (presumiamo ci si riferisca alla Signora Carmela Fiorini) citata nell’articolo di Ticinonews, nel quale un presunto poliziotto testimonia essere stata aggredita, quel giorno di fronte a un nostro presidio, si è fermata di sua spontanea volontà? Sì! La signora Fiorini ha abbassato il finestrino di sua spontanea volontà? Sì! Alla domanda: ma allora sto bunker si chiude o no? No! Non dipende da lei, è Berna che decide! Alla domanda: ma cosa ci faceva a Bormio con i soldi dei contribuenti: non ha risposto …. e, parecchio infastidita, ha immediatamente schiacciato il piede sul gas ignorando le persone presenti. In risposta sono arrivate due manate sull’auto. A cui ha fatto seguito un dito medio, spuntato dal finestrino della sua rombante Mercedes prontamente ripartita.

Di quale violenza stiamo parlando? Di una manata sul bolide della signora Fiorini o di quella perpetrata nei confronti di persone costrette a vivere sottoterra nella paura e nell’incertezza ??

Non son forse rispettabili agenti comunali e cantonali, legittimati dai propri superiori, a prendere le persone a calci e pugni? A ricattare e imbavagliare esseri umani per deportarli? Ad ammanettarli alle docce e umiliarli? Spaccando denti e costole in nome della legge quando va bene, o uccidendo in nome della “legittima difesa” quando va male? Non è forse violenza restare a guardare e non agire quando ogni settimana decine e decine di persone muoiono annegate nel Mediterraneo o nel tentativo di attraversare le frontiere della fortezza Europa in cerca di una vita migliore?

Appunto … ma di quale violenza stiamo parlando!

2. In risposta al social-intervento dell’on. Norman Gobbi. Continue reading Comunicato del Collettivo R-esistiamo

Collettivo R-esistiamo – CHI HA NOTIZIE DI JAMES?

Riceviamo e pubblichiamo:

CHI HA NOTIZIE DI JAMES? Storie di bunker, frontiere e ordinarie cattiverie.

James è un ragazzo nigeriano. Barba spessa, braccia robuste, voce non urlata che con calma spiega e argomenta. Occhi neri e profondi che fissano e parlano , tra un misto di tristezza, speranza e dignità. Diffondendo quella comune determinazione delle tante persone deportate nei bunker, chiuse in un carcere, deportate, espulse, rimandate – con le loro tante storie di sofferenze e umanità – nei loro paesi d’origine. Paesi abbandonati per le cause volutamente “dimenticate” e da noi – l’occidente e i suoi governi, l’occidente e le sue colonie, le sue guerre, i suoi saccheggi, i suoi grandi progetti devastatori – create e fomentate.

James era uno dei ragazzi entrati in sciopero della fame alla fine di giugno per denunciare le condizioni di detenzione nel bunker di Camorino. Per denunciare un sistema migratorio svizzero disumano, paternalista e violento: James, intervistato dalla televisione, parlava infatti di “peggiori condizioni” mai incontrate nel bunker e nei suoi dintorni, nella sua lunga odissea migratoria.

“In Svizzera perfino i cani sono trattati meglio”.

James, lunedì mattina primo luglio, è stato prelevato dalla polizia ticinese, portato alla SEM di Chiasso per accertamenti – così dicono – e da allora si sono perse le tracce.

James. Un nome, tanti nomi. Una delle tante storie di privazioni e soprusi con cui si confronta chi arriva nella Repubblica e Cantone del Ticino in questi tempi bui e devastati.

*

In quanto collettivo che solidarizza complice con le lotte e i gesti di rivolta di chi subisce sulla propria pelle le conseguenze della segregazione in Ticino, seguendo la situazione di questi ultimi giorni a Camorino, ci pare importante e necessario mantenere aggiornamenti costanti sul diario di bordo di questa rotta ribelle.

Una rotta che vogliamo possa condurre alla chiusura definitiva di un non-luogo quale è il bunker di Camorino, come all’apertura di tutti i porti di frontiera della fortezza Europa, al crollo dî ogni muro, di ogni logica di privazione, di respingimento e di deportazione. Fino all’abbattimento di ogni confine nazionale e delle sue economie di morte a vantaggio di politicanti razzisti, imprenditori della paura e profittatori del disumano.

Ricominciamo incessanti a riportare aggiornamenti freschi nella canicola opprimente di questi giorni e a proporre qualche considerazione, in merito a quanto è successo e sta succedendo a Camorino, dall’inizio dello sciopero della fame.

Tralasciamo qui, ma senza dimenticarcene, il rinnovato spargimento di discorsi di merda, da bar di merda (o fake-news che dir si voglia) senza un necessario fondamento, se non quello di dar forma a un’effettiva e reale violenza razzista, di classe e di genere, da parte di leghisti e affini e dei loro epigoni social, mediatico-giornalistici. Continue reading Collettivo R-esistiamo – CHI HA NOTIZIE DI JAMES?

Chiudere il bunker di Camorino subito!

Presidio a Bellinzona martedì 2 luglio dalle 13:00 fino a fine pomeriggio sotto gli uffici del DSS in Piazza del governo a Bellinzona.

Dopo il primo presidio d’avvicinamento al Velotour avvenuto ieri al campo di Giubiasco, siamo stat* aggiornat* sulla situazione all’interno del bunker. Attualmente ci vivono 8 persone, sorvegliate da 4 securini.

Da giovedì 27.6 la Croce Rossa non gestisce più l’assistenza all’interno del bunker per cui non viene più assicurata alcuna (già in precedenza scadente) assistenza sanitaria. Le condizioni sono sempre disumane, durante il giorno viene distribuita una colazione, un panino e due bottigliette d’acqua da 0,5l e una cena fredda. Non viene dato alcun soldo, per cui durante tutto il giorno le persone non hanno possibilità né di spostamenti né di poter effettuare alcuna attività, né di beneficiare di alcuna struttura, né tantomeno di poter comprare nulla. Tutte le informazioni vengono comunicate soltanto in italiano, tranne quella dell’obbligo di uscire dal bunker dalle 9.00 alle 18.00 è stata tradotta tramite i traduttori elettronici da parte dei securini.

NOTIZIA DI STAMATTINA una delle persone presenti al presidio di ieri è stata arrestata, lasciando pensare che si voglia scoraggiare ogni forma di resistenza. Motivo in più per continuare con le proteste e non lasciare sole le persone in balia di questo atroce sistema migratorio.

Lo sciopero della fame avvenuto settimana scorsa ha permesso di ottenere lo spostamento dal bunker per la maggior parte delle persone che erano costrette a viverci.

E’ la dimostrazione che tramite importanti proteste si ottengono dei risultati che non bisogna mollare fino alla chiusura del bunker!

Chiamiamo quindi un presidio di protesta sotto gli uffici del DSS, principale responsabile dell’apertura del bunker! Facciamo sentire la nostra voce a fianco delle persone costrette a vivere sotto terra!

DALLE 13.00 FINO A TARDO POMERIGGIO! PASSA QUANDO VUOI OGNI PRESENZA SARÀ PREZIOSO!

FINO ALLA CHIUSURA DEL BUNKER! FINO A QUANDO OGNI PERSONA SARÀ LIBERA DI STARE O DI ANDARSENE DA QUESTO PAESE!

Collettivo R-esistiamo

Milano – Sabato 29 giugno giornata al parco contro l’apertura del CPR

Giornata al parco contro l’apertura del CPR (Centro di Permanenza per il Rimpatrio) Sabato 29 giugno dalle 14 alle 21, entrata del CAS di via Aquila (parco Forlanini)

Un lager per immigrati sta per riaprire a Milano

Nell’autunno 2019, il CPR di via Corelli a Milano dovrà riaprire. I Centri di Permanenza per il Rimpatrio sono lager in cui vengono rinchiusi gli emigranti senza documenti per essere poi deportati nei loro paesi d’origine. Si tratta di una segregazione su base razziale che utilizza pestaggi, psicofarmaci, stupri e violenze di ogni natura come strumenti di controllo dei reclusi. L’esistenza di queste strutture è inaccettabile. Il CPR fa parte di un programma, in fatto di politiche sull’immigrazione, che parte da lontano con la legge Turco- Napolitano che istituì questo genere di reclusione amministrativa, Continue reading Milano – Sabato 29 giugno giornata al parco contro l’apertura del CPR

Presidio solidale e velo tour di agosto

Fonte: Collettivo R-esistiamo

Vi invitiamo al prossimo presidio solidale domani 30 giugno alle ore 15.00 al campo di calcio di Camorino.

Nel mese di agosto invece si svolgerà un tour in bici con diverse tappe in tutta la Svizzera, che ha come obiettivo quello di attirare l’attenzione sulle condizioni e l’isolamento in cui sono costretti/e a vivere i/le migranti. Vi alleghiamo il programma di avvicinamento a questo evento:

L'immagine può contenere: biciclettaNessuna descrizione della foto disponibile.

Collettivo R-esistiamo: Comunicato e presidio solidale di domenica 30.6

Riceviamo e diffondiamo:

Lettera aperta in risposta all’articolo apparso su tio.ch il 25.6.2019 : Una cosa seria non una moda

Breve riassunto di una storia decisamente troppo lunga leggi

BISOGNA CHIUDERE IL BUNKER !

Questa domenica, 30 giugno dalle ore 15 si svolgerà un presidio solidale che avrà luogo al campo di calcio di Camorino.

Vai alla pagina FB del Collettivo: Clicca qui

Collettivo R-esistiamo

Sciopero della fame al bunker di Camorino: una fiammata di dignità!

Fonte: CSOA il Molino

Da ieri, lunedì 24 giugno, almeno 30 persone rinchiuse nel bunker di Camorino (struttura di segregazione sotterranea della protezione civile, gestita dal DSS e dalla Croce Rossa Svizzera) sono in sciopero della fame per protestare contro le condizioni di vita all’interno del bunker.

Una fiammata di dignità, una pratica di resistenza attiva, da parte di chi vive in prima persona e sui propri corpi, l’inasprimento massiccio e continuo delle leggi e delle disposizioni di asilo. Leggi e disposizioni che malcelano una sempre più effettiva segregazione e disumanizzazione delle persone migranti.

Le condizioni nelle quali sono costrette a vivere tra le 50 e le 70 persone nel bunker sono già state ampiamente documentate e denunciate a più riprese, nella totale indifferenza delle istituzioni e dei responsabili diretti.

Ora, a distanza di un anno, con il ritorno del caldo estivo e il conseguente aggravamento delle condizioni di segregazione, la Croce Rossa impone ulteriori regole e restrizioni sulla libertà di movimento delle persone. Il tutto al solo scopo di continuare a pretendere «un approccio meno ostile» e «per il loro interesse».

L’unico approccio possibile è la chiusura immediata del bunker!

Perché gli «interessi» o i bisogni delle persone non possono essere stabiliti dall’arroganza colonialista e paternalista di istituzioni complici, artefici di politiche razziste e di pratiche xenofobe.

I sempre più frequenti gesti di rivolta e di resistenza contro queste strutture di segregazione (come la recente protesta nel centro di registrazione di Chiasso), dimostrano una volta di più la capacità di autodeterminazione e di ribellione di tutte quelle persone che un sistema di neoapartheid vorrebbe sepolte, invisibili e sottomesse.

Stiamo dalla parte di chi, con i suoi gesti, ci ricorda di restare umani.

Sosteniamo e solidarizziamo complici con le persone in sciopero della fame nel bunker di Camorino!

Sciopero come degna arma già adottata nelle carceri turche dalle/dai prigioniere/i curde/i e nei territori mapuche e ora intrapreso da compagne e compagni detenut* nel carcere dell’Aquila nel regime del 41 bis per opporsi alle vergognose condizioni detentive.

Ritroviamoci tutt* al presidio di solidarietà con le persone rinchiuse nel bunker di Camorino, stasera martedì 25 giugno dalle ore 19 a Camorino.

Libertà di movimento per ognun@!

CSOA il Molino,  il 25 giugno 2019

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