LMPT – Legge di sorveglianza globale

Fonte: renverse.co

Il 29 maggio 2021, incontriamoci alla manifestazione di Losanna per formare un fronte comune contro la LMPT e il suo mondo!
Losanna | 13 maggio

Il 13 giugno 2021 si voterà il nuovo progetto di legge sulle misure di polizia per combattere il terrorismo (LMT) portato dalla SVP, dalla destra e dal centro. Oltre a limitare le nostre libertà fondamentali, questa legge è deliberatamente razzista e islamofoba. Formiamo un fronte comune contro la LMPT!

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LMPT: Tutt* sorvegliat*

Fonte: renverse.co

Testo d’approfondimento sulla legge per le nuove misure di polizia contro in terrorismo in Svizzera

Il 13 giugno 2021, l’elettorato svizzero (almeno una parte di esso) voterà se adottare o meno la legge per le nuove “misure di polizia contro il terrorismo”, la LMPT. Questa legge, inizialmente adottata dal Consiglio federale nel maggio 2019, è stata da allora oggetto di un intenso dibattito sia a livello parlamentare che nella società civile, e il referendum contro di essa ha avuto un grande successo (in parte perché sostenuto da alcune componenti della destra). Tuttavia, nulla è certo, e mentre la sinistra sembra più o meno unanime sulla questione, il Consiglio federale, il Parlamento e tutta la destra e il centro chiedono di votare a favore delle nuove misure.

Per quanto ne sappiamo, la sinistra radicale extraparlamentare non ha ancora commentato molto il testo della legge. Questo perché la politica istituzionale non è il campo in cui preferiamo intervenire, ma anche, e forse soprattutto, perché non è facile immaginare come mobilitarsi oggi sul tema della sorveglianza e dei diritti politici, per quanto fondamentali essi siano. Ci è sembrato, tuttavia, che guardare da lontano l’adozione di questa legge fosse piuttosto irresponsabile e che alcune cose cruciali non fossero ancora state dette sull’argomento. Il testo che segue propone una lettura di questo progetto di legge come una continuazione delle misure islamofobiche, razziste e xenofobe prese in Svizzera e in Europa durante gli ultimi 20 anni e come un’estensione delle pratiche di sicurezza che minacciano sempre più il diritto di esprimersi politicamente al di fuori delle urne.

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Opuscolo: Brucia il telefono!

Fonte: bruciailtelefono.noblogs.org

L’idea di studiare le tematiche di questo opuscolo è nata in un momento femminista tra donne, lesbiche, froci e trans+ di scambio e condivisione sulla lotta contro le frontiere ed i dispositivi repressivi costruiti attorno ed a partire da esse. Nel cercare approfondimenti su cellulari e telefonia ci siamo imbattutx in questo lavoro che per i suoi anni era fatto molto bene.   Qualche tempo dopo abbiamo deciso di tradurlo ed aggiornarlo, già che ci stavamo lavorando sopra abbiamo tolto le parti che non ci convincevano del testo. Quindi quanto leggerete non è la traduzione del testo, ma quello che ci sembrava interessante estrapolare con varie parti ampliate o eliminate. Ci piace pensare che questo testo è un po’ di tuttx, quindi pure un po’ di nessunx. Dunque, se sai chi l’ha scritto, tienilo per te.

Qui potete scaricare l’opuscolo stampabile.

 

Ambizioni sul fondo del mare. Internet e l’Africa

Tratto da https://radiocane.info/ambizioni-sul-fondo-del-mare-internet-e-lafrica/

Ambizioni sul fondo del mare. Internet e l’Africa

Se siamo abituati a sentir parlare degli oleodotti e dei gasdotti che trasportano i combustibili fossili – e per questo dettano l’agenda geopolitica internazionale – meno noti sono i cavi attraverso i quali transitano i dati che permettono l’esistenza di Internet: una rete fisica che si snoda per mari e terre connettendo macchine ed esseri umani nel Grande gioco dell’informazione (che presuppone la produzione di altrettanto grandi flussi intercontinentali di energia elettrica). Continua a leggere Ambizioni sul fondo del mare. Internet e l’Africa

La legge che crea i terroristi

Fonte: Area7.ch – di Avvocato Costantino Castelli

La nuova legge federale sulle misure di polizia per la lotta al terrorismo (Mpt) in votazione il 13 giugno si fonda sull’illusione di scongiurare azioni terroristiche imponendo a delle persone di doversi presentare regolarmente in polizia per dei colloqui, vietandogli di accedere a determinate aree, di recarsi all’estero o astringendole a una residenza coatta al domicilio per un certo periodo. Sono propositi velleitari.

Ammesso che le nostre autorità di polizia riescano, sulla base di criteri che restano perlopiù imperscrutabili, a individuare una persona effettivamente propensa a mettere in atto azioni terroristiche, è molto difficile credere che misure del genere possano efficacemente vanificarne gli intenti. Chi ha in mente di far saltare in aria un supermercato o di accoltellare i passanti per strada, non credo si faccia un cruccio a violare un obbligo di firma o a infrangere il divieto di uscire di casa.

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Il razzismo destrogira la Svizzera come il nazismo ha distrutto l’Europa…

Riceviamo e pubblichiamo

I partiti razzisti in particolare stanno vivendo un periodo di totalitarismo simile a quello attualmente in corso nei paesi del terzo mondo…
Lo stato di negazione domina ancora l’atmosfera di pacifica convivenza in Ticino, e dietro a ciò stanno i partiti razzisti, che frammentano la realtà sociale e politica che hanno prodotto e la spingono alla ribalta. Un’anomalia che dovrebbe restare estranea alla moderna società democratica, che presto la supererà tornando una terra di diversità etnica e culturale, non un luogo di odio e discorsi razzisti come vuole la cricca borradoriana. La democrazia e i diritti umani sono saldamente radicati in Ticino e non sarà facile scavalcare tutto questo patrimonio di cui l’umanità è orgogliosa, che è la realizzazione di valori come la convivenza e l’accettazione dell’altro.

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I rovesci materiali del mondo digitale

Testo apparso, con il titolo Les ordis ne naissent pas dans les choux, all’interno del dossier A.C.A.B. (All Computers Are Bastards), a cui è stato dedicato il numero 151 del giornale francese CQFD (“Ce qu’il faut dire”), febbraio 2017.

Le macchine sofisticate che ci circondano sono fabbricate a partire da materiali che bisogna andare a estrarre dalle viscere della Terra con processi industriali i quali necessitano di molti metalli pesanti e di prodotti chimici, tutti molti tossici, così come di quantità considerevoli di petrolio e d’acqua. È necessario allo stesso tempo un macchinario tecnologico molto elaborato. Per esempio, la fabbricazione di un tablet o di uno smartphone abbisogna di 62 metalli diversi e di molta plastica.

Chi dice informatica, dice estrattivismo

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La tecnopolizia alle frontiere

La tecnopolizia alle frontiere

Come il business della sicurezza e della sorveglianza in seno all’Unione Europea, oltre a farsi beffe dei diritti fondamentali, sta usando i/le migranti come laboratori di ricerca, utilizzando fondi pubblici europei.

25 febbraio – Fonte: renverse.co – Articolo originariamente pubblicato su Technopolice

Si è parlato molto in questi mesi della sorveglianza delle manifestazioni o della sorveglianza dello spazio pubblico nelle nostre città, ma il tecnopolio è soprattutto dispiegato alle frontiere – e in particolare a casa, alle frontiere della “Fortezza Europa”. Questi dispositivi di tecno-polizia sono finanziati, sostenuti e testati dall’Unione europea per i confini dell’UE prima, e poi venduti. Questa sorveglianza delle frontiere rappresenta un mercato enorme e beneficia notevolmente della scala dell’UE e dei suoi programmi di ricerca e sviluppo (R&S) come Horizon 2020.

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Ambizioni nel deserto. Il Sahel come paradigma

Tratto da https://radiocane.info/ambizioni-nel-deserto/

Quando 36 eserciti inviano uomini e mezzi nello stesso luogo, di certo non si prepara nulla di buono. Nel caso del Sahel però a colpire non è tanto, o solo, il numero di missioni militari attive, quanto la varietà degli interessi contrapposti rappresentati in armi nel medesimo contesto. Ma cosa vanno cercando gli eserciti di mezzo mondo sul “bordo del deserto”? E chi sono i principali contendenti in campo? Per capire un conflitto occorre andare “oltre le etichette” e “aprire il barattolo”; a farlo per noi è Daniele Ratti, che ci guida in una delle aree più “povere” del pianeta, crocevia di braccia umane e metalli rari, dove, sotto la bandiera del peacekeeping e con la copertura internazionale del “contrasto al terrorismo islamico”, va in scena uno dei capitoli decisivi di quella spietata competizione permanente che chiamiamo economia globale.

Opuscolo: Il mondo a distanza

Fonte: bergteufelbz.noblogs.org – gennaio 2021

Su pandemia, 5G, materialità rimossa del digitale e l’orizzonte di un controllo totalitario

Di seguito il testo dell’opuscolo, qui il file pdf stampabile (A5). Come si dice nella premessa, ci si propone semplicemente, attraverso alcune letture, esempi e considerazioni, di suggerire l’urgenza di prendere in mano il tema dell’impatto della tecnologia e in particolare delle tecnologie informatiche – rete 5G in testa – in termini di controllo, e di quel che si cela dietro la loro presunta immaterialità. Per richieste di copie cartacee, osservazioni o altro si può fare riferimento all’indirizzo email bergteufelbz@autistici.org. Il disegno in copertina è di acquadicarciofo.

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Iniziativa – Insurrezione al cuore

SABATO 6 FEBBRAIO – Csoa Molino

Dalle 15.00 alle 19.00

Voci, dati, parole e immagini sulla situazione negli Stati Uniti. Dalla gestione della pandemia alla ribellione di George Floyd ai fatti di Capitol Hill.

 

Presentazione delle traduzioni, opuscoli, filmati e interventi dagli USA.

A seguire aperitivo solidale.

 

Note urgenti contro la campagna militar-vaccinale

Fonte: ilrovescio.info – 12 gennaio 2021

L’attuale campagna “militar-vaccinale”, pur non arrivando come un fulmine a ciel sereno, è un evento senza precedenti. Il silenzio al riguardo di parte “antagonista” (e anche, con rare eccezioni, anarchica) ci sembra un inquietante segno dei tempi.

Di sicuro stiamo pagando la scarsa attenzione – quando non addirittura l’appoggio – con cui in ambiti “di movimento” era stata affrontata l’introduzione delle vaccinazioni obbligatorie da parte del governo italiano per conto della Glaxo. Non solo rispetto alla medicalizzazione forzata che ha fatto all’epoca un importante balzo in avanti (e che ha preparato il contesto per l’attuale crociata medico-politico-mediatica contro chiunque esprima un parere anche solo blandamente dubbioso sui vaccini anti-Covid); ma proprio per l’accettazione del discorso dominante sul rapporto tra corpo, difese immunitarie e virus, che ha favorito le metafore apertamente belliche alla base dell’attuale gestione politico-sanitaria. Queste assenze e queste debolezze hanno contribuito a lasciar spazio alle più svariate tesi cospirazioniste su cui prolifera l’estrema destra. Ma l’attuale campagna di vaccinazioni non andrebbe contrastata solo per non lasciar spazio a (per mera reazione non si va mai lontano), bensì per la gravità delle sue conseguenze, dalle quale sarà molto difficile tornare indietro.

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Caccia al negazionista

Pubblicato il 15.11.2020 su GIAP

A cosa serve l’epiteto “negazionista” e quale realtà contribuisce a nascondere

di Wu Ming

Video “virali” del tizio o della tizia che gliele canta ai «negazionisti»; titoloni sul pericolo «negazionisti»; invettive contro i «negazionisti»; satira sui «negazionisti», grasse risate! I «negazionisti» sono ovunque, ed è colpa loro se le cose vanno male. Ecco allora i nostri eroi, i prodi che li contrastano, gettando loro guanti di sfida: «Vengano in terapia intensiva, i negazionisti!»

Sono sfide a nessuno, invettive contro fantasmi, colpi sparati nella nebbia. Chi sarebbero i «negazionisti»? Sì, esistono frange secondo cui la pandemia sarebbe finta, ma sono ultraminoritarie. In genere, nemmeno chi è aperto a fantasie di complotto su Bill Gates, i vaccini e quant’altro nega che sia in corso una pandemia e che il virus uccida. E allora di chi si sta parlando? 

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Back in America: frangenti di un’insurrezione

Fonte: radiocane.info – novembre 2020

Mentre a pochi giorni dalle elezioni presidenziali le strade di Philadelphia (Pennsylvania) bruciano di rabbia per l’assassinio dell’afroamericano Walter Wallace Jr. da parte di due poliziotti bianchi, da un capo all’altro degli Stati Uniti l’insurrezione ancora infiamma i cuori di coloro che scelgono di gettarsi nelle strade e di non risparmiarsi nello scontro aperto. Ne parliamo con un compagno di New York che ripercorre sinteticamente gli eventi principali degli scorsi mesi, scandaglia fra le pratiche messe in campo e insiste sulla necessità di colpire più a fondo il nemico.

Ascolta!

Quanto contano la vita e il lavoro in pelle nera? Milano, le fragole e il lavoro migrante

Fonte: www.connessioniprecarie.org

Black Lives Matter! Se sei nero, ti chiami George Floyd e abiti a Minneapolis, la tua vita può non valere nulla. A Kenosha (Wisconsin) se sei nero, la tua vita vale sette pallottole e una paralisi alle gambe. Negli Stati Uniti la polizia e suprematisti bianchi mostrano quotidianamente che la vita dei neri può non contare nulla. Se però sei a Milano, sei un giovane imprenditore bocconiano e scopri quanti soldi si possono fare con il posto delle fragole, allora la vita dei neri qualcosa vale. In questo caso Black Lives Matter!, davvero. Allora le vite dei neri contano e devono essere contate.

Facciamo un passo indietro. È di ieri la notizia del sequestro di una start up milanese di fragole che si definisce innovativa, la Straberry. L’hanno sequestrata perché Guglielmo Stagno d’Alcontres, l’imprenditore che l’ha fondata, aveva finalmente risolto l’arcano. Le vite dei neri contano esattamente 4,50 euro l’ora per un totale di 9 ore di lavoro al giorno, di cui solo 6 dichiarate. Le vite dei neri sono poco preziose in sé, ma preziosissime per il bilancio aziendale.

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La nave dei folli – episodio 2.8

Fonte: https://lanavedeifolli.noblogs.org/

1 dicembre 2020 – Ascolta!

La nave dei folli – La società cibernetica globalizzata che procede verso l’inevitabile naufragio

Abbiamo visto il contributo fondamentale di Gregory Bateson alla traduzione e diffusione del pensiero cibernetico agli ambiti delle scienze umane, soprattutto per quanto riguarda la psicanalisi e la psichiatria, e di come fosse presente negli anni delle prime sperimentazioni che portarono alla cosiddetta scuola di Palo Alto, anche se poi alla fine se ne allontanò, sciogliendo il suo gruppo e decidendo di trasferirsi alle Hawaii per studiare, tra le altre cose, la comunicazione tra i delfini.

Quella che può essere considerata la summa del suo pensiero è Verso un’ecologia della mente, del 1972, dove raccoglie una serie d’interventi risalenti agli anni cinquanta e sessanta in cui presenta i risultati dei suoi studi e ricerche nei vari ambiti disciplinari da lui frequentati – l’antropologia, la psichiatria, l’evoluzione biologica e la genetica, e infine la nuova epistemologia che scaturisce dalla teoria dei sistemi e dall’ecologia.

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Le navi-quarantena e lo sviluppo di un nuovo dispositivo detentivo

Fonte: macerie.org

Tutti i dispositivi repressivi hanno una storia; così ogni tecnica, ogni metodo, ogni modalità di contenimento o limitazione del corpo ha una sua evoluzione, quindi un’origine, rintracciabile, con più o meno difficoltà, nello spazio e nel tempo. Il carcere, ad esempio, ha una sua genesi(1), come tutti ben sappiamo, piuttosto recente. È meno noto tuttavia che molti dei modi per imprigionare e contenere gli esseri umani nascano e si sviluppino fondamentalmente come pratiche emergenziali, pratiche di polizia sopratutto. Sono le forze dell’ordine, su impulso delle decisioni di questure e prefetture o a volte per semplice decisione dei singoli sottoposti, a provare direttamente sul campo i nuovi dispositivi.

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Lotta di classe, mormorò lo spettro. Una miniserie in due puntate / 1

Fonte: wumingfoundation.com

Riproponiamo un testo pubblicato da wu ming nel 2018

«Abbiamo tutti un’amica, un compagno, un amante, una parente, un vicino di casa, una collega che fino a pochi anni fa era inequivocabilmente di sinistra, ma da qualche tempo ha la mania di leggere dei blog un po’ ambigui, di seguire pagine Facebook che ci lasciano perplessi, di citare cazzari patentati come se fossero importanti pensatori controcorrente, di fare discorsi che riecheggiano quelli di Salvini ma in versione “comunista”…»  Uno spettro ci porta in volo nei luoghi della lotta di classe, dove si vede che certi discorsi “marxisti” contro l’immigrazione non solo di marxista non hanno nulla, ma sono una truffa ai danni delle lavoratrici e dei lavoratori. Di tutti i lavoratori: immigrati e autoctoni.

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Seattle (Usa): cronaca dalla Zona Autonoma della Chaz

Fonte: ilrovescio.info – 8 luglio 2020

https://radiocane.info/seattle-chaz/

Manifestazioni, blocchi stradali, scontri con la polizia, commissariati e auto degli sbirri in fiamme, saccheggi, ridistribuzioni di merci, occupazioni… Tanti sono i luoghi e le forme in cui la Floyd rebellion, partita da Minneapoliscontinua a dilagare negli Stati Uniti che la pretesa di averne un quadro completo ed esaustivo sembra quasi velleitaria. Il che, ovviamente, è anche un bene.

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La storia del clan dei fratia

Fonte: Forumalternativo – giugno 2019

di Luigi Pagani, detto ul matiröö

Fratria: “termine che indica una divisione sociale su base parentale per cui due o più clan distinti sono considerati una sola unità, sebbene conservino identità separate all’interno della fratria”. La definizione di Wikipedia di Fratria non poteva rivelarsi più aderente alla nostra rubrica. Poiché sovente narriamo di un Ticino governato in maniera feudale, dominato dai clan familiari, la Fratria descritta dall’enciclopedia libera casca a pennello.

 

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