LMPT: Tutt* sorvegliat*

Fonte: renverse.co

Testo d’approfondimento sulla legge per le nuove misure di polizia contro in terrorismo in Svizzera

Il 13 giugno 2021, l’elettorato svizzero (almeno una parte di esso) voterà se adottare o meno la legge per le nuove “misure di polizia contro il terrorismo”, la LMPT. Questa legge, inizialmente adottata dal Consiglio federale nel maggio 2019, è stata da allora oggetto di un intenso dibattito sia a livello parlamentare che nella società civile, e il referendum contro di essa ha avuto un grande successo (in parte perché sostenuto da alcune componenti della destra). Tuttavia, nulla è certo, e mentre la sinistra sembra più o meno unanime sulla questione, il Consiglio federale, il Parlamento e tutta la destra e il centro chiedono di votare a favore delle nuove misure.

Per quanto ne sappiamo, la sinistra radicale extraparlamentare non ha ancora commentato molto il testo della legge. Questo perché la politica istituzionale non è il campo in cui preferiamo intervenire, ma anche, e forse soprattutto, perché non è facile immaginare come mobilitarsi oggi sul tema della sorveglianza e dei diritti politici, per quanto fondamentali essi siano. Ci è sembrato, tuttavia, che guardare da lontano l’adozione di questa legge fosse piuttosto irresponsabile e che alcune cose cruciali non fossero ancora state dette sull’argomento. Il testo che segue propone una lettura di questo progetto di legge come una continuazione delle misure islamofobiche, razziste e xenofobe prese in Svizzera e in Europa durante gli ultimi 20 anni e come un’estensione delle pratiche di sicurezza che minacciano sempre più il diritto di esprimersi politicamente al di fuori delle urne.

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Neuchatel – Nuovo caso di violenza nel centro federale di Boudry

Un richiedente asilo ospitato nel Centro federale di Perreux a Boudry è stato ricoverato al pronto soccorso di Neuchâtel con ipotermia. La sua temperatura all’ammissione in ospedale era di 33°.

Neuchâtel | 16 febbraio

Il motivo? In una notte gelida, la persona è stata messa da Protectas in una “cellule de degrisement”(cella di disintossicazione), un contenitore fuori dal centro, senza riscaldamento. Questo trattamento inammissibile è un nuovo caso tra molti altri. Casi di violenza si sono verificati nei centri di Embrach, di nuovo a Giffers, anche a Bales. A Berna nel luglio 2020 un uomo si è dato fuoco per protestare contro il trattamento nei centri federali. Questi non sono casi isolati o disfunzioni, ma la conseguenza immediata dell’inasprimento della politica d’asilo svizzera.

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Solidarietà con Dimitris Koufontinas!

Fonte: renverse.co

Grecia  – 1 febbraio

Dal 7 gennaio, il prigioniero rivoluzionario Dimitris Koufontinas, dell’organizzazione “17 novembre”, è in sciopero della fame.

I prigionieri rivoluzionari Giannis Dimitrakis, Nikos Maziotis, Vaggelis Stathopoulos e Polycarpos Georgiadis hanno fatto lo sciopero della fame in solidarietà con Dimitris Koufontinas, che ha anche ricevuto il sostegno dei prigionieri politici in sciopero della fame nelle prigioni del regime fascista turco. Questi ultimi rendono la loro lotta parte della lotta contro il regime e, collegandola allo sciopero dei prigionieri in Grecia, li coinvolgono in questa lotta.

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Svizzera – Legge sul terrorismo, farà male

9 gennaio 2021

Le nuove misure di polizia per combattere il terrorismo, note come “TPM”, promettono di essere radicali, poco chiare, soggettive e molto difficili da contrastare attraverso lo stato di diritto. Chiunque può essere accusato di terrorismo, anche un bambino di dodici anni. Se l’ONU, le ONG e i partiti politici sono contro questa legge, vuol dire che siamo proprio messi male.

Art. 23e  – Definizioni

1 Un potenziale terrorista è una persona che si presume, sulla base di prove concrete e attuali, stia svolgendo attività terroristiche.

2 Le attività terroristiche sono definite come azioni destinate a influenzare o modificare l’ordine dello Stato e che possono essere realizzate o promosse da reati gravi o dalla minaccia di tali reati o dalla propagazione della paura.

Testo di legge completo

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Un anno di lager di Stato, un morto ogni sei mesi nel Cpr di Gradisca

Riceviamo e diffondiamo:

Fonte: nofrontierefvg.noblogs.org – 18 gennaio 2021

Non siamo appassionati di anniversari e ricorrenze, ma l’anno appena trascorso ha lasciato dietro di sé una lunga scia di morti uccisi dallo Stato e, per questo, ci ha lasciato anche alcune certezze.

Oggi, 18 gennaio 2021, è un anno esatto da una tra le prime di queste morti, quella di Vakhtang Enukidze, ucciso nel Cpr di Gradisca, ammazzato, secondo i testimoni, dalle botte ricevute dalle guardie armate della struttura. A seguito della sua morte tutti i testimoni furono deportati, i loro cellulari sequestrati, la famiglia di Vakhtang Enukidze in Georgia subì forti pressioni per non prendere parte a un processo penale e, ad oggi, non è stato comunicato alcun esito ufficiale dell’autopsia sul corpo.

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Italia – Video: “FUMO. Storie di rivolta ai tempi del corona”

Fiamme e fumo nel carcere di Regina Coeli durante la protesta dei detenuti, a Roma, Italia, 09 marzo 2020. Violente proteste sono scoppiate il giorno stesso in 27 carceri italiane contro le nuove restrizioni del coronavirus che colpiscono il Paese, con molti detenuti che chiedono l’amnistia per l’emergenza virus. Gravi disordini si stanno verificando a San Vittore a Milano e a Rebibbia a Roma dove, oltre a materassi in fiamme, alcuni detenuti hanno attaccato le infermerie, hanno riferito i media. ANGELO CARCONI

 

La verita’ nel pozzo. Sulla rivolta di Modena e la morte di Sasa’

Fonte: radiocane.info – 18 dicembre 2020

Ascolta qui!

Dopo la rivolta, nei giorni seguenti l’8 marzo 2020, venivano trasferiti dal carcere di Modena a quello di Ascoli, insieme a un’altra quarantina di detenuti. Tra loro c’era Sasà (Salvatore Piscitelli), che morirà di lì a poco, nella più totale indifferenza delle guardie.

In nove mesi nessuno li ha cercati per chiedere la loro versione, nessuno è andato a visitarli per sapere come stessero. Così, cinque detenuti, tra cui il compagno di cella di Sasà, hanno deciso  di rompere il silenzio e presentare un esposto in cui raccontano tutto quanto hanno visto e subìto in quei giorni. Ora sono stati trasferiti nuovamente a Modena, dove sembra siano in attesa di essere sentiti da un magistrato.

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Sulla stessa barca: una genealogia delle prigioni galleggianti

Fonte: radiocane.info – dicembre 2020

Dagli albori della pirateria somala – alla quale le forze armate del mondo intero dànno la caccia in risposta ai frequenti attacchi alle navi-container transoceaniche – all’odierno dispiegamento delle sedicenti politiche di contrasto dell’“emergenza sbarchi” nell’area mediterranea: un lungo e articolato viaggio in compagnia di uno dei curatori dell’edizione italiana di Fratelli della Costa. Memoria in difesa dei pirati somali (che potete leggere in Pdf qui), attraverso il quale si disegna una precisa genealogia di uno degli ultimi ritrovati degli odierni dispositivi repressivi: la detenzione amministrativa offshore.

Ascolta!

IsolationWatch : Appello – Appel – Aufruf – Call

Testo tradotto – 4 dicembre 2020

Da tempo lavoriamo ad un sito web che vuole fornire una panoramica del regime migratorio svizzero (centri federali, carceri e altri luoghi di detenzione per gli immigrati) con l’aiuto di una carta interattiva. Come primo passo, l’obiettivo è quello di mappare tutti i campi d’asilo e le carceri d’espulsione in Svizzera. Per questo abbiamo bisogno di aiuto.

Le informazioni disponibili online non coprono tutti i campi [1] in tutti i cantoni. Puoi fornirci informazioni più precise? Hai contatti diretti con qualcuno dei campi, sia perché ci vivi o ci hai vissuto, sia perché partecipi a strutture di solidarietà o attraverso altri canali?

Qui sotto trovate un documento che abbiamo creato per inserire i dati. Se avete informazioni su uno o più campi in una città o in un cantone, compilate la tabella per quanto possibile e inviatela al seguente indirizzo e-mail: asylmap@mailo.com (importante: prima di compilare il documento, scriveteci una e-mail, indicando i luoghi/cantoni che potreste coprire, per evitare duplicazioni).

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Torino – Aggiornamento dal CPR di Corso Brunelleschi

Pubblicato il 1 novembre 2020 su hurriya.noblogs.org

fonte: No CPR Torino

In settimana un gruppo di solidali si è avvicinato alle mura del CPR di corso Brunelleschi per dare sostegno ai reclusi con un rumoroso saluto. Per alcuni minuti cori, slogan e fumogeni hanno riscaldato i rivoltosi all’interno che da subito hanno risposto calorosamente con urla e battiture dimostrando quanto sia forte la volontà di fare uscire la loro voce fuori da quelle infami mura. Ieri siamo riusciti a sentire al telefono quattro ragazzi all’interno del CPR.

Ci hanno raccontato che continua il divieto di poter utilizzare il proprio cellulare e l’unico modo per comunicare con l’esterno rimane quello di utilizzare le schede telefoniche che vengono acquistate a loro spese direttamente dall’ente gestore (la multinazionale francese Gepsa, specializzata nel fare profitto con i luoghi detentivi).

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Italia – Protesta al CAS di Terzigno

Pubblicato il  26/10/2020 su Hurriya.noblogs.org

La pandemia di sars-covid19 ha mostrato in Italia con la massima chiarezza, se ancora ce ne fosse stato bisogno, la realtà del sistema concentrazionario di gestione delle persone che migrano, chiamato impropriamente e ipocritamente, anche a sinistra, “accoglienza”. Con il pretesto di presunte misure sanitarie hanno intensificato il mortifero filtro delle frontiere, l’immediato isolamento e segregazione delle persone al momento dello sbarco o del rintraccio ai confini, negli hotspot e sulle navi prigioni, i trasferimenti coatti, la reclusione di massa in strutture sovraffollate, la ripresa delle deportazioni, il controllo militare e poliziesco dei vari campi di concentramento, causando così il conseguente prevedibile insorgere di focolai di contagio, usati dai partiti per inasprire ulteriormente queste misure. L’apartheid sanitario di stato non ha incontrato nella “società civile” un effettivo contrasto, come al solito invece sono state le persone costrette nelle strutture di confinamento a continuare a lottare, con proteste, rivolte e evasioni di massa. Continua a leggere Italia – Protesta al CAS di Terzigno

Milano – Presidio al CPR di Via Corelli

DOMENICA 25 OTTOBRE ore 15.30

Il 28 settembre 2020 ha riaperto a Milano, in via Corelli, un CPR (Centro di Permanenza per il Rimpatrio), nella stessa struttura che ospitava un CIE fino al 2014, quando le rivolte lo chiusero. Centro per il Rimpatrio, prigione, lager perché si tratta di detenzione amministrativa. Rinchiusi perché si è privi del “giusto” documento. Fino all’espulsione, verso paesi in cui l’ansia di profitto dei predatori ha rubato terre e risorse offrendo in cambio guerre. A sole due settimane dall’apertura, i reclusi hanno dato vita a una rivolta dentro il CPR, svuotando gli estintori, danneggiando la struttura e salendo sui tetti. Alcuni hanno tentato la fuga, mentre quattro immigrati sarebbero stati feriti dalla polizia. Nei giorni successivi 27 reclusi sono stati rimpatriati. Molti di loro avevano partecipato alla rivolta.

Noi ci saremo sempre, sotto quelle mura, per portare solidarietà a tutti coloro che in ogni galera hanno il coraggio di ribellarsi.

Punto di Rottura
Contatto FB: Punto di rottura – Contro i Cpr

Basilea – Repressione contro gli/le antifascisti/e a Basilea

Fonte: barrikade.info – 6 luglio 2020

Sabato 4 luglio siamo scesi in strada con circa 200 persone in solidarietà e per incontrare gli imputati nei processi politici contro #BaselNaziFrei. Il raduno si è svolto direttamente davanti all’edificio della Procura della Repubblica. Giovani e vecchi, la sinistra curda turca e gli antifascisti svizzeri hanno cantato insieme lo slogan “Basel nazifrei”!

Dopo pochi minuti, la polizia di Basilea ha messo in moto i suoi poliziotti antisommossa e ha circondato parte della manifestazione. Presto nel bunker si sviluppò uno stato d’animo combattivo: non ci lasciamo controllare, restiamo insieme! Perché per noi non era accettabile che una manifestazione contro la procura venisse nuovamente impedita da un’operazione di polizia repressiva. Due settimane prima, anche la manifestazione femminista del 14 giugno era stata circondata.

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Basilea – Siamo tutt* antifascist*!

Fonte: barrikade.info – 1 luglio 2020

Solidarietà con gli accusati nel processo “Basel-Nazifrei!

Ora è chiaro: inizieranno i processi contro gli attivisti antifascisti in relazione alla manifestazione nazista di Basilea del novembre 2018. 2’000 antifascisti hanno ostacolato il partito di estrema destra “PNOS” e hanno impedito la loro manifestazione nel centro espositivo di Basilea.

Mesi dopo, a nome della Procura della Repubblica di Basilea, gli agenti di polizia sono entrati in molti appartamenti la mattina presto. L’obiettivo: varie persone accusate di essere state in strada quel giorno contro il PNOS. Nel giro di poche settimane sono state effettuate più di venti ricerche di questo tipo a Basilea e in altri Cantoni. La Procura della Repubblica parla di 60 procedimenti e si precipita in seguito con una gogna online. Continua a leggere Basilea – Siamo tutt* antifascist*!