Svizzera francese: presentazione del Collettivo Outrage

Fonte: renverse.co

Il collettivo Outrage è un gruppo di azione e di riflessione rivoluzionario svizzero – situato attualmente in svizzera francese – che lavora su delle questioni legate alla “razza”1. Nato nell’estate del 2017, ci siamo raggruppatx in un gruppo non-misto tra persone razzizzate negativamente2 dalla società etero-cis3 bianca e patriarcale.

Siamo compostx da diverse persone provenienti da organizzazioni, collettivi e lotte anticapitaliste e antimperialiste, anticolonialiste, in sostegno alle persone in esilio, studenti e lavoratrici, femministe, antirazziste e alle lotte anticarcerarie, contro la repressione poliziesca, o contro le violenze sessiste e sessuali. Siamo convintx che solo l’autorganizzazione delle persone direttamente toccate – sia dal sistema di oppressione di “razza” che da altri possa essere realmente efficace.

Non ci aspettiamo che le persone abbiano delle esperienze di lotta o di organizzazione, perché partiamo dal principio che in quanto persone razzizzate conosciamo meglio tutto quello che riguarda le nostre vite. Abbiamo la volontà che questo gruppo possa aprire degli spazi ad un massimo di persone minorizzate4 per quanto riguarda la “razza”, ma anche alle persone minorizzate in maniera sistemica a causa della loro espressione di genere.

Puntiamo ad un’organizzazione autonoma, senza gerarchie ed indipendente da qualsiasi partito politico o istituzione, perché partiamo dal principio che queste entità stiano alla base delle oppressioni sistemiche che subiamo. Lontanx dalla volontà di essere un collettivo di reazione, ci sembra inevitabile apportare un punto di vista critico alla società svizzera, costruire degli spazi fatti da e per le persone minorizzate e distruggere spazi razzisti. Vogliamo renderci visibili e visibilizzare le conseguenze materiali del razzismo sulle nostre vite.

Perché un antirazzismo politico?

Abbiamo la convinzione che l’antirazzismo politico sia l’unico che permetta una lotta reale contro il razzismo, perché bisogna distruggere sia il razzismo di Stato che il razzismo ordinario. In questo senso, ci sembra indispensabile distanziarci dall’antirazzismo morale che parla unicamente in termini di “bene/non bene”, senza fornire delle soluzioni reali contro le micro o macro aggressioni sistemiche razziste, oltre ad essere completamente depoliticizzante. L’antirazzismo morale non è altro che la continuazione del razzismo istituzionale e rappresenta un antirazzismo che non è stato scelto dalle persone che vivono sulla propria pelle il razzismo. Lo stesso discorso d’altronde vale anche per quanto riguarda la definzione ufficiale del razzismo. Il razzismo morale può al massimo rendere “politicamente scorretto” l’utilizzo di insulti o di termini basati su pregiudizi e/o stereotipi chiaramente ritenuti razzisti, ma evitare di usare certi termini è lontano dall’essere abbastanza.

In fin dei conti, l’antirazzismo morale rende più precarie le condizioni delle persone razzizzate a livello strutturale attraverso diversi organi dello Stato (educazione, formazione, giustizia, accesso alla sanità, ecc), visto che tocca unicamente le interazioni interpersonali senza prendere in conto il contesto politico ed i meccanismi razzisti generalizzati.

Quando parliamo di meccanismi razzisti, ci riferiamo in particolare agli attacchi verbali o non verbali, coscienti o inconsci, spesso insidiosi, contro i quali è difficile difendersi senza che ci venga risposto “ma io non sono razzista” o “non hai il senso dell’umorismo”. Questi attacchi, conosciuti anche come “microaggressioni”, avvengono attraverso parole o comportamenti impliciti che screditano, sminuiscono e rimandano ad una suscettibilità immaginaria che fa comodo agli/alle aggressorx.

Il razzismo ordinario si iscrive in un continuum di violenze che hanno delle conseguenze sulla vita quotidiana delle persone razzizzate. Ovviamente esistono altre forme di comportamenti razzisti che ci riducono alla nostra condizione sociale di persone razzizzate, come il paternalismo, il disprezzo, l’universalismo, la negazione della sistematicità del razzismo, la selezione razziale, ecc, che intendiamo visibilizzare e combattere.

L’antirazzismo politico, al quale ci rifacciamo, tende a riappropriarsi della Storia e a trasmetterla alle persone direttamente interessate, a difendersi e a distruggere i meccanismi generalizzati del razzismo ereditati dalle gerarchie razziali prodotte dai precursori del capitalismo, in seguito mantenute e sviluppate con la tratta degli esseri umani ed il colonialismo occidentale.

Così, l’antirazzismo a cui ci rifacciamo mira a combattere tutte le forme di razzismo esistenti, che hanno delle conseguenze concrete sulle nostre vite a livello indidivuale e collettivo.

Perché un antirazzismo decoloniale in Svizzera?

La Svizzera è un paese imperialista che ha tratto profitto dal colonialismo senza caricarsi di colonie e delle relative conseguenze dirette. È sempre stata attiva nella devastazione dei paesi occupati dall’inizio della schiavitù attraverso la vendita massiccia di armi da guerra, in particolare in nome del capitalismo. Per questo è direttamente responsabile delle conseguenze drammatiche sulle popolazioni razzizzate, la migrazione forzata e la tratta di esseri umani.

La Svizzera ha un passato imperialista e coloniale deliberatamente poco conosciuto da cui trae ancora profitti, in modo specifico attraverso la dissimulazione (o sottrazione) di capitali ottenuti con il sangue nelle sue banche.

La creazione del collettivo Outrage affonda le proprie radici nella necessità di una trasmissione della storia dei rapporti di dominio e degli svantaggi delle persone razzizzate nelle lotte attuali e passate; dal dovere e dal desiderio di autodeterminazione, di autorganizzazione e di emancipazione delle persone che vi prendono parte; da una presa di coscienza collettiva dei sistemi razzisti a livello individuale e collettivo/globale, dalle micro-aggressioni alle politiche e pratiche istituzionali.

* Utilizziamo delle desinenze di genere e.x.s per includere esplicitamente nel nostro linguaggio le donne e le persone non binarie. (NdT: nella traduzione italiana si è scelto di usare la desinenza in “x”).

** Per maggiori definizioni, consulta il nostro lessico sul sito: https://outragecollectif.noblogs.org/lexique/

PS: per maggiori informazioni e per leggere i nostri articoli: https://outragecollectif.noblogs.org/

Fonte: https://renverse.co/Mais-qui-est-Outrage-Collectif-1365

Note:

1Nella traduzione italiana di questo testo si è deciso di mettere le virgolette al termine “razza”, per sottolineare il fatto che è un concetto costruito socialmente al fine di legittimare una forma di oppressione, il razzismo, e non una realtà “biologica” o un’essenza. In alcuni contesti, come in francese e l’inglese, nei discorsi sul razzismo questo viene sottinteso e spesso non vengono usate le virgolette.
2Si tratta di un processo (psicologico, sociale, storico, politico) di costruzione di categorie o gruppi secondo la “razza”. Non ha una base biologica ma una base sociale e culturale che permette di costruire delle differenze, ad esempio nei discorsi, per accentuarle al massimo ed infine creare delle gerarchie che giustifichino le discriminazioni. Nel contesto postcoloniale attuale, le persone con una razzizzazione negativa, che chiamiamo razzizzate o “non-bianche”, sono mantenute in posizioni sociali ed economiche svataggiate, secondo segni distintivi stabiliti socialmente (colore della pelle, provenienza familiare). Al contrario, alcune categorie di persone traggono vantaggio da questo sistema, ossia le persone che hanno una razzizzazione positiva (definite solitamente bianche).
3Cis: prefisso di cissessuale. Una persona viene detta cissessuale quando il genere che percepisce come proprio coincide con quello che le altre persone le hanno assegnato alla nascita, godendo di un privilegio che non è concesso alle persone trans.
4Il concetto di “minorizzare” deriva da quello di “minoranza”, quest’ultimo usato dal sistema capitalista per descrivere fette di popolazione che sarebbero diverse rispetto alle categorie dominanti. L’uso del termine “minorizzare” cerca di rendere esplicita la volontà del sistema di ridurre le categorie di persone considerate “minoranze” a soggetti sfruttabili e subordinabili.
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