Comunicati e resoconti di alcune azioni contro il WEF

Fonte: barrikade.info

Riportiamo la traduzione di comunicati e resoconti di diversi momenti di azione diretta ed opposizione al World Economic Forum svoltosi lo scorso mese di gennaio a Davos.

Attacco pirotecnico alla SECO*

16/01/2018

Questa notte (15/01/2018) abbiamo attaccato la segreteria di Stato per l’economia (SECO) a Berna e la sua divisione per i trattati di libero commercio con i razzi e il fuoco. Oggi presentiamo due delle mille ragioni per dare fuoco alla SECO:

Secondo il ministro dell’economia turco, ai margini del attuale World Economic Forum a Davos dovrebbe essere firmato il rinnovato trattato di libero commercio tra EFTA e Turchia. Dopo un ultimo incontro di negoziazione diretto da Johann Schneider-Ammann (a capo del dipartimento federale per l’economia, la formazione e la ricerca) fine novembre 2017 a Ginevra, lor signori sembrano essersi messi d’accordo a sufficienza sugli interessi comuni delle élite dei due paesi.

Naturalmente non è un caso che questa firma del trattato dovrebbe apporsi proprio a Davos. Qui la classe degli sfruttatori inizio anno s’incontra in un quadro rilassato ed esclusivo. Il WEF è il simbolo del funzionamento dell’imperialismo svizzero: si offre un luogo di ritiro apparentemente tranquillo alle varie frazioni del capitale concorrenti, si pratica una solerte diplomazia da retrobottega e si trasforma in contanti questa posizione di prestigio firmando affari con tutti. Verso l’esterno questo è chiamato “neutralità” e “diritti dell’uomo”. L’orientamento del WEF è già di per se un elemento importante di questo modello d’affari, ma l’incontro informale orientato sempre dalla SECO ai margini del WEF rappresenta un altro elemento aggiuntivo particolarmente importante.

È importante affermare: ogni vertice dei padroni, ogni trattato tra sfruttatori non è che un momentaneo mettere da parte la concorrenza tra di loro per favorire una posizione più forte nei confronti d’altri capitalisti e anche, anzitutto, gli interessi comuni della classe sfruttatrice nei confronti dei popoli. Non è possibile che in tali vertici un consigliere federale agisca nell’ “interesse della Svizzera”. L’interesse che rappresenta è quello del capitale svizzero.

Anzitutto i trattati di libero commercio sono però da intendere alla lettera: aumentano da ambo le parti la libertà di coloro che hanno qualcosa da commerciare mentre rafforzano, di nuovo da ambo le parti, la dipendenza di coloro che le merci le producono. Nel caso del trattato con la Turchia vuol del tutto concretamente dire: Novartis vuole utilizzare il suo sito in Turchia (15’000 lavoratrici e lavoratori) ancora di più per poter ricattare ancora di più benefici fiscali, dato che può minacciare di andarsene dalla Svizzera. Oppure il produttore di macchine da costruzione Ammann (già, l’impresa del primo negoziatore Schneider-Ammann e famiglia), che già oggi sul mercato turco è forte e vuole anche lui approfittare della ricostruzione delle metropoli curde rovinate alle bombe e minaccia in ogni momento le persone impiegate in Svizzera con delle misure di risparmio “dovute alla congiuntura”.

Prendere una posizione rivoluzionaria nei confronti dell’imperialismo svizzero non può che significare di minare la posizione contrattuale della Svizzera nei vertici tipo WEF

Vuole dire:

Niente retroterra tranquillo agli sfruttatori e a chi fa profitti con la guerra!

Sabotare il trattato di libero commercio con la Turchia!

Per una prospettiva rivoluzionaria!

*Centro di competenza della federazione per tutte le questioni base di politica economica, con l’obiettivo di procurare una crescita economica durevole. Ne crea le necessarie condizioni di base per l’ordine e la politica economica.


Dal corteo NoWEF a Berna

Circa 1000 persone sono scese in strada mercoledì 31 gennaio a Berna per protestare contro il WEF e il capitalismo. Nonostante la massiccia presenza di polizia e delle provocazioni di poliziotti in civile, la manifestazione si è potuta tenere e sciogliersi autonomamente dopo più di un’ora.
Dopo che la partecipazione di Trump al forum economico mondiale ha procurato furore e massima attenzione mediatica, oggi abbiamo potuto portare la nostra critica totale al WEF e al capitalismo nel suo insieme.

Il Forum economico mondiale vuole proporsi come piattaforma per trovare soluzioni costruttive ai problemi globali, quando rimane fondamentalmente un incontro per stabilire l’agenda neoliberale.
Davanti al pretesto di discutere di problematiche quali le migrazioni, l’oppressione delle donne, la crisi delle democrazie, piuttosto che il nazionalismo crescente, basta uno sguardo all’incontro per rendersi conto che i partecipanti sono proprio coloro che di queste problematiche sono i responsabili.

Mentre le persone vengono costrette a migrare per sfuggire all’espropriazione delle terre e alla devastazione ambientale, imprenditori, istituzioni e governi che in questo modo si arricchiscono siedono inseme a Davos. Aziende che producono armi e soluzioni tecniche guerrafondaie possono confrontarsi indisturbate con rappresentati governativi, mentre milioni di persone fuggono da guerre e disperazione. Focus del WEF non sono le persone ma i profitti e coloro che vi partecipano non sono i salvatori ma piuttosto i perpetuatori!

La critica al nazionalismo presente al Forum economico è ugualmente cinica. I ministri e capi di stato presenti al WEF sono esattamente coloro che conducono politiche che pongono il bene degli Stati Nazione sopra chiunque nella società. Nella speranza di tenere lontano le crisi si richiamano ad un’unità nazionale. Fintanto che l’economia non viene intaccata, vengono rafforzate le frontiere per le persone e il flusso transnazionale di soldi prosegue indisturbato. Molti dei partiti e movimenti populisti di destra hanno alle loro spalle parti importanti del capitale! Aizzano la gente contro i/le migranti e le persone che percepiscono aiuti statali, patrocinando gli interessi dell’economia capitalista.
Questi problemi non possono essere riparati da coloro che li producono. […]


Attacco con vernice al consolato francese.

Nella notte del 25 gennaio, è stato attaccato con della vernice il consolato francese a Zurigo. Un’azione rivendicata come parte della mobilitazione contro il Forum Economico Mondiale e contro le politiche di Macron, il quale “sulla scia dell’instabilità economica, politica e militare globale, ha rafforzato la sua posizione e quella della sua fazione capitalista, l’imperialismo francese.” . L’esclusione economica di una grande fetta delle masse, l’evidente mancanza di prospettive da parte dei due principali partiti, nonché numerosi scandali di corruzione, hanno permesso a Macron di vincere le elezioni nello scontro diretto con “i protofascisti” del Fronte Nazionale. Riuscendo a proporsi come forza rinnovatrice della nazione “ad oggi è chiara a quale rinnovazione punta l’ex banchiere: quella dello spumeggiante profitto”.

“La cosiddetta crisi del debito sovrano ormai divenuta da tempo cronica, il capitale tedesco che non cela il suo volersi atteggiare come dominante, la costante e sempre maggiore contraddizione tra i reciproci paesi accompagnata dalla messa in discussione dell’EU da parte di singole fazioni del capitale: in un’Unione Europea allo sfascio è riuscito a Macron, con l’aiuto della Brexit e l’incapacità della borghesia tedesca di trovare un accordo di governo, di riportare nuovamente la Francia in una posizione influente”.
“Infine questa instabilità a livello globale trova espressione anche nelle molte guerre (civili) generate da un imperialismo fuori controllo nel vicino-medio Oriente e in Africa. […] Sia come motore nella costituzione di un esercito dell’Unione Europea, sia come volontà di ricordare la sua tradizione militarista in quanto ex potenza coloniale, il capitale francese è nuovamente attivo nell’eterno litigarsi di nuove fette della torta.

Tutti questi sogni della borghesia francese e del suo nuovo prediletto Macron sono però solo una faccia della medaglia. L’altra faccia è la resistenza delle masse contro l’attacco frontale di Macron e i rapporti che vuole provare a preservare. In questa faccia ci sono i/le lavoratori/trici e gli/le studenti che nelle strade difendono le conquiste sindacali di classe, le migranti e i migranti che si organizzano nelle banlieue contro il razzismo e la violenza poliziesca, le donne che protestano contro il sessismo e l’arroganza del potere, così come tanti altri movimenti. In questa faccia vogliamo porci anche noi che vogliamo rompere, seppur per poco, questa tranquillità tanto preziosa al presidente francese, ai suoi colleghi di Stato e di capitale e al WEF
Zurigo, Davos, Parigi – Classe contro classe!
Per la solidarietà internazionale!
SMASH WEF!


Azione contro il World Web Forum a Zurigo

Il 18 e 19 gennaio si è tenuto a Zurigo la sesta edizione del World Web Forum. Al Motto “End of Nation” si sono incontrati a Oerlikon un gretto miscuglio di manager aziendali (del tipo Apple, Amazon, Alibaba, Google), Startups, Università (ad. es.: Berkeley, ETH) e Rockstars invecchiate (Bruce Dickinson agli Iron Maiden) per confrontarsi, una settimana prima del WEF a Davos, rispetto ai trends in atto in materia di digitalizzazione. Per ribadire come la loro digitalizzazione altro non è che una forma di innovazione dello sfruttamento allo scopo di aumentare i profitti, questa sera (17.1) abbiamo attaccato un grosso manifesto con diversi messaggi. Lotta di classe 4.0 invece che la vostra digitalizzazione. […]

Quando, come lo scorso anno un rappresentate del WEF (Philipp Rösler) o come quest’anno una grossa azienda come Amazon, tiene una conferenza rispetto al proprio servizio Cloud Anbieter Amazon Web Services, andando in questo modo ad intrecciare rapporti, non ci troviamo davanti a nuove forme digitali di benessere ma piuttosto, in tempi di profitti in calo, a nuove possibilità di sfruttamento. Queste producono nuove forme di lavoro, ma tanto quanto tutte le nuove tecnologie (ad es.: nel processo di produzione di Hardware) continua ad essere richiesto il classico meccanismo di sfruttamento dell’uomo e della natura.

Prendiamoci il futuro nelle nostre mani. Solidarizziamo con le lotte per il lavoro da Amazon e altre situazioni di resistenza contro i nuovi meccanismi di sfruttamento. Smash World Web Forum and the WEF! [..]
P.S.
http://www.revmob.ch/?p=893


Pneumatici in fiamme davanti al consolato statunitense

Oggi (22.01.2018) abbiamo attaccato con vernice e copertoni infiammati il consolato americano presso Zurigo-Seefeld, poco prima della visita di Trump al World Economic Forum. […]
L’aperta retorica guerrafondaia di Trump negli scorsi mesi ha fatto sobbalzare tante persone. Meno spaventosi sono comunque i cinguettii di minaccia via Twitter rispetto al potere politico e militare che permetterebbe loro anche di mettere in pratica azioni, nonché l’incalzante normalizzazione di conflitti militari e di interventi imperialisti […]. Sotto Trump è stato ulteriormente alzato il budget militare ed intensificata ovunque la guerra per mezzo di droni: ora unità possono intervenire in paesi terzi senza la necessità di ricevere il consenso da parte di questi, e la protezione dei civili è andata allentandosi.

Risultato di questa politica è il numero record di vittime civili nelle guerre affidate ai droni. Anche altrove i numeri sono in aumento: un generale statunitense ha recentemente dichiarato che vi sono militari schierati in 53 Stati africani, in un continente che di Stati ne conta 54.[…] Parte di questa logica militarista è la conseguente militarizzazione tanto verso l’esterno quanto verso l’interno, come ad esempio la costruzione del muro e l’impiego di droni per la sorveglianza interna al paese, fenomeno questo ben presente anche in Svizzera: anche qui la protezione delle frontiere è garantita con la sorveglianza attraverso l’impiego di droni. […]

Tanto il capitale si concentra attraverso i suoi attori a Davos, così si concentra anche ovunque nel mondo. Mentre i salari reali ristagnano da anni, aumenta la ricchezza nelle mani di pochi. Mentre i profitti si ingigantiscono, la natura viene devastata. Tutti i problemi che ne conseguono, la pressione dal basso nelle sue forme sia progressive che regressive, sono perfettamente noti all’interno del WEF. Mentre si discute da un punto di vista economico come massimizzare i profitti, alle persone e alla natura vengono offerte soluzioni tecnocratiche: dalla geoingegneria alla gestione delle migrazioni, passando per l’elogio del mondo del lavoro flessibile. A Davos per ogni problema viene data una soluzione “adeguata”.

Noi vogliamo però prenderci il futuro nelle nostre mani. Da anni la resistenza militante offre un importante contributo per una critica fondamentale al WEF e al capitalismo. Continuiamo questa tradizione.

Fonti:

https://barrikade.info/Brennende-Pneus-vor-US-Konsulat-747?lang=de

https://barrikade.info/Farbanschlag-gegen-Franzosisches-Konsulat-753?lang=de

https://barrikade.info/Aktion-gegen-das-World-Web-Forum-in-Zurich-737?lang=de

https://barrikade.info/Communique-zur-NoWEF-Demo-723?lang=de

https://barrikade.info/Pyrotechnischer-Angriff-auf-das-SECO-728?lang=de

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