6 Senza Frontiere

Fonte: YallahComo

Non è dato sapere chi fosse la persona che pochi giorni fa è morta folgorata sul tetto di un treno TILO, nascondendosi dai controlli delle guardie di confine nel tentativo di oltrepassare la frontiera italo-svizzera.

Il suo nome, la sua storia, i suoi sogni sono ridotti a quei pochi tratti che l’autopsia riconsegna ai trafiletti di giornale: uomo, africano, migrante. Quello che sappiamo con sempre maggiore chiarezza, invece, è che le istituzioni continuano a silenziare gli eventi che colpiscono chi si scontra con l’ingiustizia dei regimi confinari: che si muoia annegati nel Mediterraneo, investiti in una galleria di frontiera, nel deserto libico o quasi assiderati a Como, l’interesse di chi governa è scaricarsi dalla responsabilità di questi fatti, liquidandoli come incidenti o fatalità – o ancor peggio, come il risultato di scelte individuali incoscienti e avventate.

Al contrario, in questo clima generale di innalzamento di barriere, irrigidimento dei confini, ripristino dei CIE, istituzione di ulteriori e più spietati dispositivi di rastrellamento, deportazione e rimpatrio, i migranti non muoiono per errore. Da un lato abbiamo chi conduce una vera e propria guerra alle migrazioni, con la complicità di organizzazioni come la Croce Rossa e aziende come la Rampinini, dall’altro coloro che non si piegano alla realtà di povertà e sfruttamento a loro riservata e mettono a rischio la vita pur di affermare la propria libertà e autonomia.

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Non conoscevamo questa persona. Non sappiamo niente di lui. Non sappiamo nemmeno se i suoi cari sappiano quello che gli è successo. Non tutti si sentiranno coinvolti dall’evento, e comunque non tutti allo stesso modo.
Nonostante ciò, prima di tutte le analisi, si fanno largo in noi soprattutto molta rabbia e tristezza.

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