Negli ultimi anni una delle principali richieste e parole d’ordine avanzate dalle realtà antirazziste “democratiche”, umanitarie e religiose (partiti, sindacati, ONG, associazioni, chiese, cooperative sociali, gruppi per i diritti umani etc.) è stata quella dell’istituzione dei cosiddetti corridoi o canali umanitari, per permettere l’arrivo legale e in sicurezza delle persone migranti nei paesi occidentali.
Con il termine “corridoio umanitario” (dall’inglese humanitarian corridor) storicamente si intendeva “la fascia di territorio di un paese in guerra in cui le attività belliche vengono sospese per consentire il passaggio di convogli per il trasferimento dei profughi e per l’assistenza alle popolazioni”, un provvedimento temporaneo ed eccezionale applicato in tempo di guerra. Ora questa espressione viene estesa alla gestione di quella che i governanti dei paesi europei definiscono la crisi dell’immigrazione di massa. (more…)








