Lo Stato uccide, l’esempio di Lamine F.

Fonte: renversé.co

Questo testo è stato redatto sotto forma di discorso da una persona bianca del collettivo “Perce-frontière” (Buca-frontiere)

Al collettivo Perce-frontière preme innanzitutto porgere le più sincere condoglianze alla famiglia, agli/alle amici/che e ai/alle conoscenti di Lamine, il giovane uomo nero di 23 anni deceduto.

Se oggi siamo riunitx in strada è perchè la morte di questo giovane uomo nero è prevalentemente politica. Lamine ha infatti incontrato la morte mentre esercitava un diritto fondamentale, quello di poter circolare liberamente. Innanzitutto è stato vittima di un “racial profiling”1. Infatti mentre si trovava nei dintorni della stazione di Losanna è stato arrestato dalle guardie della violenza di Stato.

Quante persone bianche qui presenti sono regolarmente arrestate mentre svolgono le loro occupazioni quotidiane? Secondo me, nessuna. Questo non è un caso.

Il razzismo sistemico e sistematico dello Stato svizzero criminalizza le persone non bianche e la violenza non fa che aumentare per chi oltretutto ha uno statuto legale precario. Dai fermi di polizia alla detenzione passando per le espulsioni e troppo spesso la morte, lo Stato è colpevole di una politica criminale.

Lamine è morto in seguito a questo arresto e al trattenimento del fermo di polizia. Cosa è successo nella cella? Oggi siamo sicurx che Lamine è stato portato all’ospedale CHUV a seguito di un malessere, soffriva di epilessia e per questo era anche stato operato recentemente. Il personale medico ha rimandato Lamine in stato di fermo, rendendosi così complice del trattamento indegno che ha portato alla morte questo giovane. La parola di Lamine non è stata ascoltata, ancora una volta considerata come se non fosse legittima. Questo trattamento degradante e violento sono la causa del decesso di Lamine.

Ai giornali piace scrivere che non si sa perché Lamine è morto. È falso. Purtroppo si sa troppo bene: Lamine è morto perché era nero e possedeva uno statuto legale precario. Questa non è una sfortunata coincidenza che sarebbe potuta accadere a un giovane uomo bianco con il passaporto svizzero. La polizia uccide le persone vittime di discriminazione razziale, che sia tramite un proiettile (ricordiamoci di Hervé, ucciso da un poliziotto il 6 novembre 2016) o per mezzo delle sue pratiche razziste, favoreggiata da un intero sistema che nega l’umanità di persone in esilio e che poi di conseguenza le maltratta.

Lamine non è un giovane uomo morto misteriosamente nelle prigioni della polizia, lui è l’ennesimo uomo nero morto tra le mani della polizia.

Per far finire questi omicidi razzisti, non conteremo mai su una giustizia al servizio di questo sistema e ci mobiliteremo finché ce ne sarà bisogno.

Lamine resterà nelle memorie di quelle e quelli che l’hanno conosciuto ma ugualmente nelle memorie di tutti quelli e quelle che dopo oggi (e magari anche prima) non dimenticheranno più la violenza dello Stato svizzero. In ogni istante ricorderà ai bianchi e alle bianche l’importanza di organizzarsi e di lottare vicino a chi subisce direttamente la violenza del razzismo di Stato.

P.-S.

Il titolo si riferisce a una canzone del gruppo rap francese Assassin: l’Etat assassine.

1 Controllo d’identità mirato a tutte le persone razzizzate (“non bianche”).

Fonte: https://renverse.co/L-Etat-assassine-un-exemple-Lamine-F-1290

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