Ancora una persona morta nelle galere dello stato

Fonte: renversé.co

Il 24 ottobre un uomo di 23 anni muore nel centro di dentenzione della Blécherette a Losanna. Le cause della morte non sono ancora state stabilite, ma i media escludono già l’intervento di una terza persona. La polizia apre un’indagine, più per obbligo in queste circostanze che per fare chiarezza sui fatti. Dopo 3 giorni la polizia si rende conto che la persona arrestata non era in realtà quella che pensava. Si puó vedere come le indagini proseguano molto bene… in ogni caso per i/le detentori/trici del potere è già stato detto tutto. La polizia fa il suo lavoro, le prigioni funzionano normalmente e non bisogna perturbare le solide fondamenta del sistema penitenziario. Le ragioni di quest’ennesima morte in galera non ci interessano. Un giorno passato dentro è già un giorno di troppo, e bisogna considerare le carceri come quello che sono, il luogo dove si tenta di rompere gli/le individux recalcitranti, dove vengono isolatx, uccisx.

Quest’anno nella galere svizzere sono già morte diverse persone. Spesso per auto-mutilazione, il che dimostra il livello di disperazione dei/delle detenutx.

– In novembre del 2016 una donna di 61 anni mette fine ai suoi giorni nella prigione regionale di Thun.

– Il 7 dicembre 2016 nella prigione regionale di Berna è la volta di un uomo di 31 anni. Suicidio.

– In febbraio 2017, i secondini della prigione di Muttenz, vicino a Basilea, tirano fuori due corpi in un mese. Tutti e due suicidi.

– In giugno, nella prigione di Champ-Dollon a Ginevra, un uomo di 29 anni. Suicidio.

– In luglio, è nel carcere della Croisée vicino ad Orbe che un uomo si impicca nella propria cella.

– In settembre nel carcere di Bochuz, un detenuto si rifiuta di tornare in cella dopo l’ora d’aria, sale sul tetto della prigione e minaccia di uccidersi. Preso dagli agenti penitenziari, viene messo in cella di isolamento e la devasta il giorno stesso.

– Il 25 ottobre nel carcere preventivo della Farera (Lugano), in Ticino, un uomo di 61 anni viene trovato morto.

Questa lista fa male, e oltretutto sicuramente non è esaustiva. Mostra in modo crudo una continuità e che le recenti morti a Losanna e alla Farera non sono isolate. Non è normale. Che si tratti di un suicidio, di una malattia cardiaca o non si sa di cos’altro, non è banale. Le rivolte esistono anche nelle prigioni svizzere, e ci si ricorda dei gioiosi ammunitamenti a Champ-Dollon tra il 2011 ed il 2014. Ma in generale gli atti di insubordinazione all’interno non sono tutti cosí spettacolari ed i media non si affrettano di condividere queste informazioni. Si può trattare del rifiuto di ritornare nella propria cella per protestare contro le condizioni di detenzione, di lettere al direttore, della devastazione della propria cella, di un sequestro di guardie, o ancora di sommosse.

Ad ogni volta si tratta di grida di rabbia, di speranza e di sofferenza.

Ci ricordiamo anche di ciò che in seguito è diventato il “caso Skander Vogt”1 che aveva appena colpito le mura dell’istituzione carceraria. Le carogne politicanti di sinistra si commovevano, la stampa si preoccupava per la situazione carceraria, la giustizia e la polizia assicuravano che sarebbero state costruite delle nuove prigioni, piú moderne… ovviamente. Per il potere il problema veniva risolto in questo modo. E nel frattempo lista delle morti e delle rivolte nelle galere continuava ad allungarsi.

Le prigioni resteranno sempre il luogo dove si posteggiano le persone indesiderabili, dentro delle squallide gabbie di cemento freddo, prive di luce, di aria, separate dalle proprie amicizie e dalle proprie famiglie. Un luogo dove si può pestare impunemente, esercitare delle pressioni psicologiche su delle persone che si trovano spesso già in stato di fragilità, umiliare in tutta tranquillità.

Pur venendo abbellite con dei vocaboli moderni, ecologicamente sostenibili, di reinserimento, ultra high tech securizzate bla bla bla… le carceri continuano a distruggere e ad uccidere. Questi cambiamenti sono piú di ordine semantico che dei miglioramenti delle condizioni di vita all’interno. Servono a lavarsi la coscienza, a rassicurare il/la cittadinx onestx indignatx che nella situazione carceraria vede unicamente un problema di sovraffollamento. Ed evidentemente la costruzione di nuove galere attira una gran quantità di personaggi che vengono a farre profitti sulle spalle della miseria (imprese edili, agenzie interinali, banche ed architetti…).

Ahh, il potere delle parole, sempre utilizzato dai/dalle detentori/trici del dominio. Una prigione per delle persone che non hanno i documenti giusti si chiama “centro d’accoglienza per rifugiatx” e una guerra diventa un “intervento umanitario”.

Allo stesso modo oggigiorno ci vengono propinate delle illusioni sugli stabilimenti penitenziari insistendo sulla loro “umanità”. Ma rinchiudere in modo umano non esiste, lo scopo è di far cedere gli individui, moralmente e fisicamente. Di imporre alle persone povere, ai/alle potenziali ribelli e a tutte le persone indesiderabili una visione del mondo fondata sul dominio e i soldi. In questo la prigione segue la continuità delle altre istituzioni di sottomissione: il patriarcato, la scuola, la religione, la giustizia…

Fuori

Fuori dal carcere il controllo è onnipresente, anche se è più insidioso e meno opprimente. Gli sbirri dettano legge con ratrellamenti contro i/le poverx, manganellate e pestaggi. La giustizia assolve, condanna… dipende da chi è l’accusatx. A tuttx viene chiesto di essere il proprio impresario e di co-gestire la propria miseria. Di lavorare duro per raccogliere delle briciole. La sopravvivenza viene resa sempre più difficile e allo stesso tempo i ricchi si installano in nuovi quartieri lussuosi. La vita assomiglia ad un carcere a cielo aperto. Le stazioni ferroviarie e della metropolitana assomigliano sempre di più a dei check-point. Controllo razionale della metropoli con sbirri ovunque e sistemi di videosorveglianza intelligenti. L’architettura e l’urbanismo sono dei mezzi adottati per controllare il territorio e proteggere i ricchi. Dei ghetti per i ricchi, dei ghetti per i poveri. Attraversare una metropoli diventa una danza macabra.

Vogliono farci diventare degli esseri ubbidienti, conformi. Vogliono sottometterci alle regole e se ci rifiutiamo ci spediranno per anni a marcire in prigione, dove viene esercitato un controllo permanente sulla nostra vita. Fortunatamente ancora oggi degli individui non si rassegnano e attaccano quellx che sfruttano e opprimono. Nell’ultimo anno, le regioni di Basilea e Zurigo hanno conosciuto atti di rivolta sparsi e diffusi che hanno spezzato il giogo della normalità.

A Basilea, è in costruzione una nuova prigione. E chi si impegna con gioia nella costruzione dell’opera per rinchiudere le/gli “indesiderabili” non ne sta uscendo indenne2 Diversi veicoli di proprietà di Implenia, principale costruttore e una delle aziende leader nel settore edile in svizzera, sono andati in fiamme. Delle manifestazioni selvagge hanno avuto luogo in città o davanti alle carceri con dei fuochi di artificio in segno di solidarietà.

È sempre possibile attaccare il dominio, facciamolo senza pretese. Queste azioni non fermeranno il progetto, ma questo non è un motivo valido per rassegnarsi. Perché in ogni caso scaldano il cuore di coloro che sono fuori e che hanno dei conti in sospeso con il potere e il dominio e mostrano a coloro che stanno dentro una solidarietà pratica. Queste azioni mostrano che queste persone non sono sole e che una lotta contro la prigione e l’inferno carcerario è possibile. Contrariamente a quello che si sente dire ogni tanto, in svizzera non è più difficile che altrove. Mettiamoci all’opera col cuore! Impediamo alla polizia, alle carceri, alla giustizia di fare il proprio sporco lavoro tranquillamente.

È possibile creare dei legami tra l’interno e l’esterno. Di fare eco dall’esterno alle rivolte di chi è dentro, di sostenere, di creare dell’agitazione attorno alle condizioni di vita in ambito carcerario e per la distruzione di quest’ultimo. Le alte mura che il dominio erige tra di noi non sono indistruttibili. Siamo creativx, bisogna solo immaginarsi i mezzi. Dai volantinaggi davanti al carcere alle famiglie e agli/alle amici/che delle persone rinchiuse alla corrispondenza con i/le detenutx. Far passare un po’ d’erba per mezzo di un pacchetto lanciato oltre le mura. Le gioiose uscite infiammate notturne. La dinamite. Tutti i mezzi sono buoni finché c’è dell’amore per la libertà per tutti e tutte.

Costruiamo le possibilità della nostra evasione collettiva.

Fuoco alle prigioni!

Libertà per tutti e tutte!

Fonte: https://renverse.co/Encore-une-personne-morte-dans-les-geoles-de-l-etat-1270

Note:

1Nel 2010 Skander Vogt muore per asfissia nel carcere di alta sicurezza di Bochuz, ad Orbe, dopo aver incendiato il materasso nella sua cella. Dopo 12 anni passati dietro le sbarre, trasferito da carcere a carcere, di cui 5 passati in isolamento, il detenuto non si era ancora rassegnato. Continuava ancora ad insultare ed attaccare le guardie per protestare contro la prigionia, odio viscerale per l’uniforme. Arrivato in carcere per scontare une pena di pochi mesi, questa veniva prolungata per i continui scoppi di insubordinazione. Skander Vogt rifiutava il ricatto del reinserimento che vuole che i/le detenutx partecipino attivamente alla propria cattività, lavorando ad esempio per pochi franchi al giorno. Nel luglio del 2008 in segno di protesta contro il suo isolamento sale sul tetto della prigione, dopo oltre 30 ore di assedio viene preso dalle unità speciali della gendarmeria (DARD). Nella notte del 10 marzo incendia la sua cella in segno di protesta, le guardie lo lasciano solo nel fumo per due ore, prima di tirarlo fuori, morto. In seguito alla sua morte, otto delle guardie sono state assolte e solo una condannata a dei giorni di ammenda con la condizionale.

2Sul sito di contro-informazione barrikade.info sono stati pubblicati diversi comunicati di azioni dirette contro Implenia o altre imprese coinvolte nell’ampliamento del carcere di Basilea (Basslegut). Per le traduzioni in italiano vedi la sezione “azioni dirette” su frecciaspezzata Negli ultimi anni, si sono svolte delle manifestazioni davanti alle carceri a Zurigo, Basilea, Berna, Ginevra. A questo link una lista delle ditte coinvolte nella costruzione del carcere Basslegut: https://barrikade.info/Involvierte-Firmen-in-der-Basslergut-Erweiterung-167?lang=de

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