Ristrutturazione dell’asilo: quello che sappiamo sui centri federali


Fonte: renversé.co

Un testo sulla messa in piedi dei centri federali, molto importante per tenersi aggiornatx sulle trasformazioni delle pratiche dello Stato nei confronti delle persone che esclude, privandole del diritto di esistere espellendole dal suo territorio, e fonte di ispirazione per situare le nostre pratiche e le nostre azioni contro tutte le persone di cui lo stato è composto…

Questo testo è stato pubblicato sulla piattaforma di informazione di Vivre Ensemble, l’11.04.2017 da Aldo Birna (incaricato dell’informazione sul settore rifugiati del Centro protestante di Ginevra).

La ristrutturazione dell’asilo, accettata in votazione popolare nel giugno del 2016, si fonda su diversi elementi: volontà di accelerare il trattamento di circa 60% delle procedure (probabilmente per la maggior parte quelle che portano ad un’espulsione), concentramento di queste procedure nei centri federali (i/le richiendeti l’asilo non vengono più attribuitx ad un cantone), messa in piedi di una protezione giuridica gratuita di prima istanza (con numerose riserve rispetto alla sua reale efficacia). Ecco per quanto concerne la teoria.

Un piano settoriale Asilo per mettere in atto la ristrutturazione dell’asilo

In pratica, questa ristrutturazione dovrebbe entrare in vigore il primo gennaio 2019, secondo la data che la SEM (Segreteria di Stato alla Migrazione) annuncia a gran voce. Ma fino a lì, il cammino dell’amministrazione Sommaruga è ancora pieno di ostacoli. E quello minore non è certo di aprire tutti i centri destinati ad alloggiare i/le richiendeti l’asilo, che resteranno sotto controllo dell’autorità federale fino a 140 giorni (invece degli attuali 90 giorni). In effetti, l’aumento del tempo trascorso sotto il controllo federale implica il bisogno di un numero più alto di posti: si passerebbe dai 1.900 posti “federali” di oggi ai 5.000 del futuro, con delle riserve che vanno fino a 9.000 posti nel caso in cui il numero di nuove richieste d’asilo annuali superassero la cifra di riferimento stabilita dalla SEM di 24.000 richieste.

I/le responsabili della ristrutturazione si sono quindi impegnatx nel compito spinoso di trovare dei nuovi centri. Il punto della situazione appare nel Piano Settoriale Asilo (PSA), che è stato reso publico il 4 aprile 2017. Questo piano è sottomesso a consultazione. I cantoni ed i comuni hanno tempo fino al 4 luglio per dare il loro avviso, la popolazione fino al 5 maggio.

Dei nuovi punti su una cartina

Il PSA prevede tra 16 e 19 nuovi ubicazioni. I centri non sono ancora tutti definiti e sono ancora ad uno stadio di discussione più o meno avanzato (vedi riquadro sotto). Molti di questi centri si trovano su dei terreni usati al momento dall’esercito.

fonte: SEM, Piano Settoriale Asilo, p.17

L’appellazione “Centro di partenza” è scomparsa

Prima cosa da notare: fino ad oggi veniva fatta una distinzione tra i centri previsti per svolgere la procedura d’asilo e quelli per le fasi di attesa e di partenza (per alloggiare i/le richiedenti asilo in attesa di essere respintx ed espulsx). Nonostante questa distinzione appaia ancora nei dettagli della descrizione dei centri, essa è scomparsa dalla loro appellazione formale. È vero che, secondo la legge, tutte le tappe di procedura devono essere possibili in tutti i centri federali. Si può pensare che questo sia dovuto al fatto che la definizione di quello che è “un centro di partenza” non è mai stata molto chiara, oppure perché la SEM vuole riservarsi una certa fluidità nell’uso futuro degli edifici.

Si può anche fare l’ipotesi che l’appellazione “centro di partenza” sia stata abbandonata perché provocava maggiori reticenze da parte dei cantoni, dei comuni, e dei/delle cittadinx. In ogni caso, il PSA presenta ormai tre tipi di strutture:

– i centri federali per richiedenti asilo.

– i centri specifici (per richiedenti asilo dettx “recalcitranti”).

– le infrastrutture speciali destinate a tenere sotto controllo le fluttuazioni (ossia infrastrutture spesso militari utilizzate in caso di situazioni eccezionali).

Una ristrutturazione per il 2019, veramente?

Seconda cosa da notare: se la legge deve entrare in vigore il primo gennaio 2019, numerosi centri non saranno ancora aperti prima di date molto più avanzate (2022 per il centro del Grand-Saconnex ad esempio, 2025 per il centro di Moudon, ecc.). Come farà la SEM a mettere in piedi questa ristrutturazione senza disporre dei centri che ha sempre presentato come suoi elementi di base? A questo punto, tutto ciò rimane abbastanza misterioso…

Nessun dettaglio sulla vita nei centri

Terza cosa da notare: le strutture di cui si sta parlando sono previste per alloggiare delle persone appena arrivate in Svizzera, che nella maggior parte dei casi stanno fuggendo da un situazione tragica, attraverso un esilio doloroso. Ci sono delle vittime di guerra, di tratta di esseri umani, di traumi legati alle situazioni subite nei loro paesi di origine o sulla via dell’esilio. Alcune persone sono malate, ci sono moltx bambinx. Queste persone sono vulnerabili e hanno dei bisogni specifici di cui bisogna tenere conto nel modo in cui vengono alloggiate, dando accesso alle cure e ad un accompagnamento adeguato. Esse hanno bisogno di contatti sociali, di interazione con la popolazione locale. Invece, il Piano Settoriale Asilo non dice nulla sull’organizzazione di questi centri, sul modo in cui viene pensata la vita quotidiana. Al momento, si tratta soprattutto di puntini su una cartina e di numeri di letti.

Il Centro sociale protestante, assieme ad altre ONG, ha chiesto che per quanto riguarda i nuovi centri si svolgano delle riflessioni sui seguenti punti:

– accessibilità ai trasporti pubblici (per non portare all’isolamento dei/delle richiedenti asilo);

– accesso della società civile all’interno delle mura;

– messa a disposizione di alloggi appropriati per un soggiorno prolungato da 90 giorni (nella legge attuale) a 140 giorni.

– pianificazione di spazi adeguati per le famigli e i/le bambinx;

– pianificazione di spazi per attività diurne.

Il PSA non è certamente uno strumento per portare avanti queste riflessioni, ma in altre sedi vengono fatte?

Il PSA menziona solamente che i centri devono essere “situati in luoghi facilmente accessibili tutto l’anno, e in locali funzionali che offrano spazio a sufficienza”. Il documento si spinge appena un po’ più in là per il centro di Giffers (Guglera): “All’interno e nelle vicinanze degli edifici verranno allestiti degli spazi per dei programmi occupazionali, degli ateliers e dei corsi (…)”. Queste intenzioni sono lodevoli e la SEM deve proseguire su questa via, perché questi rari accenni paiono per ora totalmente insufficienti in relazione alla posta in gioco di cui si è parlato in precedenza.

Segnaliamo ancora a questo proposito che nel 2015 è stata fondata un’associazione Società civile nei centri federali d’asilo. Questa associazione vuole essere una piattaforma per recensire e incoraggiare le buone pratiche che favoriscono gli scambi tra persone richiedenti asilo e cittadinx.

Sicurezza: espansione delle pratiche criticate dalla Commissione federale contro il razzismo

Per quanto concerne la sicurezza, parlando dei centri federali per richiedenti l’asilo, il PSA precisa che “le entrate e le uscite dal centro sono controllate e le/i richichiedenti l’asilo devono annunciarsi sistematicamente alla portineria. Il regolamento del Dipartimento federale di giustizia e polizia (DFGP) e il regolamento interno definiscono le ore durante le quali i/le richiedenti l’asilo possono uscire dal centro. Durante la notte, devono rimanere al centro. Il servizio di sicurezza è presente 24 ore su 24.”

Ma queste pratiche, che ricalcano quelle dei centri di registrazione e di procedura attuali, sono state criticate apertamente da un documento pubblicato dalla Commissione federale contro il razzismo:

“[36] Nella dottrina, le regole di funzionamento applicate nei centri della Confederazione vengono sempre più sovente qualificate come sproporzionate. Non si può non essere d’accordo con questa critica. I coprifuochi durante un periodo prolungato (140 giorni) restringono considerevolmente tanto l’organizzazione della vita quotidiana quanto l’esercizio degli altri diritti fondamentali. I divieti di uscita in vigore a partire dalle 17.00 amputano sensibilmente le possibilità di scambio sociale, visto che i contatti sociali in Svizzera di solito avvengono dopo il lavoro. La possibilità di esercitare un’attività professionale dopo la scadenza del divieto di lavorare è anche considerevolmente limitata se i/le richiedenti l’asilo non possono lasciare il loro alloggio solo dopo le 9.00 in settimana e devono rientrare entro le 17.00. Il fatto che i centri di accoglienza siano spesso isolati rafforza ulteriormente queste restrizioni. Anche se i coprifuochi possono servire in principio a mantenere il buon funzionamento di un centro, lo stesso risultato può essere ottenuto con dei mezzi meno incisivi. Si tratta ad esempio dell’obbligo di annunciarsi uscendo e rientrando nel centro o di permessi generali di uscita che verrebbero ritirati solo a determinate condizioni, in particolare se la presenza nel centro è assolutamente necessaria (per esempio per portare avanti un’indagine che si svolge nel centro stesso).

[37] In fin dei conti, le regole adottate nell’ordinanza del DFGP relativa all’uso degli edifici della Confederazione nell’ambito dell’asilo (art. 18 OA 1) vanno al di là di ciò che è necessario a livello personale e temporale per il buon funzionamento dello stabilimento e l’applicazione delle procedure d’asilo effettive. Non sembrano quindi né necessarie, né accettabili.”

Il PSA nella Svizzera francese

Nella Svizzera francese il centro dove si svolgerà la procedura sarà quello di Perreux (Boudry), nel canton Neuchâtel: 480 letti per richiedenti l’asilo e 180 posti di lavoro per i/le funzionarx della SEM. Da notare che vicino a questo centro non c’è una fermata del treno, nonostante la linea ferroviaria gli passi di fianco, ma il PSA menziona una “qualità di accesso ai trasporti pubblici di livello D”, che l’amministrazione sembra considerare sufficiente. Da sottolineare che la locazione stipulata dalla SEM per Perreux scadrà nel 2028 e che si pensa già a diversi centri che potranno sostituirlo.

Come è già stato annunciato in altri documenti, il centro federale del Grand-Saconnex (Boîs-Brûlé) si situerà a ridosso della pista di atterraggio dell’aeroporto di Cointrin (Ginevra). Comprenderà 250 letti e 12 posti di lavoro. Apprendiamo infatti che visto che il canton Ginevra è situato vicino alla frontiera, bisognerà prevedere la registrazione di domande d’asilo. Ciononostante i 12 posti di lavoro previsti per questa mansione non sono nulla se paragonati ai 180 posti di lavoro del centro di Perreux, il che lascia presagire un numero molto basso di registrazioni a Ginevra. Il centro del Grand-Saconnex non viene più definito “centro di partenza”. Eppure per molto tempo è stato presentato come tale e mantiene senza dubbio la stessa funzione nei progetti della SEM, vista la sua vicinanza con i posti di detenzione amministrativa e l’aeroporto di Cointrin. Sullo stesso appezzamento di terreno, le autorità ginevrine progettano di costruire degli edifici per dei nuovi locali della polizia internazionale, per il centro di cooperazione poliziesca e doganale, e per 50 posti di detenzione amministrativa di corta durata prima del rinvio (in gergo “night stops”).

Per riassumere, il centro del Grand-Saconnex sarà esposto alle nocività sonore e all’inquinamento degli aerei ed è pensato per delle persone in attesa di espulsione, che saranno alloggiate vicino alle strutture della polizia e ad un centro di detenzione amministrativa. Una cosa è sicura, non sarà certo una buona vita per le/i richiedenti l’asilo. Se lo scopo fosse quello di incoraggiare le scomparse nella clandestinità, grosso punto critico corollario dell’accellerazione delle procedure, difficilmente si riuscirebbe a fare di meglio.

fonte: Fiche WCH-1 Grand-Saconnex

Il centro federale di Giffers (Guglera) è situato nel canton Friborgo. Se ne è già parlato molto ancora prima della sua apertura: resistenze della popolazione locale, sabotaggio dell’infrastruttura imputata a degli/delle attivistx di estrema sinistra. Questo centro avrà 300 posti, 50 posti di riserva in più in caso di situazione eccezionale. Un tempo veniva presentato come un “centro di partenza”. Il fatto che non venga più descritto in questo modo non significa che la SEM abbia cambiato avviso.

Nel canton Vaud, il centro federale di Vallorbe, attuale centro di registrazione e di procedura, è l’ultimo centro romando di cui non ci sono dubbi sulla sua utilizzazione. Dotato di 250 posti, sarà il terzo centro “con funzione di attesa e partenza”, fino a quando un altro centro non verrà designato altrove.

Nel canton Neuchâtel, il “centro specifico” delle Verrières e l’unico centro in Svizzera attualmente definito per accogliere quelli e quelle che la nuova legge chiama “i richiedenti l’asilo recalcitranti”. L’alloggio in un centro specifico deve (lo sottolineiamo) essere abbinato ad una assegnazione di residenza e ad un divieto di entrare in un determinata regione ai sensi dell’articolo 74 della Legge sugli stranieri. Questa restrizione di libertà per delle ragioni non penali era stata criticata duramente in occasione del referendum del 2013 contro le misure urgenti. Da notare che nel 2012 il problema dei “richiedenti l’asilo recalcitranti” era parsa urgente a tal punto che il Parlamento aveva deciso di votare l’urgenza, fatto totalmente eccezionale nella politica svizzera. Durante la campagna referendaria che era seguita, il Consigliere di Stato Pierre Maudet, ad esempio, dichiarava di aver bisogno di almeno 250 posti in questo tipo di struttura a Ginevra (vedi anche l’analisi “250 “récalcitrants” a Genève. Vraiment?”, pubblicato sul sito asile.ch).

Per finire, il primo centro è stato aperto oltre cinque anni dopo l’adozione dell’urgenza, per un totale di 60 posti per tutta la Svizzera. Prova ne è, come lo sostenevano al tempo i difensori del diritto all’asilo, che la situazione era stata totalmente esagerata. Ma anche con questa rivalutazione al ribasso, l’assegnazione di un centro specifico rimane altamente problematica da un punto di vista del diritto ed il centro delle Verrières necessiterà di una particolare attenzione, nonostante il suo isolamento geografico, che senza dubbio non è un casuale.

Gli altri centri nella Svizzera francese sono ad uno stadio meno avanzato nelle decisioni. È il caso del centro di Moudon, nel canton Vaud, che dovrebbe continuare ad essere usato dall’esercito “fino al 2022-2025”. Questo centro potrebbe sostituire il centro di Perreux come centro di procedura “dopo il 2028”. Il centro di Tourtemagne in Vallese, anch’esso ubicato su un sito militare, potrebbe svolgere il ruolo di terzo centro di partenza (dopo la chiusura del centro di Vallorbe?), o di centro di sostituzione dopo la chiusura del centro di Perreux, o di centro di riserva in caso di situazioni eccezionali. Il centro di Dailly, nel canton Vaud, anch’esso situato su un sito militare, potrebbe servire da terzo centro federale o da centro di riserva con una capacità di 250 posti di alloggio. Il centro di Martigny, nel canton Vallese, situato su un appezzamento attualmente usato dall’Amministrazione federale delle Dogane, potrebbe anch’esso diventare un terzo centro di partenza o una riserva strategica.

Altrove in Svizzera

In questo testo abbiamo parlato dei centri per la regione svizzera francese, il PSA tratta in modo dettagliato gli altri centri della Svizzera che al momento sono previsti. Non li tratteremo quì. Ma potete buttare un occhio alla situazione generale sulla cartina dei centri della SEM tenuta aggiornata dai/dalle difensorx del diritto all’asilo:

Il senso del dettaglio

Per finire, abbiamo visto più sopra come la SEM non sembra portare avanti nessuna riflessione sui centri come spazi di vita che si integrano nel tessuto sociale, come luoghi di scambio tra richiedenti l’asilo e cittadinx. Ma sarete senza dubbio felici di sapere che per il centro delle Verrières, il PSA precisa già da ora che “durante l’inverno, la pulizia della neve verrà assicurata dalla Confederazione”, mentre al centro di Perreux “verrà verificato per mezzo dei servizi cantonali che nessun pipistrello stia nidificando negli edifici in questione”. Per gli spazi di vita per le famiglie, i programmi occupazionali per gli adulti o ancora la scolarizzazione dei/delle bambinx, vedremo in seguito.

Aldo Brina, incaricato dell’informazione dull’asilo, Centre social protestant.

 

P.-S.

Date un’occhiata alla cartina dei centri della SEM e alle legende dettagliate…

 

Fonte: https://renverse.co/Restructuration-de-l-asile-ce-qu-on-sait-sur-les-centres-federaux-1136

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