Lugano, 17 marzo: presidio contro la guerra ad Afrin.

Riceviamo e diffondiamo:

Sabato 17 marzo, dalle 14.00, presidio per Afrin alla stazione FFS di Lugano.

Difendiamo Afrin!
Basta questo silenzio complice!
Basta bombardamenti e libera circolazione per aiuti solidali subito!!!

Nella notte tra il 14 e il 15 marzo 2018, l’esercito del dittatore turco Erdogan e le bande jihadiste sue alleate (al-Qaeda, al-Nusra e ciò che resta dell’ISIS) hanno iniziato a bombardare massicciamente la città di Afrin, nel nord della Siria, nel Rojava, assediata e completamente isolata da lunedì 12 marzo. Vi sono accerchiate 300000 persone costrette a bere acqua contaminata dopo la presa di controllo della diga e il bombardamento mirato degli acquedotti e delle stazioni di pompaggio, senza elettricità, senza latte per i bambini, senza generi di prima necessità, quasi senza cure dopo i bombardamenti ad ambulatori e all’ospedale ancora nelle ultime ore!

L’offensiva militare dell’esercito turco, iniziata il 20 gennaio 2018, con il nome quanto meno indegno e indignante di “Operazione Ramoscello d’Ulivo”, ha causato diverse centinaia di vittime. Molte tra la popolazione civile, soprattutto bambini/e e tanti/e rifugiati/e di altre zone che avevano trovato riparo in questa regione, altrettante tra le/i combattenti delle Unità di protezione popolare, YPJ E YPG, e gli /le internazionaliste/i europei. Questo nonostante la strenua resistenza delle Forze Siriane Democratiche le quali però dispongono di armi meno potenti e tecnologiche, e soprattutto non dispongono di aerei. Il popolo di Afrin (curdi, esiri, arabi, circassi, armeni, siriaci, internazionalisti) è oggetto di genocidio e pulizia etnica!

Il criminale Erdogan millanta di “combattere i terroristi”, ma noi non dimentichiamo che si tratta di coloro che nel 2015 hanno difeso Kobane, l’Europa e il mondo dai tagliagole stupratori dell’Isis, quando la loro avanzata sembrava inarrestabile ed estremamente violenta. Le/i combattenti delle Unità di protezione popolare, dopo aver
messo al sicuro la parte di popolazione più fragile, si sono guadagnate/i il rispetto del mondo intero combattendo di casa in casa! Lo stesso coraggio e determinazione che hanno dimostrato in tempi più recenti, scacciando l’ISIS dalle sue roccaforti siriane, compresa Raqqa, “la sua capitale”.

Noi non abbiamo ignorato l’importante progetto del confederalismo democratico! La Turchia di Erdogan infatti lancia la sua guerra ad Afrin, spingendosi ben oltre la storica ostilità dello stato turco nei confronti del popolo curdo. Questo scontro simboleggia le due opzioni che i popoli e le comunità del Medio Oriente affrontano oggi: da  una parte dittature militariste, patriarcali, fasciste, controllate da interessi e capitali imperialisti stranieri, e dall’altra la solidarietà tra comunità di liberi e uguali, autonome e autodeterminate. Il confederalismo democratico della Siria settentrionale, iniziato con la rivoluzione del Rojava nel 2012, propone un modello di soluzione unica per gran parte dei conflitti in Medio-Oriente (e nel mondo). Le frontiere, tracciate dalle potenze straniere un secolo fa, danno forma alle crisi nella regione. Ridisegnare la carta dei confini non risolverebbe la situazione. Il Confederalismo democratico continua tuttavia a lavorare per l’autodeterminazione egualitaria di uomini e donne di ogni  etnia e religione, nel rispetto ecologico del territorio. Questo modello, basato sul pluralismo etnico e culturale, esiste e resiste nel Rojava e nei suoi tre cantoni! In tale processo, le donne giocano un ruolo preponderante, vero cambiamento verso la libertà e la democrazia!

L’esercito turco, il secondo esercito più grande della NATO, ha attaccato il cantone di Afrin con almeno 70 raid aerei ogni giorno, elicotteri d’assalto, tank, mortai e armi chimiche nel pressoché totale silenzio complice della comunità internazionale. Alle nostre latitudini questa connivenza è dovuta soprattutto ad interessi politici legati alla questione del blocco dei profughi da parte della Turchia, il grande giro d’affari della vendita di armi e dei progetti idroelettrici. Il tutto sostenuto dall’etica servile della quasi totalità dei media locali.

C’è solo da vergognarsi e agire!!!
Un primo gesto concreto può essere quello di boicottare la Turchia, non andandoci in vacanza!
Nessuna complicità con il maledetto dittatore assassino Erdogan!!
Giù le mani dal Rojava e la sua proposta di giustizia, rispetto e pace!
Giù le mani dai suoi cantoni Afrin, Kobane e Jazira!
Basta accusare di terrorismo chi resiste, difende la popolazione e combatte i veri terroristi!!!!

Fonte: https://www.inventati.org/molino/presidio-urgente-x-afrin-domani-sabato-17-marzo-2018/

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