Facciamo affondare gli architetti della repressione nel loro stesso cemento

Fonte: renversé.co

Nel canton Ginevra è stata indetta la gara di appalto per la progettazione del centro federale per richiedenti d’asilo (CFA) del Grand-Saconnex, come pure per i nuovi locali della polizia internazionale (PI), per il centro di cooperazione poliziesca e doganale (CCPD), e per il centro di detenzione amministrativa e di deportazione del Bois-Brûlé.

Sulla scia dell’indurimento del regime migratorio in svizzera (in particolare delle procedure accellerate o “fast track”) e nel contesto generale di una corsa verso una maggior “efficacia” in seno a tutte le istituzioni responsabili della gestione, del controllo e della repressione, nella città di confine di Ginevra nei prossimi anni dovrebbero sorgere delle nuove strutture repressive.

Nel concreto, le autorità cantonali e federali, mano nella mano, prevedono di costruire due edifici (per un totale di 63 milioni di CHF):

– un centro federale per richiedenti d’asilo (CFA) con funzione di “attesa alla partenza” (250 posti), come previsto dalla SEM (Segreteria di Stato della Migrazione) nel piano di ristrutturazione dell’asilo (PSA);

– dei nuovi locali: 1) per la polizia internazionale (PI)1, 2) per il centro di cooperazione polizesca e doganale (CCPD); 3) per il centro di detenzione amministrativa e di rimpatrio del Bois-Brûlé, destinato alle persone illegalizzate e considerate come indesiderabili dallo Stato. Le autorità ginevrine considerano la nuova struttura prevista al Bois-Brûlé come “una prima in Svizzera perché attualmente nessuna struttura di alloggio è prevista per quello che concerne l’organizzazione del dispositivo specifico di rimpatrio integrato nell’immediata vicinanza di un aeroporto”. 2

A Ginevra, come spesso accade anche altrove, le prigioni destinate alle espulsioni (detenzione amministrativa) sono sovraffollate, i tempi di attesa interminabili, le condizioni di detenzioni infette… e spesso si verificano tentativi di evasione, che qualche volta per fortuna funzionano.

Nel nuovo progetto, le consegne sono chiare: degli edifici che fungono da recinto, delle vie di fuga che non danno sulla strada, una sola entrata sotto alta sorveglienza, vetri blindati, dei posteggi separati, delle zone invisibili, un’ottimizzazione dei flussi per assicurare delle procedure “cadenzate”, dei locali concepiti appositamente per le perquisizioni e le presa delle impronte, delle celle d’isolamento senza luce diurna, degli accessi diretti per la polizia, ecc.

È su un terreno confinante con la pista d’atterraggio, nel comune del Grand Saconnex, che le autorità vogliono realizzare questo grosso complesso di edifici, piazzato sotto alta sorveglianza. Un centro federale per trattare le procedure d’asilo in maniera accellerata, una prigione amministrativa prevista per delle attese di “corta durata” prima delle espulsioni, un concentramento dei servizi di polizia e doganali, il tutto costruito fianco a fianco e collegato tramite dei “vestiboli”… ed integrato al complesso dell’aeroporto. Come si può leggere nel cahiers des charges della gara d’appalto, si tratta di limitare le fughe, di schiacciare le resistenze, e di facilitare le messa in atto delle espulsioni; così, “i programmi dei due edifici sono strettamente legati alle attività dell’aeroporto”. L’infrastruttura prevista è coordinata, interconnessa, ad immagine della sua funzione sociale: le persone che non sono conformi alle norme, che non sono abbastanza sfruttabili, che non hanno i privilegi di essere ricche o di avere dei documenti validi, che si difendono o che si ribellano, vengono criminalizzate, concentrate in uno stesso luogo, imprigionate, ed infine espulse.

Fino all’inizio dei lavori, e fino a che queste prigioni possano materializzarsi nel cemento, resta un po’ di tempo… ma il termine del bando di architettura e di pianificazione dei lavori per la realizzazione del complesso scadrà tra non molto. Gli architetti e gli ingegneri hanno fino al 20 ottobre 2017, alle 12.00, per consegnare il loro sporco contributo agli organizzatori del concorso (lo stato di Ginevra), via posta.

Indirizzo degli organizzatori:

REPUBLIQUE ET CANTON DE GENEVE
Département des finances (DF)
Office des bâtiments Direction des constructions
Concours PI-CFA
Boulevard St. Georges 16
Case postale 22
1211 Genève 8

indirizzo della segreteria per la gara d’appalto:

MIDarchitecture Sàrl
“Police internationale et centre fédéral pour requérants d’asile/fonctions attente-départ”
27 rue Louis-Favre
1201 Genève
e-mail : pi-centrededepart@midarchitecture.ch

Sabotiamo la realizzazione di tutte queste immondizie, non devono poter essere realizzate. Per ora, possiamo già mandare le nostre proposte, sotto qualunque forma, il rumore, e l’odore dei nostri pacchi, ai responsabili di questi progetti, ai/alle progesttisti/ste e ai/alle pianificatori/trici della detenzione, della violenza statale, dell’esclusione, dello sfruttamento e delle deportazioni. Fino a che la loro bucalettere non si rompa! Fuoco alle carceri!

Fonte: https://renverse.co/Coulons-les-architectes-de-la-repression-dans-leur-propre-beton-1246

Note:

1 La polizia internazionale è composta da 320 collaboratori e raggruppa differenti unità presenti in diverse zone dell’aeroporto, come lo Stato Maggiore (EM), il Centro Amministrativo (ADM), il Centro operativo (COPSI), l’Unità gruppo diplomatico (DIPLO), il Distaccamento protezione ravvicinata (DPR), l’Unità di pattuglia diplomatica (PADI), gli Agenti di sicurezza pubblica (ASP).

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