Uno squat di migranti a Zurigo: “Lottate con me contro il sistema dei campi”

Dell’autorganizzazione dei/delle migranti e dei solidali in Svizzera avevamo già parlato in questo articolo. Ci sembra importante diffondere informazioni su un’altra esperienza di autorganizzazione, che nasce da una lotta, in corso da anni, contro l’essere costretti a vivere nei bunker sotterranei e in generale nei centri di accoglienza istituzionali, e il controllo dello Stato.
Mario Fehr, direttore del dipartimento di sicurezza, ha recentemente emanato una nuova regolamentazione restrittiva per i/le migranti che vivono a Zurigo. Da marzo i/le migranti devono dormire nei bunker sotterranei (costruiti decenni fa come rifugi anti-atomici) ogni sera, se vogliono ottenere il sussidio statale di 7/8 franchi. A Zurigo sono stati aperti 7 NUK (Notunterkünfte – rifugi di emergenza) a Adliswil, Embrach, Hinteregg, Kemptthal, Kloten, Urdorf and Uster.

Traduzione da Ajour-mag.

L’ingresso del bunker a Urdorf

In Svizzera, i/le migranti sono spesso isolati e alloggiati in vecchi e cadenti bunker in tutto il paese. Naturalmente, non c’è luce solare diretta e le persone sono sottoposte a continue vessazioni da parte delle autorità. Frida Frey ha parlato a uno dei tredici migranti illegalizzati che hanno deciso che per loro uscire e far parte della società è più importante che conformarsi a ciò che lo Stato dice loro di fare. Non vuole essere chiamato col suo vero nome, preferisce essere chiamato “con un termine semplice, come «migrante reso irregolare» o «attivista migrante»”. Nel marzo 2017, hanno deciso di trasferirsi in una casa disabitata nel centro di Zurigo, di proprietà del Credit Suisse Group AG.

Ciao, puoi dirmi qualcosa della casa?

La casa esiste da un mese ed è previsto un altro mese di vita. L’attuale proprietario è Credit Suisse, che vuole iniziare la costruzione di un nuovo edificio entro un mese. Si tratta di un palazzo di 4 piani, 9 appartamenti, 24 camere e un garage per 10 auto.

Come è nata l’occupazione?

Eravamo un gruppo di persone, migranti e alcuni solidali svizzeri che volevano sostenerci e ci hanno aiutato a comunicare con il proprietario. Nel corso del tempo i nostri amici svizzeri hanno dialogato con la proprietà, il resto di noi era veramente nel panico perché temevamo potesse accaderci qualcosa di spiacevole con gravi conseguenze per noi. Ma sorprendentemente, tutto è andato veramente bene e abbiamo fatto un accordo per poter rimanere per due mesi. Noi evitiamo solo di far troppo rumore, puliamo e paghiamo acqua e elettricità. È la terza casa che tentiamo di occupare, quindi siamo veramente felici che sia stato trovato un accordo.

Perché la casa verrà demolita?

Poiché è stata lasciata in stato di abbandono da molto tempo, ora c’è un appartamento ammuffito. Pertanto l’intera casa deve essere distrutta.

Chi vive nella casa?

Siamo migranti provenienti da diversi campi (ossia centri di accoglienza ndt), tutti senza documenti in regola. Abbiamo cercato di invitare altre persone in casa, ma la maggior parte di loro ha paura di perdere il poco che ha ricevuto nei campi. Fino a ora ci sono circa 13 persone.

Come è successo che il gruppo di persone che vive al momento nella casa ha occupato insieme l’immobile?

Per questo gruppo, occupare la casa è stata una reazione alla repressione nei campi. Le condizioni di vita nei campi sono disumane. Fa sì che la gente cerchi altri posti in cui vivere insieme. Avere un posto dove stare in compagnia è una cosa fondamentale per gli esseri umani. Vedendo le case vuote e abbandonate all’incuria di Zurigo, ci siamo detti “perché non vivere lì”? Perché non vivere lì invece che nei bunker, dove si vive come in prigione, dove non hai un posto per organizzarti e lottare per la nostra libertà? Meglio avere uno squat per un breve periodo e con una situazione incerta rispetto a vivere in un bunker. Meglio che essere sempre controllato dalla polizia e costretto a firmare il foglio di presenza ogni giorno. Meglio che sentirsi continuamente invitati dalla polizia a lasciare la Svizzera. Occupare una casa apre le porte al confronto con altre persone in quanto ti possono vedere, possono parlare con te; l’occupazione di una casa ti rende visibile.

Perché era importante per voi occupare da soli la casa?

Da una parte, è importante «firmare con il nome dei migranti» le case. Ci rende visibili, ci rende presenti. D’altra parte, è importante che le persone svizzere bianche e privilegiate ci sostengano. Persone che parlano bene tedesco, che possono parlare con la polizia e con il proprietario della casa. A volte penso di occupare una casa da solo.

Perché c’è una relazione tra il movimento squatter e i/le migranti?

Abbiamo un nemico comune, la repressione. Quindi perché non combattere insieme. In questo momento, la gente si rende conto del modo in cui vorremmo essere supportati. Ad esempio, molte persone vogliono sostenere i/le migranti con lezioni di lingua tedesca, portando cibo e indumenti. Tutto ciò è sicuramente importante, ma i/le migranti hanno bisogno di un posto dove vivere e organizzarsi. Questo è ciò di cui abbiamo bisogno. Ho avuto l’impressione che alcuni anarchici di Zurigo condividessero la nostra analisi sulla repressione in cui viviamo. Abbiamo trovato le basi della repressione proprio nell’organizzazione dei campi. Così portare le persone fuori dai campi diventa un obiettivo per combattere la repressione. Perché sai, l’obiettivo, come andare avanti e non essere più un “rifugiato”, è sempre nei nostri pensieri. È impossibile rimanere qui senza muoversi, senza darsi da fare.

Qual è l’obiettivo dell’occupazione?

La casa ci permette di avere un luogo dove organizzare la lotta, per costruire la società. Questo è importante. I/le migranti spesso cercano soluzioni rapide per sfuggire alla situazione. Questo è comprensibile. Ma per trovare una soluzione a lungo termine, devi lottare politicamente. Come puoi pensare a ciò che desideri nel clima di repressione tipico dei campi, affrontando ogni giorno sanzioni e punizioni?

Puoi raccontarmi un po’ della tua situazione?

Ho viaggiato attraverso molti paesi e ho rischiato la mia vita per trovare un posto dove vivere. Come musulmano ateo, sono venuto in questa terra con la prospettiva di vivere libero. Ma la Svizzera ha distrutto la mia libertà di movimento e ha cercato di distruggere la mia libertà di pensiero. Mi hanno arrestato ovunque sia stato, mi hanno messo in un bunker insieme a 80 altre persone, dove condividevo la mia camera da letto con altre 20. Dove devo firmare due volte al giorno per ottenere i miei 8 franchi per vivere. Dove dovrei vedere gli stessi volti della gente dell’ORS (L’ORS è una delle organizzazioni responsabili della «supervisione e organizzazione» dei centri di accoglienza) che ti ricorda ogni giorno che la polizia potrebbe venire in qualsiasi momento per buttarti fuori. Come può una società che parla di diritti umani isolare i/le migranti in questo modo togliendo tutta la dignità e il rispetto alle persone?

Cosa mi dici della tua libertà di pensiero?

Penso sempre alle condizioni in cui viviamo. Come posso riconquistare la mia libertà? La mia libertà nella società? Come ho detto, come ateo musulmano, sono venuto in questa terra, con la speranza di essere libero di pensare. Non mi fermeranno leggi razziste adottate dal Dipartimento della Sicurezza governato dal signor Mario Fehr. Per esempio, anche io rifiuto di dimostrare di essere ateo al SEM ( il Segretariato di Stato per la Migrazione) per ricevere un permesso o una carta d’identità che possono essermi tolti con la stessa facilità con cui mi vengono dati.

Ci parli della tua lotta?

Non ho alcun supporto al momento, solo questa casa occupata. E un cuore forte e coraggioso per continuare sulla mia strada lavorando per costruire il mio futuro. Se siete interessati a essere coinvolti in una vera lotta con i/le migranti, non servono i corsi di tedesco (e se dici che la lingua è la chiave io dico che la mia libertà di movimento è la chiave per me) o la giocoleria (mi spiace, scappiamo ogni giorno dalla polizia, quindi non c’è bisogno di altra attività fisica) …

Cosa rispondi alle persone che ti chiedono cosa possono fare per sostenerti?

Io rispondo: lottate con me contro il sistema dei campi. La mia preoccupazione è che ci sono ancora più di 800 rifugiati in diversi campi: Kemptthal, Uster, Kloten, Adliswil, Hinteregg e il mio merdoso bunker di Urdorf. Sono persone che odiano dover stare in quei campi, senza poter lavorare o uscire dall’area loro assegnata, ma non sanno cosa fare. Spero che qualcuno leggendo questo testo decida di andare a visitare quei campi. Sarebbe una grande cosa da fare! Rompere l’isolamento. Portare tutte le cose di cui non avete più bisogno per il nostro nuovo squat perché tutto può essere utile in una casa vuota. Vogliamo essere in grado di muoverci e abbiamo quindi bisogno di poter utilizzare mezzi di trasporto pubblico, auto, biciclette. Pensare al di là delle categorie burocratiche e concentrarsi sui bisogni reali delle persone. Diventare parte della lotta.

Il nostro amico è uno dei tanti migranti che hanno speranza per il futuro e vogliono costruire un mondo migliore. Ma la sua richiesta di residenza ha ricevuto finora un giudizio negativo da parte del SEM (Segretariato di Stato per la Migrazione). Credit Suisse ha permesso ai/alle migranti di rimanere nella casa fino a quando non cominceranno i lavori di ristrutturazione dell’immobile

Troverete lo squat in Klosbachstrasse 50, 8032, a Zurigo.

 

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