Resoconto della tre giorni contro le frontiere e i razzismi

Lugano, 24-25-26 novembre 2016

(le desinenze personali sono scritte in modo non convenzionale, riconoscendo l’esistenza di infiniti generi, in una prospettiva di decostruzione del linguaggio patriarcale)

La tre giorni è stata caratterizzata da una piccola mobilitazione e da due giorni di presentazioni e discussioni. I presupposti per l’organizzazione di queste giornate nascono dalla necessità di confronto e ricerca di nuovi spunti e idee che possano alimentare ulteriormente il percorso di lotta per la libertà di movimento delle persone, contro le frontiere e il sistema che le erige.

Pensiamo che questa lotta debba andare oltre il linguaggio dell’emergenza, poiché non si tratta di un problema temporaneo, ma di uno scenario futuro che si riproporrà con costanza. Essendo questo uno dei tanti aspetti caratterizzanti il sistema capitalista globale, riteniamo fondamentale riuscire a muoverci in un spettro d’azione e analisi più ampio.

Le frontiere, infatti, non sono solo la linea di confine che separa una nazione dall’altra, ma spaziano dallo sfruttamento della manodopera a basso costo dato dalla posizione di ricattabilità delle persone in movimento, al business delle aziende e delle associazioni/organizzazioni che speculano e lucrano sulla gestione dei flussi migratori. Organizzazioni come la Croce Rossa e la Caritas che dietro alla facciata dell’aiuto umanitario svolgono un ruolo funzionale a questo meccanismo politico di deumanizzazione e categorizzazione delle persone. Oppure le FFS (ferrovie federali svizzere) e l’agenzia di sicurezza Securitas che esercitano in maniera esplicita un potere coercitivo collaborando alle espulsioni/deportazioni. Fino ad arrivare agli interessi dell’industria bellica svizzera e delle multinazionali occidentali più in generale che continuano a fomentare questo disastro umanitario e a trarre grandi profitti; le prime vendendo armi ai vari regimi dittatoriali e le altre tramite la devastazione e il saccheggio delle terre e delle vite.

Senza dimenticare la sempre più marcata securizzazione e «militarizzazione» del territorio, l’aumento esponenziale di strumenti di controllo fisico e sociale e l’utilizzo del terrore mediatico e politico creatore di oscure minacce. Tutti aspetti sicuramente tangibili con quella che apparentemente potrebbe somigliare ad una lotta piuttosto parziale ed in alcuni casi assistenzialista, ma che in realtà non lo è affatto se affrontata con i dovuti preamboli e contenuti.

La tre giorni è iniziata con una mobilitazione partecipata da una cinquantina di persone. Dopo una breve passeggiata su Via Besso si è giuntx nei pressi della stazione Lugano, la cui compagnia (FFS) continua ad avere un ruolo centrale nella collaborazione con le deportazioni ed i controlli nei confronti delle persone migranti. Qui sono stati distribuiti e letti alcuni testi accompagnati da un sottofondo di rumori di guerra. Questi ultimi utilizzati con lo scopo di esprimere tutta la nostra avversità nei confronti della guerra, della distruzione e dei rumori di morte dei mitragliatori e delle bombe. Suoni che caratterizzano la quotidianità di migliaia di persone che, se non periscono all’interno dei conflitti stessi, sono costrette a lasciare le terre in cui sono nate.

La «modifica», tramite l’attacchinaggio di alcuni fogli di carta, di uno striscione che recita la scritta «Droga No Grazie» in «Razzismo No Grazie» ha portato a una gretta reazione d’indignazione da parte del Presidente dell’Associazione di Besso Pulita, sfociata in un primo tempo in condanna mediatica e in seguito in denuncia contro ignoti. E’ divertente, tanto quanto prevedibile e triste, constatare come quest’Associazione di quartiere che durante gli anni ha spesso cercato di distanziarsi goffamente da certe politiche populiste e xenofobe, in questo caso non si risparmi nel condannare un’azione antirazzista nella quale sono stati incollati/affissi dei fogli A4. Considerato il contesto di xenofobia generalizzata, di razzismo imperante e socialmente accettato da associazioni, partiti e media possiamo tranquillamente affermare che non ci aspettavamo altro.

Una presenza in strada l’abbiamo voluta anche per rompere l’apatia e l’artificialità che impregnano la quotidianità della grande Lugano città vetrina, un’azione che per un momento ha strappato qualche sorriso dai volti di chi, questa vita frenetica, lussuosa e superficiale, la ripudia e la combatte.

Venerdì la serata è stata dedicata alla presentazione di alcune realtà di compagnx attivx sul territorio svizzero nella lotta contro le frontiere e in solidarietà alle persone migranti. I vari interventi hanno permesso di condividere esperienze e pratiche diverse in relazione alle peculiarità territoriali-geografiche. Si è passati dalle occupazioni di edifici, alle mobilitazioni di strada, alla creazione di piattaforme di supporto legale, alla produzione di materiale informativo fino a giungere alle azioni rivolte contro quegli attori che sono parte integrante dell’attuale dispositivo di controllo e sfruttamento.

Durante l’iniziativa ogni realtà ha potuto esporre le proprie motivazioni/precisazioni su metodi e pratiche d’azione in base alle possibilità, alle forze, alla volontà e alle prospettive.

Sabato ci siamo soffermatx su quanto avvenuto durante l’estate 2016 al confine tra Como e Chiasso. Abbiamo ripercorso i passaggi e le mobilitazioni che hanno caratterizzato l’estate, per poi continuare con spunti di riflessione, momenti di confronto e discussioni su quelle che potrebbero essere le prospettive di lotta. Siamo ben consapevolx di non aver trovato delle soluzioni al problema delle frontiere o sul come rovesciare l’esistente, ma riteniamo che momenti di questo tipo siano indispensabili per accrescere le nostre conoscenze e dove possibile cercare quella complicità in grado di rafforzare ed arricchire il percorso intrapreso. Il periodo storico non è certamente dei più confortanti, l’occidente continua a bombardare, saccheggiare, distruggere in nome degli interessi economici e geo-strategici, in falso nome di operazioni umanitarie per la liberazione di popoli oppressi. Le frontiere della fortezza Europa sono tornate di gran moda e attraverso i muri e le barriere si continua a decidere sulla vita delle persone migranti e sulla natura di questo mondo.

Ma è attraverso incontri di questo tipo che si possono rafforzare la determinazione e la voglia di agire. Siamo solo agli albori di questa lotta ma le condizioni e gli scenari attuali piuttosto che scoraggiare, suggeriscono soltanto maggiore incisività e un più ampio raggio d’azione.

 

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