L’ avvento della catastrofe

Paura: emozione dominata dall’istinto, che ha come obiettivo la sopravvivenza del soggetto ad una suffragata situazione di pericolo. (cit. wikipedia.org)

Mentre i politici e i governanti del “libero” occidente “democratico” – svizzeri inclusi – ci ripetono ossessivamente che il “terrorismo non vincerà…” e che “il nostro diritto all’aperitivo e al match di football non si discutono…”, tutto intorno a noi sembra dire il contrario. Proclamazione di stati di emergenza e di eccezione diffusi e permanenti, forti limitazioni sul diritto di manifestare pubblicamente, potenziamento dei dispositivi securitari a ogni livello (dall’aumento di effettivi e dotazioni di polizia, esercito e armamenti, alle schedature di passeggeri e viaggiatori, dalla militarizzazione delle frontiere, alla proliferazione delle tecniche di videosorveglianza e delle disposizioni in materia di controllo delle telecomunicazioni), fino all’invocazione di leggi sulla detenzione preventiva e alle più infami campagne di isterismo xenofobo contro i migranti, o alla ormai sdoganata islamofobia crescente.

La Svizzera non è neutrale in tutto questo.

Viviamo in un paese che si imbroda con la retorica della cooperazione internazionale e le missioni umanitarie, mentre l’industria svizzera degli armamenti accumula enormi profitti con la vendita di armi a stati come Israele o l’Arabia Saudita, che in questo momento sta bombardando i civili inermi dello Yemen, con buona pace dei media e delle “coscienze del Bataclan”. Un paese che intrattiene forti relazioni commerciali e investimenti di capitali con la Turchia di Erdogan, che sta praticamente riproponendo con la popolazione curda il genocidio armeno che nessuno ha voluto vedere agli inizi del secolo scorso. Mentre altre imprese multinazionali estraggono ricchezze e profitti per la Svizzera “neutrale”, dal Niger o dal Congo, contribuendo violentemente alla devastazione di comunità e territori.

La Svizzera non è nemmeno innocente.

Pensiamoci bene. Mentre ci si affida sempre più passivamente alle peggiori ricette xenofobe e securitarie, rivendicando il sacrosanto diritto al consumo spensierato si impongono criteri morali di diritto all’emigrazione. Si stabiliscono quote, si citano flussi, si costruiscono muri e si si spara sulle popolazioni in fuga. Come se davvero potessero sussistere differenze o precedenze tra chi fugge le guerre e chi fugge le carestie o le devastazioni economiche, ambientali e sociali che lo stesso sistema capitalista e guerrafondaio produce in ogni luogo del pianeta.

Come se ci fosse una reale differenza tra chi annega fuggendo una guerra e chi fuggendo la miseria.

Il sistema neoliberista negli ultimi 25 anni ha creato i presupposti migliori per la catastrofe. Ha ampliato progressivamente gli scenari di guerra, destabilizzando intere aree del pianeta (in modo particolare il Medio Oriente), con la scusa del superamento del conflitto tra capitale e lavoro ha consegnato le nostre intere esistenze all’estrazione di profitto. Ha condotto il sistema ambientale al collasso e costringe milioni all’esilio.

Se è vero che siamo in pericolo dobbiamo ricominciare ad affrontare l’unica vera minaccia alle nostre esistenze: il sistema capitalista e la sua affermazione neolibersita. Le sue manifestazioni alienanti e compulsive, la sua violenza indiscriminata e la sua incontestabilità poliziesca. I suoi rappresentanti politici e suoi padroni. I suoi complici mediatici e suoi sostenitori morali.

Facciamola finita con le “guerre umanitarie” e con la pacificazione tra le classi.

Respingiamo nelle fogne il leghismo neofascista e ogni forma di razzismo strisciante.

Creiamo le basi per una solidarietà attiva e complice con le lotte migranti e con ogni forma di resistenza autonoma e anticapitalista, come ad esempio nel Rojawa o nel Chiapas Zapatista.

Che la paura cambi di campo.
Merry crisis and happy new fear!

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